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11Maggio2016 Un giorno dentro il più grande centro per migranti d’Europa

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da vita.it

Con una disponibilità di 1.216 posti il centro per il Centro di accoglienza-Centro per richiedenti asilo Sant’Anna di Crotone è oggi – dopo il ridimensionamento di Mineo – il centro per migranti più grande d’Europa. La struttura sorge di fronte all’aeroporto del capoluogo calabrese. Il complesso ospita anche un Centro di identificazione ed espulsione chiuso dallo scorso 5 marzo a seguito di una rivolta. Da allora non è stato più riaperto. In questi giorni il Centro, che dovrebbe diventare uno dei cosiddetti Hub, sta ultimando le procedure per il riallocamento di circa 400 ospiti eritrei. Avrebbero dovuto seguire lo stesso iter anche un gruppo di dieci siriani, che però sono scappati dopo che erano state prese loro le impronte digitali, e un gruppo di 16 iracheni che invece hanno scelto di chiedere asilo politico in Italia.

L’hub calabrese negli ultimi anni è stato oggetto di diverse inchieste giornalistiche del gruppo Espresso/Repubblica che hanno messo nel mirino la confraternita delle Misericordie di Isola Capo Rizzuto, l’ente gestore del Centro (presso cui lavorano 146 persone) in collaborazione con la Confederazione nazionale, attraverso l’impresa sociale Miser. Il bando vale circa 16 milioni di euro l’anno. Malgrado le illazioni però a quanto risulta a Vita.it attualmente non vi sono pendenze giudiziarie nè a carico del governatore Leonardo Sacco né delle Misericordie, né della Miser.

Il numero totale dei migranti transitati nel 2015 nel centro è stato di 5.236 persone (l’anno prima erano state 4.202). Oggi si contano 1.017 presenze. Dal primo aprile i nuovi ingressi sono stati 515 di cui: 27 giunti a seguito di uno sbarco spontaneo in località Capo Colonna; 488 giunti nell’ambito di procedure di trasferimento. Il numero di minori entrati nel medesimo periodo è di 37, di cui 22 in aprile e 15 nel mese in corso. Il costo pro die pro capite di un ospite è 21,657 euro. Il poket money giornaliero in favore di ciascun ospite è invece pari a 2,50 euro sotto forma di beni da acquistare nel centro. Questo fino ad ora. L’appalto per la gestione è infatti scaduto. La nuova gara, vinta ancora dalle Misericordie (attraverso l’Ati consorzio Opere di Misericordie), è in questo momento sottoposta a verifica da parte della prefettura crotonese in quanto l’offerta è risultata “anomala”.

Noi siamo entrati nel Centro qualche settimana fa seguendo la procedura indicata dalla prefettura di Crotone. A farci da guida è stata Caterina Ceraudo, 28 anni, vicedirettrice del Centro. Le foto e i video sono stati realizzati in quell’occasione. Ecco il resoconto di quanto abbiamo visto in prima persona durante la visita. A separare l’aeroporto di Crotone dal Sant’Anna (che occupa l’area del vecchio aeroporto militare) c’è solo la statale 106, la spina dorsale della costa jonica calabrese. Dopo i controlli di rito all’ingresso occorre percorrere diverse centinaia di metri lungo un vialone carrabile, tenendosi la struttura del Cie sulla destra. Il primo blocco che si incontra è quello che ospita gli uffici amministrativi.

A occoglierci c’è Cico (almeno è così che lo chiamano tutti, il suo nome in realtà è Cheikh Thiam), 41 anni, senegalese, una moglie e tre figli. Lui a Crotone nel centro è arrivato il 24 gennaio 2014 da richiedente asilo. Oggi qui ci lavora come mediatore culturale, grazie alla conoscenza delle lingue: parla correttamente inglese, francese, italiano e wolof. «Tutti gli arrivi sono registrati e a ogni ospite viene fornito un badge attraverso il quale teniamo monitorati i comportamenti dei migranti: dal consumo dei pasti al rifornimento di vestiti fino all’utilizzo del pocket money», spiega Ceraudo.

I dati delle presenze sono incrociati con quelli raccolti dalla Prefettura. È in base a questi ultimi che vengono liquidati i fondi all’ente gestore. «Può capitare che ci siano discordanze fra le nostre rilevazioni e quelle della prefettura, ma in questi casi si tratta di poche unità», spiega Sacco. È sempre la prefettura che verifica i curricula degli addetti e gli elenchi dei fornitori (che comunque devono necessariamente in possesso della certificazione antimafia). «Non solo», aggiunge Sacco, «tutti i nostri fornitori sono selezionati a partire da un elenco fornitoci dalla stessa prefettura».

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