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18Aprile2016 Lettera della Rete EuroMed Rights

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Lettera della Rete EuroMed Rights sul negoziato per il Trattato di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) e sulla attuazione del Partnenariato per la Mobilità (PPM)

A Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza
A Johannes Hahn, Commissario per l’Allargamento e la politica europea di vicinato
Ai ministri degli Affari Esteri degli Stati Membri della Unione Europea
A Khemaies Jhinaoui, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Tunisia
A Tahar Cherif, Ambasciatore della Repubblica di Tunisia presso l’Unione Europea

 

Nell’avvicinarsi della dodicesima sessione del Consiglio di Associazione UE-Tunisia il 18 aprile, la Rete EuroMed Rights e i suoi aderenti chiedono all’Unione Europea e alla Tunisia di definire i diritti umani come un obiettivo prioritario nel rafforzamento delle relazioni Tunisia-UE e a inserire questo punto nell’agenza della riunione ministeriale congiunta.

In occasione di questo Consiglio di Associazione, EuroMed Rights chiede al governo tunisino, alla UE e agli stati membri di continuare a sostenere attivamente la difesa dei diritti umani in Tunisia e in particolare nel contesto della negoziazione dell’Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) e della messa in opera del Partnenariato per la Mobilità (PPM).

La Tunisia infatti sta oggi affrontando sfide importanti in materia di diritti umani. Al fine di proseguire sulla strata intrapresa nel 2011, la cooperazione fra la UE e i suoi stati membri deve rispondere a questi problemi e alla volontà del popolo tunisino.

In particolare, e in conformità con il partenariato privilegiato esistente fra la UE e la Tunisia, i diritti economici, sociali e culturali così come i diritti delle persone migranti e rifugiate sono le questioni essenziali alle quali i due partner devono dare risposte comuni.

L’UE deve anche aiutare la Tunisia nella sua lotta contro gli atti di terrorismo assicurando l’assistenza finanziaria necessaria, rispettando lo Stato diritto e le libertà fondamentali. Sviluppare questa cooperazione è nell’interesse di tutti, così come la necessità che questi diritti siano rispettati e protetti, conformemente alle norme internazionali dei diritti umani.

Dopo il 2011, la società civile in Tunisia ha largamente dimostrato il suo ruolo indispensabile per gestire al meglio il processo democratico attualmente in corso nel paese. Ciò è stato in particolare riconosciuto attraverso l’attribuzione, nel 2015, del Premio Nobel per la Pace al quartetto di organizzazioni coordinatrici del dialogo nazionale in Tunisia.

In questo contesto, la società civile deve essere un attore a tutti gli effetti nelle relazioni bilaterali fra UE e Tunisia.

Se noi salutiamo la messa in opera e l’organizzazione regolare di un dialogo tripartito (fra le autorità tunisine, la UE e la società civile), consideriamo tuttavia che un rafforzamento di questo impegno è necessario per assicurare la partecipazione della società civile.

E’ per questo che chiediamo:

  • la istituzione di un sistema di accesso all’informazione per la società civile che garantisca la trasparenza del processo di negoziati dei diversi accordi tra la Tunisia e l’UE, in particolare per quel che riguarda l’ALECA e il PPM,
  • lo sviluppo di un quadro istituzionale e la messa in opera di meccanismi che permettano l’espressione e l’implicazione effettiva della società civile alle differenti fasi e ai diversi tavoli dei negoziati ma anche della loro messa in opera e della valutazione della cooperazione bilaterale.

Chiediamo quindi che queste importanti questioni siano espressamente incluse nell’ordine del giorno del Consiglio di Associazione del 18 aprile.

Trovate di seguito le raccomandazioni di EuroMed Rights relative a queste questioni. Sono state elaborate nel quadro di un progetto, realizzato con il sostegno della UE, che mira a stabilire uno spazio reale di dialogo tripartito tra la società civile tunisina, le autorità tunisine e l’UE (e i suoi stati membri), sulle sfide che la Tunisia affronta oggi.

Inoltre, il 18 novembre 2015, la UE ha pubblicato la nuova Politica Europea di Vicinato (PEV) che prevede in particolare la negoziazione di accordi specifici con ciascuno paese di vicinato sulla base di interessi comuni.

EuroMed Rights si dispiace profondamente che questa nuova PEV metta completamente ai margini il rispetto dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario. E’ un passo indietro per la UE, che non ha colto l’opportunità di promuovere le riforme democratiche al cuore della PEV.

In questo contesto, questo Consiglio di Associazione rappresenta la prima opportunità di discutere un accordo specifico fra la UE e la Tunisia.

Benché la nuova PEV purtroppo non ne faccia una priorità, noi teniamo a ricordare l’importanza di includere i diritti umani nelle priorità di questa cooperazione e di coinvolgere pienamente la società civile in tutte le tappe delle relazioni bilaterali fra la Tunisia e la UE.

Consideriamo che il progetto di “dialogo tripartito” in Tunisia sia un buon esempio di coinvolgimento della società civile e chiediamo che la UE e la Tunisia estendano questo dialogo a tutti i terreni di cooperazione tra i due partner.

 

 

ALLEGATO

Raccomandazioni della Rete EuroMed Rights per il Consiglio di Associazione UE-Tunisia, 18 aprile 2016

La Rete Euromed Rights e i suoi aderenti sottopongono le raccomandazioni seguenti alle autorità tunisine, alla UE e ai suoi stati membri:

Per quel che concerne i diritti economici e sociale e le discussioni legate al Trattato di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA) tra l’UE e la Tunisia:

  • Orientare le relazioni tra la UE e la Tunisia in una prospettiva strategica che aiuti a rilevare le sfide principali che la Tunisia oggi affronta, in particolare quelle della sicurezza alimentare, della autonomia energetica e della gestione dell’acqua. Appoggiare in questo senso la cooperazione tecnica e scientifica nel campo delle energie rinnovabili e dell’economia sociale e solidale;
  • Evitare le condizionalità, negli accordi di cooperazione, che impongono l’adozione di riforme e di politiche di austerità sfavorevoli ai diritti economici e sociali dei tunisini;
  • Effettuale un bilancio del partnenariato esistente fra la Tunisia e la UE, così come esso è stato sviluppato dopo il 1995 e intraprendere uno studio di impatto multidimensionale del Trattato di Libero Scambio che integri in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà, lavoro, sub appalti, perdita e creazione di impiego, protezione sociale, perdita di risorse fiscali);
  • Iscrivere l’ALECA in un quadro di cooperazione più equa: trattandosi di un accordo di scambio fra zone economiche con livello di sviluppo molto differenti, la questione della equità degli scambi così come i termini degli scambi deve essere studiata con attenzione per evitare squilibri svantaggiosi per la Tunisia;
  • Migliorare la trasparenza e l’accesso all’informazione nei negoziati dell’ALECA per assicurare la partecipazione della società civile;
  • Non rimettere in questione la protezione dello Stato nel settore agricolo fino a che esiste la Politica Agricola Comune della UE;
  • Organizzare un dibattito pubblico sull’ALECA, al fine di sensibilizzare la popolazione e tutte le branche della società civile sull’obiettivo di questo accordo e anche sulle conseguenze e sulle sue modalità di applicazione;
  • Aumentare le quote esistenti per l’importazione dei prodotti tunisini in Europa, rivedere la lista dei prodotto coinvolti e i periodi di esportazione (in funzione della produzione tunisina) allo scopo di allargarli;
  • Associare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi e dei capitali alla libera circolazione delle persone.

Per quel che concerne i diritti delle persone migranti e rifugiate e le discussioni legate al Partenariato per la mobilità tra l’UE e la Tunisia:

  • Rispettare i diritti umani delle persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo nella politica migratoria della UE e nella cooperazione con la Tunisia. Per quel che concerne la cooperazione bilaterale, provvedere alla adozione e alla messa in opera di testi legislativi tunisini in piena conformità con le convenzioni internazionali. Più precisamente, incoraggiare la Tunisia a:
  1. sopprimere le sanzioni previste in caso di ingresso, soggiorno o uscita non autorizzata e abrogare la legge del 3 febbraio 2004;
  2. adottare leggi sulle migrazioni in conformità con i trattati internazionali ratificati dalla Tunisia e lottare contro tutte le forme di discriminazione, di razzismo e di esclusione verso le popolazioni migranti in Tunisia;
  3. ratificare le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del Lavoro n.97 e n.143 relative ai lavoratori stranieri e la convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei migranti e delle loro famiglie;
  4. mettere in funzione un sistema di asilo effettivo basato sul rispetto dei diritti umani e l’applicazione del principio del non-respingimento;
  5. realizzare rapidamente il consiglio superiore dei tunisini all’estero e rinforzare la consultazione della società civile sulle questioni migratorie e la protezione dei diritti dei lavoratori migranti così come sul partnenariato per la mobilità.
  • Promuovere, nel quadro delle convenzioni bilaterali e del Partenariato per la mobilità, una libera circolazione reale ed effettiva;
  • Privilegiare un approccio fondato sullo sviluppo economico e sociale, la lotta contro le disparità regionali e la creazione di lavoro piuttosto che un approccio securitario di gestione delle frontiere;
  • Provvedere al pieno rispetto dei diritti umani delle persone migranti e rifugiate;
  • Escludere la clausola di riammissione da tutti gli accordi bilaterali e multilaterali tenendo conto delle numerose violazioni dei diritti delle persone migranti e dei richiedenti asilo compiute dalle parti;
  • Associare le organizzazioni della società civile europea e tunisina nel quadro di tutto l’accordo concernente la politica migratoria, sia nel momento del negoziato, che nel quadro della sua realizzazione e della sua valutazione.

 

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