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20Ottobre2015 Discriminazioni e lavoro di cura: il caso “aiutanti familiari”

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—-> Scarica la ricerca realizzata nell’ambito del progetto “Agir contre les écarts de salaires Femmes/Hommes (GPG)”. Il 22 ottobre presso la Casa Internazionale delle Donne sono stati presentati i risultati.

Il progetto “Agir contre les écarts de salaires Femmes/Hommes (GPG)” cofinanziato dall’Unione Europea – DG Justice, prende in considerazione il caso delle (e degli) “aiutanti familiari”. E’ promosso da LDH- Ligues des Droits de l’Homme e ha come partner IRES Institut de Recherches Economiques et Sociales, MACIF Mutualité e CGT Rhône Alpes per la Francia; il resto della transanzionalità è costituito da: Austria (Ligue Autrichienne pour les Droits de l’Homme) e Lussemburgo (Ligue des droits de l’Homme), oltre all’Italia rappresentata da ARCS – Arci Cultura e sviluppo.

L’iniziativa guarda al tema “aiutanti familiari” a partire dai risultati di un precedente lavoro, promosso dagli stessi soggetti (LDH, Macif e altri partner europei), che aveva messo in luce la difficoltà di conciliare i compiti richiesti dalla cura di un familiare con l’impegno del lavoro salariato/dipendente, e quanto le attività svolte nella sfera privata finiscono per avere un forte impatto nella vita professionale, dove si crea una penalizzazione in termini di salario e di percorso di carriera. Già il precedente progetto aveva evidenziato che il gender pay gap (GPG) dovuto al ruolo di “aiutante” non è documentato, nonostante i casi studiati ne mostrassero la realtà e al tempo stesso sottolineassero il ruolo fondamentale di questa figura in una società in progressivo invecchiamento, dove il problema della dipendenza è poco e male preso in considerazione.

D’altro canto anche partendo dall’obiettivo di realizzare l’eguaglianza di salari tra uomini e donne e di voler agire sulle cause del GPG – nell’Unione Europea le donne in media guadagnano circa il 16% in meno degli uomini – è necessario conoscere l’impatto che ha sul salario il ruolo di “aiutante” nei paesi europei. Tale impatto è collegato essenzialmente alle politiche di sostegno al lavoro di cura. Partendo da queste premesse, si evidenzia la necessità di raccogliere dati e fare comparazioni tra la situazione delle donne “aiutanti” nei diversi paesi e nei diversi contesti aziendali, guardando al tempo stesso alle normative relative al diritto del lavoro, nonché alla sua applicazione (comprendendo anche le politiche di conciliazione), senza trascurare gli interventi che i diversi paesi attuano per prendere in carico le situazioni di dipendenza e disabilità.

Il Progetto, oltre alla raccolta delle interviste in Italia, Francia, Lussemburgo, Austria, fa un’analisi di buone pratiche volte a conciliare il ruolo di aiutante con la vita professionale con lo scopo di individuare raccomandazioni da rivolgere a imprese e istituzioni per nuove politiche pubbliche ad hoc. Un insieme di attività accompagnate da campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai diversi soggetti, comprese le aziende e le istituzioni, con lo scopo di lottare contro le discriminazioni dirette e indirette, in primis salariali, che colpiscono le donne “aiutanti informali” (ma una condizione simile si verifica per gli uomini quando lo siano a loro volta).

E’ in questo quadro che Arcs e LeNove hanno svolto una ricerca sul campo con metodologia qualitativa, raccogliendo testimonianze di donne e di uomini sul tema, impegnati sia in un’attività professionale sia nel lavoro di cura rivolto ad un figlio, un genitore, un parente disabile. I risultati di questa indagine sono oggetto di una breve pubblicazione che sono stati presentati il 22 ottobre presso la Casa Internazionale delle Donne.

Si è scelto di dar vita a questa pubblicazione, quale valore aggiunto del progetto transnazionale, poiché nel quadro ricco e variegato che caratterizza l’Italia sulle tematiche della “conciliazione” (work life balance in un linguaggio internazionale), non viene invece pressoché mai focalizzata l’attenzione sulla tematica del lavoro svolto da quella figura di “aiutante informale/familiare”, in (grande) prevalenza femminile, che ha ricevuto e riceve un’attenzione specifica in altri paesi europei e non solo.

Il progetto “Agir contre les écarts de salaires Femmes/Hommes (GPG) : prendre en compte le cas des aidantes informelles”, rappresenta dunque lo stimolo per arricchire e ampliare il quadro delle tematiche afferenti alla “conciliazione” in Italia, proponendo di inserire una figura sino ad ora focalizzata solo o comunque essenzialmente tramite la legge 104 del 1992: figura (e relativa normativa) che assai raramente è stata messa in relazione con il quadro concettuale e con le pratiche attinenti, da un lato, alla conciliazione e, dall’altro, alle discriminazioni nei luoghi di lavoro e tra queste in particolare i differenziali salariali. È d’altro canto questo un aspetto di quelle discriminazioni nascoste che continuano a sussistere nonostante le numerose e, dal punto di vista formale, inappuntabili leggi paritarie che governano i paesi europei.

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