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05Maggio2016 Tunisia: rispettare i diritti umani nel quadro della lotta contro il terrorismo

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48 organizzazioni, celebrità e disegnatori della carta stampata chiedono di adottare un approccio che rispetti i diritti umani. 

La lotta contro il terrorismo e il rispetto dei diritti umani sono complementari, hanno affermato oggi 48 organizzazioni tunisine e internazionali di difesa dei diritti umani in una lettera aperta indirizzata a tutti i tunisini dal titolo “no al terrorismo, si ai diritti umani”.

Tre delle organizzazioni tunisine firmatarie hanno ricevuto nel 2015 il Premio Nobel per la Pace. Altre due rappresentano le famiglie dei politici tunisini Chockri Belaid e Mohamed Brahmi, assassinati nel 2013 da terroristi.

Cinque celebrità tunisine, fra le quali attori, un rapper, un cineasta e un campione sportivo, hanno sostenuto questo punto di vista in un video che è stato distribuito oggi.

Le organizzazioni hanno insistito sulla necessità di combattere tutti gli atti terroristi i e di perseguire gli autori, gli istigatori e i pianificatori. Riconoscono il dovere dello stato di proteggere i diritti di tutte le persone sul suo territorio, compreso il diritto alla vita e alla sicurezza.

Nello stesso tempo, hanno esortato le autorità a ricordare che violare i diritti umani nuoce allo sforzo di lottare contro il terrorismo, e che:

– Le grandi violazioni dei diritti umani distruggono la pace sociale tanto quanto le azioni terroristiche

– Le violazioni dei diritti umani alimentano il sentimento di ingiustizia, servono da giustificazione ai terroristi e facilitano il loro reclutamento.

– Le leggi antiterrorismo abusivo fanno vittime, tra le quali inevitabilmente figurano cittadini innocenti e rispettosi della legge

– Garantire il diritto a un processo equo non è un segno di debolezza di fronte al terrorismo. Rendere giustizia consiste nel proteggere gli innocenti oltre che a punire i colpevoli.

– Oltre ad essere una pratica interdetta, quali che siano le circostanze, dal diritto internazionale e tunisino, estorcere confessioni sotto tortura a persone sospettate di terrorismo conduce sovente a false piste; e alla fine, non fa che disperdere tempi e risorse preziose dei servizi di sicurezza.

– La tortura e altre pratiche abusive contro i sospetti scoraggiano anche gli informatori potenziali, che invece potrebbero aiutare le forze di sicurezza a prevenire atti di terrorismo.

La Tunisia ha conosciuto molti attacchi mortali commessi da estremisti islamici nel 2015 e 2016, che hanno fatto dozzine di morti e feriti. L’ultimo in termini di tempo, il 7 marzo 2016′ a Ben Guerdane, a una trentina di kilometri dalla frontiera tunisina-libica, ha fatto 18 morti, di cui 7 civili. Il 18 marzo 2015, due uomini armati hanno attaccato il Museo del Bardo, vicino al Parlamento Tunisino, uccidendo 21 turisti stranieri e un agente di sicurezza tunisino. Il 26 giugno, un uomo armato ha fatto una strage in un complesso balneare di Sousse, uccidendo 38 turisti stranieri. Il 24 novembre, un attentato suicida in un bus ha causato la morte di 12 componenti della guardia presidenziale e ha ferito 20 persone, fra le quali 4 civili.

La legge antiterrorista del 2015, che ha sostituito una legge del 2003 promulgata dal governo di Ben Ali, conferisce larghi poteri alle forze di sicurezza in materia di controllo e di sorveglianza, e prolunga la detenzione in luoghi segreti da sei giorni massimo a 15 giorni per i sospetti di terrorismo. Autorizza anche i tribunali a chiudere le udienze al pubblico, e a dissimulare l’identità di testimoni contro gli accusati, misure che nuocciono alla garanzia di equità delle procedure per i sospetti.

Le organizzazioni tunisine e internazionali di difesa dei diritti umani hanno anche raccolto le testimonianze di numerose persone che affermano di aver subito abusi durante le operazioni portate avanti nel quadro della lotta antiterrorista. Hanno intervistato Alaeddine Slim, un tunisino che ha raccontato di aver passato 33 giorni in prigione a novembre-dicembre 2015, dopo una perquisizione delle forze antiterroristiche, sulla base di una imputazione che egli considera infondata. Secondo Alaeddine Slim, le forze antiterrorismo non hanno trovato alcuna prova di attività terroristica al suo domicilio, e il procuratore ha finito per incolparlo unicamente per possesso di cannabis.

Le organizzazioni hanno anche intervistando e studiato il dossier giudiziario di Nader Alaoui, un giovane tunisino disoccupato che ha raccontato di essere stato in prigione 14 mesi sulla base di accuse legate a terrorismo. Ha affermato di aver subito percosse a più riprese e altri abusi nel corso della sua detenzione, fino a quando un giudice ha finito per abbandonare le imputazioni a suo riguardo, per mancanza di prove.

Houssam Hamdi, un tunisino che viaggia regolarmente all’estero, ha raccontato alle organizzazioni che la polizia antiterrorismo gli ha proibito di lasciare il paese perché avrebbero avuto un dossier che lo riguardava. Houssam Hamdi non è riuscito ad ottenere il motivo di questo divieto, e in assenza di notifica scritta non ha alcuna possibilità di ricorso ufficiale per contestarlo.

Le organizzazioni hanno creato una pagina Facebook e un account Twitter, sul quale pubblicheranno le vignette offerte dai caricaturisti tunisini per sostenere la campagna “No al terrorismo, sì ai diritti umani” oltre che gli articoli, le interviste, le immagini, i video e altri contenuti in rapporto alla campagna.

Le organizzazioni firmatarie  : Organisations tunisiennes

  1. Union Générale Tunisienne du Travail
  2. Ligue Tunisienne des Droits de l’Homme
  3. Ordre National des Avocats de Tunisie
  4. Forum Tunisien pour les Droits Economiques et Sociaux
  5. Syndicat National des Journalistes Tunisiens
  6. Association des Magistrats Tunisiens
  7. Organisation Contre la Torture en Tunisie
  8. Association Tunisienne des Femmes Démocrates
  9. Al Bawsala
  10. Association citoyenneté et Libertés
  11. Association Horizons El Kef Pour Le Développement Intégral
  12. Association Nawaat
  13. Association Scientifique pour les Études sur la Population, la Migration et la Santé (ASPOMIS)
  14. Association Tunisienne de Défense des Libertés Individuelles
  15. Fondation Belaïd Contre la Violence
  16. Fondation Mohamed Brahmi
  17. Fondation Mohamed Belmufti pour la justice et les libertés
  18. CeTuMA (Centre de Tunis pour la Migration et l’Asile)
  19. Coalition pour les Femmes de Tunisie
  20. Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie
  21. Coordination Nationale Indépendante pour la Justice Transitionnelle
  22. Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives
  23. Free Sight Association
  24. Groupe Tawhida Ben Cheikh
  25. Irtikaa
  26. L’Organisation Tunisienne de la Justice Sociale et de la Solidarité
  27. Labo Démocratique
  28. L’association Amal pour l’environnement Metlaoui Bassin Minier
  29. L’Association des Femmes Tunisiennes pour la Recherche sur le Développement
  30. L’Association Femme et Citoyenneté
  31. L’Association Tunisienne de Défense du Droit à la Santé
  32. Ligue des Electrices Tunisiennes
  33. Mourakiboun (Observateurs)
  34. Observatoire National sur l’Indépendance de la magistrature
  35. Réseau Doustourna
  36. Thala Solidaire
  37. UTOPIA Tunisie
  38. Zanoobya

Organisations internationales

 

  1. Réseau Euro-Méditerranéen des Droits humains
  2. Organisation Mondiale Contre la Torture
  3. Fédération Internationale des Droits de l’Homme
  4. Human Rights Watch
  5. Oxfam
  6. Article 19
  7. International Alert
  8. The Carter Center
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