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01Dicembre2016 “Hai visto, è morto l’uomo più intelligente di Cuba”

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di Sara Cuscunà – Volontaria a Cuba nell’ambito del Srvizio Civile Nazionale all’Estero

MUERTE NO ES VERDAD CUANDO SE HA CUMPLIDO BIEN LA OBRA DE LA VIDA. Questa la frase di Josè Martì che continuavano a ripetere alla radio la notte di venerdì 25 Novembre. Marilyn ascoltando non capiva perché continuassero a ripeterla, poi la notizia ufficiale in Tv, e di lì in poi per tutta la notte il telefono non ha smesso di squillare.

Sabato mattina Marilyn e sua madre erano molto silenziose, la bandiera già pronta per essere appesa al balcone, sembrava che non se ne facessero una ragione. Non sapevo che dire, in tv, passano immagini di archivio, mi commuovo subito. Ripercorrono la vita di Fidel Castro, dalla rivoluzione alle missioni di solidarietà, al processo di alfabetizzazione di massa; io lo osservo e vedo il volto di un uomo buono, sorridente, che salutava tutti con un bacio e un abbraccio, dai contadini ai rappresentanti di stato. La gente piange, parla di lui come di un padre che gli ha insegnato cos’è la vergogna, la dignità e la solidarietà per un popolo; e che di là da quelli che sono stati i suoi errori, ha sempre cercato il bene per tutti. 

Per la strada un’atmosfera molto sommessa. Silenzio. La città è quasi deserta, qualcuno seduto su un gradino con lo sguardo nel vuoto. Un giovane amico di qui mi manda un messaggio “Hai visto, è morto l’uomo più intelligente di Cuba”.

Questo è un paese veramente unito, nel bene e nel male sanno che la rivoluzione gli ha garantito i diritti umani primari e fondamentali, tutti i cubani amano Cuba, anche quelli che non amavano Castro. Rimetto in discussione il patriottismo, che ho sempre vissuto come qualcosa di negativo, e mi viene da pensare che forse in Italia la situazione sia tale da temere o disprezzare qualunque forma di autorità. Qui l’autorità mi sembra amorevole, molto umana e dalle ambizioni assolutamente nobili.

Martedì per il grande commiato a Fidel Castro Ruz, in Piazza della Rivoluzione, gente di ogni età e da ogni parte del mondo, molti in divisa, giovani in uniforme scolastica, volti con scritto FIDEL VIVE. Come il giorno prima percepisco un socialismo tangibile nello svolgersi di queste grandi concentrazioni di gente, la piazza era piena, gremita, ma ordinata, ognuno con il proprio spazio vitale.

Le quattro ore di discorsi pronunciati da rappresentanti di ogni parte del pianeta mi hanno aperto all’altro mondo che forse davo troppo per scontato: quello dell’America latina, di un’altra politica i cui principali interessi sono solidarietà, rispetto dell’autonomia e della libertà, dignità e uguaglianza dei popoli. Ieri il mondo ha ringraziato Fidel e Cuba per gli aiuti ricevuti senza alcun interesse rispetto a pozzi petroliferi o miniere, condannando l’imperialismo, le logiche relazionali in funzioni economiche anziché solidali e lo sfruttamento. Ho visto una forte fratellanza, forte perché non figlia di una “patria a prescindere”, ma semmai di una patria per degli ideali, per un sogno che rende tutti consapevoli che Fidel deve continuare a vivere nelle idee e nelle azioni di questo popolo.

Forse la scomparsa di quest’uomo comincia a farmi capire dove mi trovo, oggi commuovendomi con il popolo cubano e sudamericano ho imparato molte cose, d’improvviso la nostalgia di casa può attendere perché qui c’è ancora tanto da capire.

Lentamente e in silenzio ci avviamo verso casa. Nell’esplosione della folla vedo Rachel asciugarsi qualche lacrima, è molto commossa e anch’io lo sono, mi sembra di camminare verso qualcosa di nuovo, e mi sfiora l’idea che ci stiamo allontanando da quella storica piazza per l’ultimo storico atto di questo genere, perché finora solo Fidel ha fatto in modo che accadessero; anche se questi giorni hanno lasciato intendere che non è così, che Cuba vuole continuare la rivoluzione.

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