fbpx

14Ottobre2015 Tre israeliani uccisi, Netanyahu blinda il paese – @ilmanifesto

Condividi

di Chiara Cruciani – Il manifesto

14 ottobre – Palestina/Israele. Attacchi mortali ieri mattina a Gerusalemme, uccisi i palestinesi responsabili. Il premier manda l’esercito a circondare i quartieri est della città e punisce le famiglie degli aggressori

La mat­ti­nata di vio­lenze che ha insan­gui­nato Geru­sa­lemme getta ben­zina sul fuoco del con­flitto. Ieri, sull’onda degli attac­chi nella Città Santa, il pre­mier Neta­nyahu ha annun­ciato «misure aggres­sive»: eser­cito nei cen­tri città, quar­tieri pale­sti­nesi di Geru­sa­lemme Est cir­con­dati da forze di sicu­rezza, demo­li­zione delle case dei respon­sa­bili di attac­chi entro pochi giorni e ritiro del diritto alla resi­denza (i pale­sti­nesi di Geru­sa­lemme non sono con­si­de­rati cit­ta­dini israe­liani) alla fami­glia dell’aggressore. Misure, le ultime, vie­tate dal diritto inter­na­zio­nale per­ché forme di puni­zione col­let­tiva e subito messe in pra­tica: ordini di demo­li­zione sono stati spic­cati con­tro le case di cin­que pale­sti­nesi respon­sa­bili di attac­chi nei giorni scorsi.

Ma Neta­nyahu guarda oltre: il prezzo degli attac­chi non sarà pagato solo «dai ter­ro­ri­sti», ma anche dai com­plici, «chi li incita». Ovvero l’Anp. Il pre­mier punta sul pre­si­dente Abbas: «Basta dire bugie, basta isti­gare», ha tuo­nato pren­den­do­sela con una lea­der­ship debo­lis­sima, in silen­zio da giorni, lon­ta­nis­sima dalla base.

Fuori intanto è guerra: ieri due pale­sti­nesi, Bilal Gha­nen di 23 anni e Baha Elayyan di 22 sono entrati in un auto­bus israe­liano nel quar­tiere di Armon Hana­tziv a Geru­sa­lemme. Bran­dendo un col­tello e una pistola hanno ferito 10 israe­liani e ucciso un uomo di 60 anni e una donna di 45. L’intervento della poli­zia li ha fer­mati: sono morti sotto i colpi degli agenti. Poco prima un 50enne pale­sti­nese, Alaa Abu Jamal, ha inve­stito con l’auto il 60enne israe­liano Yesha­yahu Kir­sha­v­ski, ucci­den­dolo. Men­tre ten­tava la fuga è stato col­pito da una guar­dia pri­vata ed è morto. Nel pome­rig­gio un quarto pale­sti­nese è stato ucciso a Betlemme dall’esercito israe­liano: Moa­taz Zawahre, 27 anni, del campo pro­fu­ghi di Dhei­sheh è stato cen­trato al petto da una pallottola.

Neta­nyahu ha biso­gno di mostrare il pugno di ferro, pun­zec­chiato da ogni seg­gio della Knes­set e dai col­le­ghi di governo: il mini­stro della Pub­blica Sicu­rezza Erdan ha pro­po­sto la sem­pli­fi­ca­zione delle pro­ce­dure per poter otte­nere licenze di porto d’armi, così da mili­ta­riz­zare ulte­rior­mente i civili, men­tre la vice mini­stro degli Esteri Hoto­levy ha chie­sto il blocco dei fondi all’Anp, col­pe­vole – secondo Tel Aviv – di aver ordito gli attac­chi tanto da «aver perso il diritto di esistere».

Non tac­ciono le oppo­si­zioni: il lea­der labu­ri­sta Her­zog ha sug­ge­rito «un’aggressiva guerra mili­tare, la chiu­sura del Monte del Tem­pio [la Spia­nata] e dei quar­tieri pale­sti­nesi di Geru­sa­lemme»; e l’ex mini­stro degli Esteri Lie­ber­man ha pro­po­sto la rein­tro­du­zione del governo mili­tare nel Trian­golo (zona abi­tata per lo più da pale­sti­nesi israe­liani) e nella Città Santa, come fu nel decen­nio suc­ces­sivo al 1948.

Non sono man­cati scon­tri in Cisgior­da­nia e a Gaza: pro­te­ste a Betlemme, Qalan­diya e nella Stri­scia dove 200 mani­fe­stanti hanno mar­ciato verso il valico di Erez. I sol­dati hanno aperto il fuoco feren­done 5. Nelle stesse ore 20mila pale­sti­nesi scen­de­vano in piazza a Sakh­nin, città araba in Israele, a difesa di al-Aqsa e Gerusalemme.

A pre­oc­cu­pare è anche la rea­zione della base israe­liana, preda di una para­noia esplo­siva. Ieri si sono ripe­tute aggres­sioni con­tro pale­sti­nesi, da Haifa a Tel Aviv, con gruppi di israe­liani che con­vinti di aver di fronte poten­ziali aggres­sori hanno pic­chiato per primi. Ieri a Kiryat Ata un israe­liano ebreo è stato ferito in un accol­tel­la­mento per­pe­trato da un altro israe­liano, con­vinto che la sua vit­tima fosse un pale­sti­nese. Una cac­cia alle stre­ghe giu­sti­fi­cata dalla paura che il governo ha col­ti­vato. Si gira armati pronti a farsi “giu­sti­zia” pre­ven­tiva: aggres­sioni nei vil­laggi pale­sti­nesi in Cisgior­da­nia e ten­ta­tivi di lin­ciag­gio in Israele.

Un’atmosfera che ha spinto gruppi pale­sti­nesi a pub­bli­care vade­me­cum per evi­tare di essere aggre­diti: non met­tete le mani in tasca, fer­ma­tevi subito se ordi­nato da agenti, non indos­sate giacche.

Nel silen­zio assor­dante della poli­tica, il popolo pale­sti­nese è solo, inca­pace di fron­teg­giare la dispe­ra­zione di chi si fa ammaz­zare pur di com­piere un accol­tel­la­mento. E se la Cisgior­da­nia rea­gi­sce come fa da anni, con lan­cio di pie­tre e mani­fe­sta­zioni, è nella Città Santa che avven­gono gli attac­chi indi­vi­duali, a Tel Aviv: una mol­ti­tu­dine di per­sone senza iden­tità, mai trat­tate come israe­liane e ormai dimen­ti­cate dalla lea­der­ship palestinese.

 

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti