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22Novembre2016 Vie active-vie d’aidant: combattre les inégalités de salaire femmes-hommes

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di Federica D’Amico

Lo scorso 21 novembre si è tenuto a Bruxelles presso il CESE – consiglio economico e sociale europeo, l’ultimo seminario transnazionale nell’ambito del progetto Gender Pay Gap.

ARCS, che ha partecipato alla realizzazione dell’iniziativa con una serie di attività di ricerca, diffusione e informazione insieme a “Le Nove Studi e ricerche”, era presente all’evento con un contributo sull’esperienza italiana in materia di differenziali salariali e di politiche di welfare, dando anche conto dei risultati della ricerca qualitativa condotta in Italia: Discriminazioni e lavoro di cura: il caso “aiutanti familiari”.

All’evento hanno preso parte la Ligue des droits de l’homme francese, capofila dell’iniziativa, l’IRES – Istituto di ricerca economica e sociale francese, che ha coordinato e sistematizzato le ricerche nei paesi coinvolti (Austria, Francia, Italia, Lussemburgo), Eurocarers autorevole network europeo di associazioni di caregiver, l’AEDH – Association Européenne des droits de l’homme, e la DG Justicie, che ha finanziato l’iniziativa, e che ha espresso molto interesse verso questa tematica e grande apprezzamento per il progetto che, attraverso numerosi incontri a livello nazionale in ciascun paese e a livello transnazionale, contribuisce nel portare all’attenzione del pubblico e dei decisori politici la tematica dei differenziali salariali e di come il ruolo di caregiver familiare abbia un impatto negativo sul reddito nel momento in cui si svolge un’attività professionale. Tale scarto salariale coinvolge prevalentemente, le donne. L’evento ha suscitato un’ampia partecipazione tra i membri del CESE, e le associazioni che si occupano dei diritti dei caregiver familiari e dei rappresentanti del mondo sindacale, assicurativo e mutualistico.

Il progetto si è dunque formalmente concluso il 30 novembre, ma in Italia faremo tesoro dei risultati e del lavoro svolto in questi due anni, compresa la realizzazione di una serie di strumenti di comunicazione (video, brochure, ricerche) e continueremo ad animare il dialogo avviato, insieme a le Nove, con CGIL, regione Lazio e regione Emilia Romagna, così come con il terzo settore italiano: un grande lavoro resta da fare per combattere le disuguaglianze in quest’ambito, in particolare quelle di genere.

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