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20Luglio2016 Delegazione UE-ACP incontra l’Arci

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di Sara Prestianni

Una delegazione dell’Assemblea parlamentare paritetica UE-ACP, in occasione di una visita a Roma e Lampedusa sui temi della migrazione, ha incontrato associazioni ed organizzazioni internazionali, tra cui l’ARCI.

Questa assemblea mista è nata in seguito alla stipula di un accordo di associazione denominato Convenzione di Yaoundé,  oggi detto di Cotonou, che lega l’Unione Europea a 78 paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico. L’obbiettivo di questa cooperazione dovrebbe essere principalmente di sviluppo economico, eppure questa missione, così come il ruolo centrale dato all’articolo 13 dell’Accordo di Cotonou, fanno emergere la centralità del tema della migrazione nella relazione tra le due aeree geografiche.  Tale articolo, anticipando le conclusioni del Summit UE-UA del novembre 2015 a La Valletta e il nuovo contesto di collaborazione con i paesi Africani, prevede l’inserimento della clausola della riammissione in accordi che dovrebbero essere di natura prettamente economica. L’Accordo di Cotonou può essere quindi considerato precursore della logica istituzionalizzata nel Summit de La Valletta della condizionalità degli aiuti allo sviluppo alla collaborazione nell’ambito della migrazione.

La composizione della delegazione ha rappresentato un altro chiaro e preoccupante segnale dell’interesse al tema della migrazione: nella quota dei paesi ACP, hanno partecipato funzionari dei principali paesi di provenienza dei richiedenti asilo presenti in Italia (Eritrea e Gambia). Se è ormai noto che l’Eritrea di Afewerky sia all’origine di una delle più grande diaspora di rifugiati –  più del 75% é riconosciuto a livello europeo come aventi diritto ad una forma di protezione internazionale – non é da sottovalutare la presenza del funzionario del Gambia, dittatura ventennale caratterizzata da una sistematica repressione della libertà di espressione e di orientamento sessuale oltre che dalla persecuzione dell’etnia dei Mandinka. E’ importante ribadire che in nessun momento del loro percorso d’asilo in Italia i richiedenti dovrebbero incontrare, seppur per brevi momenti e nell’ambito di delegazioni miste, funzionari degli stati da cui fuggono perché perseguitati.

Durante l’incontro è inoltre emersa l’informazione su un’eventuale revisione degli Accordi di Cotonou: il timore è che si intervenga anche sull’articolo 13 secondo quanto proposto nel 2010 rendendo la riammissione nei Paesi di origine obbligatoria e subordinando la migrazione agli aiuti allo sviluppo.

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