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14Dicembre2015 Foto e racconti da Calais

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di Sara Prestianni

Calais é dall’inizio degli anni 2000 uno dei principali punti delle rotte migratorie dalla Francia verso l’Inghilterra che – avvalendosi della sua non appartenenza allo spazio Schengen – ha eretto muri e controlli per evitare l’accesso dei migranti sul suo territorio : sistemi di detettori di H2O, del battito del cuore nei camion, cani, scanner, controlli inglese in territorio francese. Essendo quasi impossibile permeare nel porto, il tentativo di passaggio della frontiera si fa sempre nelle stazioni di servizio o nelle file che si formano per l’accesso ai ferry, dove i migranti cercano di nascondersi nei camion che vanno in Inghilterra. La media dei migranti presenti a Calais é rimasta costante negli anni, attorno ai 2000, con un fenomeno sempre più crescente di dispersione lungo il litorale, nelle jungle di Dunkerque, NorrentFont, Saint Omer. Il numero é esploso da settembre ad oggi fino ad arrivare a quasi 8000 a Calais e 2000 a Dunkerque.
La politica del sindaco di destra di Calais é stata quella di sgomberare tutte le occupazioni per rilegarli dalla primaversa scorsa nella zona industriale, dove si é formata a poco a poco la jungle, trasformatasi rapidamente in una estesissima bidonville con centinaia di tende e capanne, habitat precari, negozie, chiese e moschee. Afgani, Kurdi, Siriani, Iracheni, Sudanesi, Eritrei, Pakistani, Biduns (apatridi del Kuwait), Iraniani. La maggior parte sono passati dalla frontiera greco turca. Si sono fermati in Germania e, avendo visto il sistema di accoglienza al collasso,o per legami familiari, di tentare di andare in Inghilterra. Altri sono passati dalla Sicilia e dopo qualche mese o giorno sono risaliti in Francia. Attorno al ponte all’ingresso della bidonville – che si estende per centinaia di metri su un terreno sabbioso disseminato di migliaia di tende e capanne – hanno costruito un muro di filo spinato per evitare che i migranti tentino di entrare nei camion che transitano per l”autostrada che sovrasta il campo. Decine di poliziotti stanno a sentinella, di giorno e di notte, nella zona di autostrada adiacente al campo.
Il Governo Francese tenta in ogni modo la dispersione dei migranti , per farne diminuire il numero. Un centinaio sono stati arrestati e trasferiti nei nei vari centri di detenzione del paese per poi essere liberati dopo 5 giorni, altri sono stati convinti ad andare in centri provvisori di accoglienza nell’entroterra francese, dove possono restare non più di un mese.
La città é militarizzata. Alla stazione la polizia con il personale della SNCF cerca di impedire ai migranti di salire sui treni, facendo dei controlli di identità all’ingresso dei binari.
Se c’é una forma di protezione all’interno della bidonville, la notte, i poliziotti che pattugliano i porti e le aeree di servizio non esitano a far ricorso alla violenza per scacciare i migranti.

Il progetto futuro del Governo Francese é quello di costruire 1500 posti in prefabbricati dormitoi per uomini – entro fine gennaio – in una parte laterale della bidonville i, e 400 per donne già esistenti. Al centro i migranti potranno accedere solo se accettano di registrarsi. A marzo sembra proprio che il Governo conti di sgomberare tutto cio che c’é attorno al campo ufficiale, distruggendo la jungle. Unico, seppur precario ed insalubre, luogo di vita per più di 5000 migranti che rischierebbero l’evacuazione forzosa.

La situazione é ancora più tragica nella Jungle di Gran Synthe, nella periferia di Dunkerque. Tra gli alberi, immersi dal fango, vivono più di 2000 uomini, donne e bambini. Tantissime le famiglie anche con bimbi piccoli. Anche qui il numero dei presenti é aumentato in pochissimo tempo, da 500 a 2000 in due mesi. Sono principalmente Iracheni, Siriani ed Afgani. La jungle si é creata attorno ad un area servizio dell’autostrada che passa li accanto, dove si fermano i camion prima di imbarcarsi per l’Inghilterra.

Riuscire ad arrivare in Inghilterra diventa sempre più difficile. Impossibile se non ci si puo permettere di pagare un « passeur ». La permanenza nelle jungles della regione di Calais si prolunga spesso per mesi. Alcuni disfatti da mesi di tentativi – in un erranza forzosa da anni – si fermano nella jungle per anni. Fino alla prossima evacuazione e distruzione del loro, seppur precario, luogo di rifugio in una logica perversa di distruzione nello scopo dell’invisibilizzazione.

Reportage foto Dunkerque/jungle di Gran Sytnhe → https://www.flickr.com/photos/saraprestianni/albums/72157662229459851

Reportage foto Calais/ bidonville → https://www.flickr.com/photos/saraprestianni/albums/72157662379114555

 

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