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29Settembre2016 Baobab, la questura di Roma vìola il diritto d’asilo: la denuncia dei volontari

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di Chiara Nardinocchi su repubblica.it

A fronte delle numerose richieste ancora in corso, le istituzioni romane negano fino al 21 ottobre di inoltrare ulteriori domande d’asilo o protezione internazionale

ROMA – Continua la resistenza di privati e organizzazioni che insieme hanno dato vita a Baobab Experience, un’associazione che da mesi offre a migrati e richiedenti un posto dove dormire, mangiare e l’accesso ad assistenza sanitaria e legale. Dopo lo sgombro del dicembre 2015 e le promesse finora non mantenute di un nuovo centro d’accoglienza, i volontari ora devono fare fronte ad un’altra presa di posizione delle istituzioni romane.

Il blocco delle richieste. Dal 21 settembre scorso, la questura di Roma nega la possibilità di inoltrare nuove richieste di protezione internazionale. La decisione, comunicata dagli agenti direttamente ai migranti di fronte agli uffici di Via Teofilo Patini, sembrerebbe stata presa per dare tempo alle pratiche già accumulate di essere portate a temine. A non pensarla così sono però gli attivisti del Baobab che hanno accusato la questura di violare il diritto d’asilo e ancora una volta di attuare provvedimenti per scoraggiare i migranti ad avviare la procedura. “In un momento così grave  – si legge in un comunicato rilasciato dall’associazione il 22 settembre –  nel contesto dell’accoglienza a Roma, già provata dalla mancanza di politiche efficaci da parte delle istituzioni competenti, “sospendere” la procedura di asilo significa peggiorare ulteriormente le condizioni dei migranti costringendoli alla strada e all’abbandono”.

Nessun ufficialità.  A destare sconcerto ad oggi è la mancanza di una comunicazione ufficiale del nuovo indirizzo adottato dalla questura romana. Le autorità infatti non hanno reso nota in via ufficiale la decisione di bloccare le nuove richieste di protezione internazionale che viene però ribadita a coloro che si recano negli uffici immigrazione della capitale.  Ad esser più colpiti da questa scelta sono profughi e richiedenti che non sono ospitati in centri d’accoglienza. “Dallo scorso mese di giugno – riferiscono i volontari di Baobab Expierence – stiamo cercando di svolgere un’attività di orientamento legale alle persone che potrebbero aver accesso sia alla procedura dell’asilo che a quella della relocation. La regolarizzazione della loro situazione giuridica è un modo per allontanarsi dal contesto degradante e indegno in cui attualmente vivono e avere accesso ai circuiti legali dell’accoglienza”.

Colpa del terremoto. Quello della questura romana è solo l’ultimo tassello di un puzzle sempre più incompleto che compone la questione dell’accoglienza nella capitale. Dopo un’estate colma di promesse e aspettative, nei giorni scorsi il comune ha gettato la spugna dichiarandosi non in grado di allestire una tendopoli per i migranti in transito presenti in Via Cupa, di fronte alla struttura del Baobab sgombrata nel dicembre scorso. Mesi di trattative conclusi con un nulla di fatto per trecento migranti abbandonati a se stessi e alle cure dei volontari e di privati cittadini. Il tavolo attorno al quale si sono confrontati l’assessora alle politiche sociali Laura Baldassarre e i rappresentati di Baobab Experience e altre organizzazioni è naufragato in un nulla di fatto portando con sé le promesse di una tensostruttura per ospitare almeno 150 profughi e in seguito l’individuazione di un edificio più adatto all’accoglienza. La motivazione addotta dalle istituzioni? L’impossibilità di allestire una struttura da parte della protezione civile impegnata nelle aree colpite dal terremoto.

Volontà e opportunità. Non è chiaro se alla base di tale immobilismo ci siano carenze strutturali o ancor peggio,  una mancanza di volontà da parte delle istituzioni di affrontare la questione tanto impopolare dell’accoglienza dei migranti, fatto sta che Roma sta rimanendo indietro rispetto ad altre città non solo italiane ma anche europee. “Madrid, Parigi, Berlino, Milano – affermano i volontari di Baobab Experience – hanno tutte trovato il modo di alleviare criticità analoghe[…]Forti delle garanzie di associazioni sia finanziatrici che fornitrici di assistenza legale e sanitaria, e di architetti pronti a progettare il campo a misura d’uomo, abbiamo proposto una soluzione realizzabile a costo quasi zero, rovinosamente caduta nel vuoto.

 Noi continuiamo a chiedere una soluzione strutturale. Basta fare spallucce sulla pelle dei migranti: una dichiarazione d’incapacità non è una risposta accettabile da parte di un’amministrazione democraticamente eletta e politicamente responsabile”.
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