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05Ottobre2015 Il Consiglio dei diritti umani approva la risoluzione sulla pena di morte presentata dalla Svizzera

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Comunicato stampa DFAE

A Ginevra il Consiglio dei diritti umani conclude la sua sessione autunnale durata tre settimane. La Svizzera ha proposto con successo una risoluzione in merito alla pena di morte, per la seconda volta dopo il 2014. L’obiettivo della risoluzione è concorrere all’abolizione della pena capitale in tutto il mondo a medio termine. Nel corso di queste tre settimane la Svizzera ha posto al centro del suo impegno anche la questione delle ripercussioni sui diritti umani generate dalla problematica della droga e la situazione in determinati Paesi, tra cui il Bahrein e lo Sri Lanka.

La Svizzera ha sfruttato l’attuale sessione autunnale del Consiglio dei diritti umani per insistere ulteriormente sull’abolizione mondiale della pena capitale, un obiettivo di medio termine della politica estera svizzera sui diritti umani. Assieme ad altri sette Paesi, ha presentato una risoluzione sul tema, che ieri è stata approvata con 26 voti favorevoli, 13 contrari e 8 astensioni. La Svizzera ritiene che l’applicazione della pena capitale sia inconciliabile con il diritto internazionale vigente e che comporti sempre violazioni dei diritti umani, sia per i condannati stessi che per le persone a loro vicine. La risoluzione è incentrata sul rapporto tra la condanna a morte e l’esecuzione della pena, da un lato, e il divieto di tortura e altre procedure violente, disumane e umilianti, dall’altro, con riferimento ad esempio alle condizioni vigenti nel braccio della morte o a metodi di esecuzione particolarmente problematici. Ieri si è anche deciso che nel marzo 2017 avrà luogo un dibattito di esperti all’interno del Consiglio dei diritti umani.

In questa sessione autunnale la Svizzera è stata inoltre tra i promotori di un dibattito di esperti in merito alle ripercussioni sui diritti umani generate dalla problematica della droga. Con il suo impegno concorre a far sì che durante la sessione straordinaria dell’Assemblea generale dell’ONU sulla problematica della droga (UNGASS), che si terrà nell’aprile 2016, gli aspetti relativi ai diritti umani siano sufficientemente considerati. Uno dei problemi esistenti sotto il profilo dei diritti umani è quello della condanna alla pena di morte e della sua esecuzione per reati legati agli stupefacenti. La problematica della droga deve inoltre essere affrontata prendendo in giusta considerazione il diritto alla salute e in particolare l’accesso a sostanze controllate, una priorità della Svizzera in vista della futura sessione straordinaria.

In questa sessione la Svizzera ha anche osservato da vicino le situazioni specifiche di singoli Paesi e partecipato attivamente ai relativi processi nel Consiglio dei diritti umani. In numerosi dibattiti e nelle trattative mirate a stipulare risoluzioni sulla situazione dei diritti umani nelle zone di conflitto, si è espressa inequivocabilmente a favore del rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. È stata data particolare attenzione anche alla richiesta di provvedimenti volti a garantire che le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario vengano portate davanti a un tribunale (ad esempio in Ucraina, nel conflitto del Vicino Oriente, nello Yemen, in Siria, nella Repubblica democratica del Congo e in Sudan). La Svizzera ha inoltre nuovamente coordinato una dichiarazione congiunta in merito alla situazione dei diritti umani in Bahrein, sostenuta da altri 33 Stati. Nella dichiarazione si riconoscono gli sforzi del Governo del Bahrein per migliorare la situazione dei diritti umani, ma vengono anche citate le violazioni tuttora esistenti. La dichiarazione esorta il Bahrein a introdurre ulteriori riforme, rispettare fedelmente i diritti umani e cooperare con i meccanismi internazionali dei diritti umani.

Il tanto atteso rapporto d’inchiesta dell’Alto Commissariato per i diritti umani sulle violazioni che si sono verificate nel 2009 in Sri Lanka, alla fine della guerra civile, conclude che vi siano buoni motivi per supporre che entrambe le parti in conflitto abbiano commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Le violazioni documentate nel rapporto imputate alle autorità statali sono particolarmente gravi. Durante la sessione la Svizzera, che è molto attiva in Sri Lanka, ha collaborato intensamente alle trattative sulla risoluzione relativa a questo Paese. Tale risoluzione loda i passi avanti fatti dal Governo e sottolinea la necessità di un meccanismo di partecipazione internazionale come pure di riforme nella legislazione nazionale per giungere a un’elaborazione del passato degna di credibilità. Sia lo Sri Lanka stesso che la Svizzera e numerosi altri Stati hanno sottoscritto per consenso la risoluzione adottata giovedì.

A fine ottobre 2015 la Svizzera si candiderà per un seggio in seno al Consiglio dei diritti umani per il periodo 2016-2018.

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