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04Marzo2016 Basta mercanteggiare sulle vite umane!

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La Turchia non è un paese sicuroLa migrazione non è una minaccia

Negli ultimi mesi, l’Unione Europea ha dispiegato tutti gli sforzi possibili, inclusi mezzi militari, per mettere in sicurezza i suoi confini contro quella che viene continuamente ed erroneamente presentata come una minaccia alla sicurezza interna. Chiudendo gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani in Turchia e ai propri obblighi internazionali verso i migranti e i rifugiati, la Unione Europea e i suoi stati membri stanno direttamente e oltraggiosamente mettendo a rischio milioni di vite umane.

Il 7 marzo 2016, i capi di stato e di governo della Unione Europea incontreranno a Bruxelles rappresentanti dello stato turco, a seguito di un incontro ad Ankara con il Primo Ministro turco, il Presidente della Turchia, rappresentanti della Nato e di Frontex che si terrà oggi 4 marzo. Da ottobre 2015, la Commissione Europea e i suoi stati membri hanno rivelato il loro “piano di cooperazione UE-Turchia sulla migrazione” finalizzato ad “arginare i flussi migratori” come asserito chiaramente dallo stesso presidente del Consiglio Europeo.

Sono state prese diverse misure per realizzare questo piano, incluse le pressioni per inserire la Turchia nella lista di “paese di origine sicuro”, per la ri-negoziazione del tristemente famoso accordo di riammissione EU-Turchia che consente di rispedire in Turchia i migranti di altra nazionalità, e il dispiegamento di mezzi di difesa civili e militari contro i migranti e i rifugiati (Frontex e operazione Nato). Nello stesso tempo, gli stati membri non hanno rispettato neppure i molto limitati obiettivi di redistribuzione e ricollocazione che pure avevano concordato.

In cambio, le autorità turche non hanno avuto scrupoli nel condizionare la loro cooperazione alla concessione di un fondo di tre miliardi di euro, uno “sporco accordo” denunciato fortemente dalle organizzazioni dei diritti umani. Questa cooperazione non è solo moralmente sbagliata, è anche illegale. Allontanando con ogni mezzo le persone dal proprio territorio, l’Unione Europea contravviene il diritto di lasciare qualsiasi paese e il diritto di cercare asilo, violando i suoi obblighi internazionali derivanti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione di Ginevra. Potenzialmente, espone le persone alla discriminazione se non alla violenza in Turchia, dove la situazione dei diritti umani non è mai stata così cattiva.

Riconoscere l’importante contributo della Turchia al sostegno umanitario per i rifugiati della Siria negli ultimi anni non dovrebbe oscurare gli sviluppi molto preoccupanti dei diritti umani nel paese negli ultimi mesi.

Tali sviluppi includono la crescente insicurezza per i rifugiati siriani in Turchia: almeno tre attivisti siriani che avevano documentato le violazioni di diritti umani da parte del Daesh sono stati uccisi, e un giornalista siriano è stato arrestato e tenuto in isolamento per tre giorni a febbraio. La chiusura del confine siriano e l’imposizione di visti da gennaio 2016 per i siriani che cercano di entrare in Turchia con voli aerei ha drammaticamente aumentato la vulnerabilità dei rifugiati lasciati bloccati in un paese devastato dalla guerra. La riunificazione familiare, così come la libertà di associazione, di riunione e di movimento dei rifugiati siriani in Turchia è ristretta dalla imposizione di specifici permessi per i viaggi interni (via aerea e via terra).

A livello interno, il paese sta costantemente allontanandosi dalla legalità e dalla governance democratica. Nelle regioni del sud est, mentre il conflitto che oppone il governo turco al PKK vive una nuova escalation, le autorità hanno imposto 58 coprifuoco totali da Agosto 2015 in 19 distretti di 7 città (coinvolgendo circa 1.4 milioni di persone), e alcuni di essi durano ininterrottamente da mesi, configurandosi come punizione collettiva. Gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza come uccisioni extra-giudiziari, tortura e violazione della neutralità del personale medico e degli ospedali, sono stati documentati da organizzazioni dei diritti umani. In parallelo, le autorità hanno represso più severamente ogni espressione di critica e di dissenso, incarcerando giornalisti, oppositori politici e difensori dei diritti umani. La feroce repressione di accademici che hanno firmato un appello per la pace è l’ultimo esempio della incapacità delle autorità turche di tollerare opinioni diverse, e la manipolazione del sistema giudiziario serve questi propositi repressivi.

Mentre la nozione di “paese sicuro” è di per sé non compatibile con la nozione di asilo, il piamo della UE di considerare la Turchia come sicura è solo una volontaria cecità funzionale alle illusioni di gestione dei confini. Per le minoranze e gli oppositori in Turchia, o per gli stranieri, la Turchia non può essere considerata sicura.

La Unione Europea ha tristemente lasciato impunite queste violazioni dei diritti umani e ha deliberatamente ignorato la deriva autoritaria del suo interlocutore, rendendo il suo impegno per i diritti umani una pura e semplice utopia.

La salvaguardia dei diritti umani non può essere barattata con la gestione dei confini, specialmente quando essa viene gestita contro uomini, donne e bambini. E’ il tempo che l’Unione Europea usi i suoi strumenti diplomatici per opporsi a chi compie violazioni dei diritti umani se vuole tenere fede ai suoi valori e ai suoi obblighi.

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