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28Luglio2016 Per giustizia e per interesse. Perché difendere la Tobin Tax

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di Leonardo Becchetti su avvenire.it

L’ex ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, che non era certo un ‘estremista di sinistra’, diceva che pagare le tasse in democrazia «è bello» e riteneva che le imposte sulla CO2 e la tassa sulle transazioni finanziarie dovessero essere i pilastri della nuova fiscalità europea comune.

È il pensiero nobile e alto di chi si propone di penalizzare inquinamento ambientale e finanziario, anche aumentando con la Tobin tax il costo relativo del trading speculativo rispetto all’investimento nell’economia reale. Viviamo, oggi, una delle più grandi carestie d’investimento della storia italiana ed europea e il presidente della Bce Mario Draghi sta in tutti modi cercando di incentivare le banche a investire le proprie risorse nel finanziamento delle imprese.

Lo fa in un contesto difficilissimo, nel quale ogni errore nel credito è sanzionato da severi requisiti di capitalizzazione mentre sullo sfondo aleggia lo spettro del bail-in. In queste condizioni prestare alle imprese artigiane, alle piccole e medie imprese diventa quasi impossibile e sicuramente non la strategia ottimale per banche votate al massimo profitto. La tentazione di usare i risparmi dei cittadini per il trading ad alta frequenza si fa dunque sempre più forte. I n questo momento storico così delicato, l’editoriale di domenica del ‘Corriere della Sera’, ha identificato un punto di svolta per il Paese nell’abolizione dell’«inutile e dannosa Tobin tax».

Il messaggio ufficiale è: attiriamo e incentiviamo gli operatori finanziari ingaggiando la lotta con la Londra dopo-Brexit che punterà a farsi ‘paradiso fiscale’. La traduzione pratica diventa: rendiamo il trading ad alta frequenza più conveniente rispetto ad attività meno redditizie (ma più importanti per l’economia reale) come il credito alle imprese e alle famiglie.

La tassa, come è noto, rappresenta un costo risibile per i ‘capitali pazienti’ mentre pesa molto più per i ‘capitali supersonici’ iperspeculativi. La motivazione a giustificazione di una simile proposta appare nebulosa: cerchiamo con questo sacrificio di propiziarci l’idolo della speculazione, sperando che questo serva anche a portare a Milano l’European Banking Authority (Eba) dopo la Brexit, anche se probabilmente sappiamo che non basterà. Ma come? L’Eba non era forse a Londra dove da tempo c’è la Tobin tax più alta del mondo (5 per mille su ogni transazione relativa ad azioni quotate sulla Borsa inglese)?

Per convincere della bontà della proposta si propone una storia della Tobin tax piuttosto partigiana e a senso unico. Pare esista solo l’esempio fallimentare svedese (tassa mal disegnata perché legata alla nazionalità del mercato di scambio e non del titolo) mentre la Tobin tax inglese che esiste da secoli e porta più di due miliardi di sterline nelle casse dello Stato ogni anno (non mortificando a quanto pare il mercato finanziario di Londra) è descritta come una minuzia.

Così la tassa francese simile a quella italiana e il processo di cooperazione Ue che sta costruendo la tassa europea che dovrebbe portare ogni anno nelle casse comunitarie circa 22 miliardi di euro. Se stiamo ai fatti e ai risultati scientifici dell’ampia letteratura in materia – quella che ha superato il vaglio di referee indipendenti pubblicata su riviste internazionali -, essere a favore o contro la Tobin Tax è questione di sensibilità politica. Con la tassa si raccolgono risorse fiscali e si rende meno conveniente l’attività speculativa ad alta frequenza che produce le fibrillazioni infragiornaliere dei mercati che ben conosciamo.

Quando la tassa è ben costruita, l’impatto su liquidità è nullo e il fatto che si facciano meno transazioni è tautologico. Il problema è decidere se vogliamo che le immense risorse finanziarie che circolano sui mercati diventino ‘capitali pazienti’ al servizio dell’economia reale o ‘capitali supersonici’ al servizio dei robot e degli algoritmi per il trading ad alta frequenza. Si tratta pertanto semplicemente di scegliere quale interesse vogliamo servire con la finanza.

L’articolo del Corriere tira per la giacchetta il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, accusandolo di «simpatia» per la tassa e di debolezze socialisteggianti. E allora, noi facciamo lo stesso: tirando, a nostra volta e alla nostra maniera, la giacchetta del ministro. Negli ultimi decenni, i benefici della globalizzazione sono stati distribuiti in maniera drammaticamente ineguale aumentando le diseguaglianze. E la quota dei ‘perdenti’ che registrano un peggioramento significativo delle loro condizioni economiche e di lavoro è significativamente aumentata.

I perdenti non hanno voce ma aspettano al varco i governi al potere nelle tornate elettorali. Ed esprimono la loro protesta votando ‘contro’, talvolta anche cedendo alla lusinga di populismi improbabili e aggressivi. Dopo la Brexit, con il rischio Trump incombente, in Italia il governo è atteso al varco del prossimo referendum istituzionale.

Saremo molto diretti: quel mondo “top 1 per cento”, sinora fin troppo coccolato e lusingato, rappresenta una quota minoritaria di voti. Alle elezioni i perdenti sono, invece, stragrande maggioranza. È arrivato il momento di far capire che il governo di questo Paese è dalla loro parte, rilanciando una fase di crescita sostenibile con una ripartizione più equa dei benefici, maggiore attenzione ai poveri e l’avvio della svolta pro-famiglia con figli.

L’abolizione della Tobin tax sarà anche in cima alla lista in qualche agenda del tutto particolare, quella stessa che non manca di ricordarci frequentemente che «risiko» (cioè gigantismo attraverso la conquista di sempre nuove postazioni) e «consolidamento» a prescindere sono la «risposta al problema bancario italiano» (ma come? Mps con Antonveneta e la bulimia delle Popolari venete non erano forse proprio «strategie di consolidamento»?). Non può però essere un obiettivo dell’agenda di un governo che è nato per «cambiare verso» all’Italia ed è impegnato in una importante e decisiva strategia di rilancio del Sistema Paese.

Guardare il mondo dalla parte dei perdenti, che ultimamente sono tanti e anche piuttosto arrabbiati, non solo è sacrosanto, ma è anche la migliore strategia di costruzione e di sopravvivenza politica. Per giustizia e per interesse: la Tobin tax non si può svuotare né tantomeno cancellare. Se accadesse gli 11 milioni di italiani che non hanno i soldi per curarsi e per fare analisi, e si sono arrabbiati per la scelta di Exor (finanziaria della Fiat) di andare in Olanda pe pagare meno tasse, lo diventerebbero ancor più.

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