fbpx

23Settembre2016 Il 9 ottobre in Marcia per la pace

Condividi

di Franco Uda, coordinatore nazionale Arci Pace solidarietà e cooperazione internazionale e vicepresidente ARCS

Questo è il momento. Siamo a poco meno di una settimana dalla Marcia di Notte dello scorso sabato e a meno di un mese dalla Perugia-Assisi del prossimo 9 ottobre. Due date, due iniziative molto differenti tra loro ma – allo stesso tempo – intimamente collegate.

La prima, straordinaria e inedita in tempi altrettanto straordinari, è stata una risposta all’apatia e all’assuefazione rispetto alla barbarie che ci circonda attraverso un gesto di alto valore simbolico. La seconda è un appuntamento che si rinnova da oltre 50 anni sulla strada – fisica e culturale – segnata da Aldo Capitini.

La Marcia Perugia-Assisi è un bene comune e come tale sta nella responsabilità di tutti i cittadini – organizzati e non – di preservarla e lavorare per la sua migliore riuscita, tanto più in questi tempi difficili, avari di partecipazione popolare, intrisi di egoismo e barriere, caratterizzati dal pensiero unico del conflitto globale perenne.

È una grande occasione per riunire le tante voci di un Paese a cui sta stretta la logica della guerra come «prosecuzione della politica con altri mezzi», che invece vuole ribadire che i conflitti sono proprio il fallimento della politica, del negoziato.

L’Arci è parte di un grande polo di organizzazioni pacifiste della società civile – la Rete della Pace, tra gli organizzatori della prossima Marcia – con le quali condivide un percorso politico comune e condiviso verso il prossimo 9 ottobre; ma sa anche di avere nel proprio patrimonio genetico una specificità scolpita dall’iniziativa concreta che ha caratterizzato la propria azione negli ultimi vent’anni. È in questo virtuoso equilibrio, fatto di protagonismo associativo e di capacità di mettersi al servizio di una causa comune, che va inscritta – anche stavolta – la propria azione.

Siamo preoccupati per il destino dei tanti civili inermi che costituiscono le vere vittime dei conflitti, così come dello spregio dei trattati e del Diritto internazionale che oramai da più parti viene perpetuato; ci interroghiamo sullo slittamento di senso del nostro dettato costituzionale e sulle prerogative sempre più flebili del nostro Parlamento quando cominciano a soffiare i venti di guerra. Non vogliamo fare le ‘anime belle’ della società, vogliamo dimostrare – con documenti e proposte –  che la guerra non solo non è efficace nel risolvere le controversie ma non è neanche conveniente, costituendo un grave danno umano ed economico. Le ingenti risorse destinate agli armamenti potrebbero essere impiegate altrimenti nella messa in sicurezza del nostro territorio, nella difesa del welfare e della spesa pubblica a favore dei più deboli, nella rivitalizzazione di un’economia civile che porta vero sviluppo, quello di civiltà. Ma soprattutto vogliamo farlo come associazione nel solco culturale di una sinistra moderna e democratica, non interventista, che afferma l’espansione dei diritti di tutte e tutti, dai migranti alle fasce sociali più impoverite dalla crisi economica; ribadendo la necessità di collocare maggiori risorse per i progetti di cooperazione internazionale, efficacissimo strumento di diplomazia dal basso e di solidarietà concreta verso le aree più povere del pianeta.

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti