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14Dicembre2016 La trappola di Aleppo: migliaia di civili in attesa di lasciare la città

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Con l’aiuto degli alleati russi e iraniani, il presidente siriano Bashar al Assad ha piegato anche gli ultimi quartieri di Aleppo occupati dai ribelli, ma ora il grande interrogativo riguarda le sorti di migliaia di civili che si trovano nella zona orientale della città. La tregua siglata ieri tra forze governative e gruppi oppositori prevedeva la evacuazione ma i  bus verdi ricoperti con i poster del presidente siriano Bashar al Assad sono ancora in attesa: l’evacuazione di Aleppo, che sarebbe dovuta iniziare questa mattina alle 5, non è ancora partita e secondo i ribelli potrebbe essere posticipata a domani.

I motivi del ritardo non sono chiari e di fronte alla situazione di incertezza e confusione si moltiplicano gli appelli internazionali. La Francia chiede che gli osservatori delle Nazioni Unite siano presenti sul campo per vigilare, mentre dal Palazzo di Vetro arrivano parole di preoccupazione. Il timore è che civili e combattenti, una volta saliti sugli autobus, possano essere condotti in centri di interrogatorio o di detenzione, invece di essere trasportati in aree sicure come stabilito dall’accordo siglato ieri. Un rischio reale, già denunciato da diverse Ong: uno scenario simile si è già verificato qualche settimane fa quando ad essere evacuato fu il sobborgo ribelle di Daraya, località alla periferia di Damasco che si arrese al regime dopo mesi di bombardamenti e il taglio di ogni possibilità di approvvigionamento.

Sul numero di persone rimaste in trappola le stime variano dalle cinquantamila persone prefigurate dalle Nazioni Unite, fino alle centomila riferite da fonti locali. Un terzo, secondo stime impossibili da verificare, sarebbe composto da combattenti: di questi, circa il 10% vicini ad Al Qaeda. Ma insieme a loro ci sono anche donne e bambini, non a caso ieri l’Unicef ha lanciato un appello per i minori intrappolati. Anche nel loro caso, il fatto che l’evacuazione sia il frutto di un accordo fra il governo turco e quello russo e che non siano previsti ruoli per Onu o Croce rossa internazionale è fonte di preoccupazione. Ieri sera il Palazzo di Vetro si è di nuovo detto pronto a mettere a disposizione le proprie forze, così come aveva fatto la Croce rossa.

Su quello che sta accadendo in queste ore ad Aleppo ci sono versioni divergenti:  il governo russo, alleato di Assad, riferisce che già seimila civili avrebbero abbandonato Aleppo nelle ultime ore. Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, garantisce che “entro un paio di giorni la situazione sarà risolta”, ma intanto l’Osservatorio siriano per i diritti umani riporta che la città sarebbe tuttora preda di boati ed esplosioni a dispetto del cessate il fuoco siglato ieri.

Aleppo, che era il centro industriale e finanziario della Siria, dal 2012 è stata l’epicentro del conflitto, con gli oppositori di Assad asserragliati nei quartieri orientali della città. Ieri le truppe governative sostenute dall’aviazione russa e dalle milizie sciite fedeli a Iran e Hezbollah hanno piegato i ribelli; l’offensiva, che si era intensificata a metà di quest’anno con l’intervento diretto della Russia, si è conclusa con la resa delle milizie anti-Assad.

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