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01Settembre2016 In Arabia Saudita migliaia di operai stranieri rivendicano i loro salari

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di Katie Paul e Marwa Rashad su internazionale.it

Migliaia di operai del settore edilizio, abbandonati dai loro datori di lavoro sauditi in campi di lavoro fatiscenti, dichiarano di non voler accettare la proposta del governo di pagare loro il biglietto aereo per andare a casa se prima non avranno ricevuto i mesi di salario arretrati.

La situazione dei lavoratori, abbandonati da mesi nei dormitori sovraffollati dei campi di lavoro, con pochi soldi e accesso limitato al cibo, all’acqua e all’assistenza sanitaria, ha messo in allarme i loro paesi di origine e ha attirato l’attenzione sulle condizioni di vita di una parte dei dieci milioni di lavoratori stranieri sui cui si basa l’economia saudita.

Il governo afferma di voler risolvere la situazione, offrendo agli operai – che secondo la legge hanno bisogno del permesso dei datori di lavoro per lasciare il paese – il diritto di tornare a casa con il volo di ritorno pagato. Gli ha inoltre garantito un permesso speciale per restare nel paese mentre cercano un altro lavoro.

I lavoratori però temono di restare a mani vuote una volta partiti. “Aspetteremo qui, un anno, due anni. Aspetteremo i soldi che ci devono. Poi andremo a casa”, dice Sardar Naseer, 35 anni, un saldatore pachistano del campo di lavoro di Qadisiya, che ospita circa duemila operai del conglomerato edilizio della Saudi Oger.

Naseer afferma di dover ricevere ancora 22mila riyal (quasi 5.200 euro) dopo otto mesi senza salario. Gli operai del campo, che si trova a circa 20 chilometri dal centro di Riyadh, sostengono di aver smesso di lavorare circa quattro mesi fa e di non ricevere alcun salario da gennaio.

La Saudi Oger, l’impresa di famiglia del miliardario ed ex primo ministro libanese Saad Hariri, non ha voluto commentare questa vicenda.

Alcuni uomini che si trovano nel campo raccontano che a luglio la Saudi Oger ha interrotto le forniture di cibo, elettricità, manutenzione e assistenza sanitaria per tanti dei suoi cantieri, compreso quello di Qadisiyah, inducendo il ministro del lavoro saudita a occuparsi direttamente dell’erogazione dei servizi di base.

Rare proteste pubbliche
Gli operai dormono in sei o otto in stanze minuscole, con gatti e scarafaggi che si aggirano tra i letti disfatti. Consumano le razioni di cibo fornite dal ministero del lavoro o dalle loro ambasciate seduti per terra. La fornitura di acqua potabile non è regolare: un filtro della fontana di acqua pubblica, che dovrebbe essere cambiato ogni giorno, da un anno non riceve manutenzione, perciò gli operai sono costretti a comprare acqua in bottiglia con i loro soldi.

Un operaio mangia nel suo alloggio nel campo di lavoro Qadisiya, in Arabia Saudita, il 17 agosto 2016. (Faisal Al Nasser, Reuters/Contrasto)

La Saudi Oger, che dà lavoro a 30mila operai, ha costruito megaprogetti tra cui il sontuoso Ritz Carlton da 500 stanze di Riyadh e l’università femminile Princess Noura Bint Abdulrahman.

Insieme alla Saudi Binladin group, è una delle due più importanti imprese di costruzioni in Arabia Saudita. Entrambe hanno avuto difficoltà economiche in seguito ai problemi che il più grande esportatore di petrolio del mondo ha avuto con il crollo del prezzo del greggio.

I progetti edilizi sono stati bloccati o rallentati e i ricavi sono crollati. Con l’accumularsi dei ritardi nella paga, in alcuni casi operai frustrati hanno organizzato delle proteste pubbliche.

Paesi come l’India, il Pakistan e le Filippine hanno inviato alcuni funzionari a Riyadh per convincere le autorità a prestare assistenza agli operai dei loro paesi. I funzionari indiani hanno dichiarato questo mese che più di 6.200 ex dipendenti indiani della Saudi Oger sono stati abbandonati nei campi di lavoro sauditi dopo essere stati licenziati e con mesi di salario arretrato.

Portare in tribunale chi non paga il salario
All’inizio di agosto, dopo che le autorità indiane hanno fatto presente le loro preoccupazioni, re Salman ha stanziato cento milioni di riyal da fondi governativi per aiutare i lavoratori abbandonati, quasi tutti provenienti da Pakistan, India, Filippine e Bangladesh.

Il ministro del lavoro saudita Mufrej al Haqbani ha dichiarato che molte imprese locali in difficoltà, tra cui la Saudi Binladin, hanno cominciato a pagare gli stipendi arretrati. I dirigenti della Binladin hanno promesso di completare i pagamenti entro il mese di settembre.

La Saudi Oger è l’unica impresa che ancora si rifiuta in larga misura di pagare i salari, e il ministero del lavoro si è impegnato a sostenere le rivendicazioni salariali degli operai stranieri attraverso il sistema delle vertenze di lavoro del regno. È quanto afferma Haqbani, che però non dà alcuna indicazione su quando queste dispute potrebbero essere risolte.

La Saudi Oger deve 13mila riyal a Mohammed Niaz. Le sue figlie in Pakistan hanno smesso di andare a scuola perché Niaz non ha ricevuto la paga

Haqbani ha inoltre dichiarato che i problemi con la Saudi Oger non costituiscono un segnale di problemi più generali che l’Arabia Saudita ha con l’impiego di lavoratori stranieri, gran parte dei quali stanno scegliendo di restare nel paese.

“Si tratta di un piccolo settore del mercato del lavoro. Abbiamo più di dieci milioni di stranieri che lavorano felicemente nel paese. Se un’impresa come la Saudi Oger non rispetta le regole, questo non potrà distruggere l’immagine positiva del nostro mercato del lavoro”.

Il segretario del lavoro filippino Silvestre Bello, che si è recato a Riyadh per un incontro con il ministroHaqbani, ha dichiarato che con l’assistenza delle autorità saudite mille lavoratori filippini potrebbero essere rimandati a casa entro la metà di settembre.

Intanto, al campo, Mohammed Niaz, 42 anni, racconta che le sue due figlie rimaste in Pakistan hanno smesso di andare a scuola perché non ha più potuto mandare i soldi necessari a pagare le rette. “Sto sprecando il mio tempo. Voglio tornare in Pakistan”, dice.

Si è però rifiutato di lasciare l’Arabia Saudita senza i 13mila riyal che la Saudi Oger gli deve. “La mia famiglia non ha soldi. Le mie figlie non vanno a scuola. Come faccio a tornare in Pakistan?”.

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