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25Agosto2016 Nigeria: Unicef, kamikaze Boko Haram, uno su 4 e’ un bambino

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da agenzia AGI

Circa 38 bambini sono stati utilizzati da Boko Haram per effettuare attacchi suicidi nella regione del bacino del lago Ciad: e’ di 86 il numero totale di bambini utilizzati come kamikaze dal gruppo estremista dal 2014. Circa un attacco suicida su 4 e’ stato condotto utilizzando un bambino.

E’ quanto emerge dalle conclusioni del nuovo rapporto dell’UNICEF “Bambini in movimento, bambini lasciati indietro“. Anni di violenza da parte di Boko Haram nella regione del bacino del lago Ciad in Africa hanno portato ad un peggioramento della crisi umanitaria che ha causato 1,4 milioni di bambini sfollati e ne ha lasciato almeno un milione ancora intrappolati in zone difficili da raggiungere. Il rapporto rileva inoltre che oltre ai 2,6 milioni di persone attualmente sfollate, si teme siano intrappolati nelle  zone sotto il controllo di Boko Haram ulteriori 2,2 milioni di persone – di cui piu’ della meta’ bambini – che hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Si stima che circa 475.000 bambini in tutta l’area del lago Ciad soffrano di malnutrizione acuta grave quest’anno, rispetto ai 175.000 all’inizio dell’anno. Solo nel nord-est della Nigeria, si stima che 20.000 bambini siano stati separati dalle loro famiglie.

“La crisi (della regione) del lago Ciad e’ una crisi di bambini che dovrebbe avere una grande importanza nell’agenda globale delle migrazioni”, ha detto Manuel Fontaine, Direttore regionale UNICEF per l’Africa occidentale e centrale. “I bisogni umanitari superano la risposta, soprattutto ora che le nuove aree precedentemente irraggiungibili nel nord-est della Nigeria sono accessibili”.

Lanciato in vista del vertice delle Nazioni Unite sui rifugiati e migranti (19 settembre), il rapporto analizza l’impatto della rivolta di Boko Haram sui bambini in Nigeria, Camerun, Ciad e Niger e il devastante tributo subito dai bambini. Il Rapporto rileva inoltre che la maggior parte della popolazione sfollata – piu’ di 8 persone su 10 – vive con famiglie e vicini, aggiungendo un ulteriore aggravio ad alcune delle comunita’ piu’ povere del mondo.

“Le comunita’ locali stanno condividendo il poco che hanno per aiutare chi ha bisogno in un atto di umanita’ che viene replicato in migliaia di case in tutto le aree colpite dal conflitto”, ha detto Fontaine.

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