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02Novembre2015 I corridoi umanitari per i profughi sono la via del buonsenso per evitare le stragi in mare – @apg23_org

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Comunicato stampa Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Garantiscono la salvezza di persone che comunque verrebbero in Europa e ne hanno il diritto. Il monito viene dalle associazioni italiane ed internazionali di cooperazione allo sviluppo riunite a Rimini per il convegno “Il coraggio di essere umani”

Johan Ketelers, responsabile generale della commissione cattolica internazionale per le migrazioni all’Onu, Gianfranco Cattai di Focsiv e Francesco Petrelli del network delle ong per lo sviluppo e l’emergenza Concord, Silvia Stilli, portavoce dell’associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale e tutte le realtà riunite a Rimini hanno aderito alla proposta lanciata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dalla Comunità di Sant’Egidio perché l’apertura di corridoi umanitari da aree di guerra diventi una prassi del governo italiano e venga “esportata” anche in Europa.

Già due canali umanitari saranno attivati nei prossimi mesi dai campi profughi siriani in Libano e dal Marocco, grazie anche al contributo economico della Chiesa Valdese.

La notizia è stata lanciata in occasione del convegno: due giorni di riflessioni ma soprattutto di testimonianze concrete, per provare a raccontare i migranti non come numeri e massa di gente che “assale” le frontiere d’Europa, ma come volti, sguardi, vissuti.

«Sono storie uniche di persone che hanno la stessa dignità e diritti delle nostre famiglie, dei nostri bambini», ha detto Giovanni Ramonda, Responsabile Generale della Comunità.

A Rimini è stato presentato anche un documentario realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: un viaggio sulle rotte dei profughi, quella balcanica e quella africana.

Oltre ai corridoi umanitari le altre proposte della Comunità Papa Giovanni XXIII – illustrate da Ramonda – sono state la revisione del trattato di Dublino per togliere la clausola della richiesta di asilo al primo accesso, l’istituzione del ministero della pace, la richiesta che l’Italia si faccia portavoce di una iniziativa diplomatica forte. «Il nostro paese – ha concluso Ramonda – deve mettere ad uno stesso tavolo tutte le parti coinvolte, per una soluzione della guerra in Siria, che deve essere fermata».
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