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18Dicembre2016 18 dicembre – Giornata internazionale per i migranti

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di Filippo Miraglia, presidente di ARCS

Il 18 dicembre si è celebrata la giornata internazionale per i migranti delle Nazioni Unite.
Il 18 dicembre del 1990 l’Assemblea delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie.
Una convenzione che nessun Paese dell’UE, compresa l’Italia, ha ratificato. La paura di dover riconoscere dei diritti a persone oggetto di continue e crescenti campagne razziste, è più forte di ogni senso di responsabilità.
L’anno che ci lasciamo alle spalle è stato un anno orribile per i migranti e per i loro diritti.
Le guerre e le persecuzioni, le diseguaglianze e lo sfruttamento delle risorse della terra, sono aumentate.
In conseguenza è cresciuto il numero di persone costrette a lasciare la propria casa in cerca di protezione. E non potendo viaggiare in sicurezza e liberamente sono state obbligate a rivolgersi a trafficanti privi di scrupoli, unico modo per tentare di mettere in salvo se stessi e la propria famiglia.
Molti non ce l’hanno fatta: quasi 5 mila, mai così tanti in un anno, sono i morti e i dispersi del 2016
I governi continuano a discutere, programmare e finanziare azioni volte ad aumentare le difficoltà e gli ostacoli per chi è costretto a lasciare la propria casa. Azioni e politiche governative alimentano il business di chi organizza i viaggi dei migranti e il numero dei morti.
L’obiettivo di esternalizzare i controlli e le frontiere, scaricando su altri Paesi l’onere di bloccare i flussi e di respingere i migranti è oggi il principale obiettivo sul quale si concentrano gli sforzi dei governi.
Questo fa di loro, di tutti i governi dell’UE, i principali complici di chi sfrutta la chiusura delle frontiere e organizza i viaggi nel mediterraneo.
Le migliaia di morti e le tante violenze che oggi subiscono i migranti in Libia e in tanti altre aree intorno al mediterraneo, hanno un colpevole che è l’UE e i suoi governi.
L’Italia in questo quadro ha l’unico merito di aver salvato decine di migliaia di vite umane nel mediterraneo. Un fatto molto importante per il quale bisogna anche ringraziare molte organizzazioni umanitarie che lo stanno facendo volontariamente. Allo stesso tempo tuttavia, il nostro governo ha continuato a promuovere accordi con regimi dittatoriali, considerando quello con Erdogan, con la Turchia, l’accordo modello. Una vergogna intollerabile che bisogna fermare quanto prima. In questo senso purtroppo va denunciata la logica totalmente sbagliata e inefficace del cosiddetto “Migration Compact” che, pur presentandosi, nel dibattito intergovernativo dell’UE, come posizione a favore dei migranti, è basata essenzialmente sull’esternalizzazione delle frontiere e sugli accordi per i rimpatri facili. Lo slogan “aiutiamoli a casa loro” è esemplificativo di come si voglia dare risposte essenzialmente
È utile anche ricordare che il nostro Paese accoglie in questo momento decine di migliaia di persone, più di 160 mila. La maggior parte di queste trova alloggio nei cosiddetti Centri di Accoglienza Straordinaria, strutture affidate dalle prefetture a soggetti poco o per nulla competenti. Un sistema che è da anni in uno stato confusionale prodotto dall’emergenza stabile con la quale è gestito, con conseguenze pesanti: spreco di risorse pubbliche, razzismo diffuso, ingiustizie e sovraccarico del sistema giudiziario sul quale, come spesso avviene nel nostro Paese, si scarica l’incapacità e il malfunzionamento della macchina pubblica.
Tra le tante contraddizioni che l’anno 2016 ci consegna in materia d’immigrazione, vale la pena ricordare l’ennesima occasione persa per modificare, anche se solo parzialmente, la legge sulla cittadinanza. In particolare, dopo l’approvazione alla Camera, nell’ottobre del 2015, della riforma che introduce lo ius soli e modifica in senso positivo la legge 91/92 nella parte riguardante i minorenni, al Senato la legge è stata affossata da una maggioranza sempre impegnata in tutt’altre faccende, quasi sempre di interesse del palazzo. Un errore politico strategico grave, che allontana ancora di più di quanto non faccia il razzismo diffuso, centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze di origine straniera, italiani senza cittadinanza, che rappresentano un pezzo importante del nostro comune futuro al quale la classe dirigente miope di questo Paese non riesce a dare risposte concrete.
La lista delle cose non fatte e di quelle fatte male sull’immigrazione nel 2016 sarebbe troppo lunga da occupare intere pagine, forse debolmente equilibrata da una retorica meno razzista e più attenta ai diritti di quanto la politica di questi anni ci ha abituati a vedere e sentire.
Ma l’anno che si sta chiudendo vorremmo dimenticarlo al più presto: l’accordo UE Turchia del 18 marzo scorso, la progressiva nascita di muri e controlli anche alle frontiere interne dell’UE, le migliaia di morti, il consolidamento della logica degli hot spot, con le conseguenti espulsioni illegittime (come quella del 24 agosto scorso verso il Sudan di profughi del Darfur) e l’assenza di qualsiasi strategia in materia d’immigrazione, consegnano una eredità pesantemente negativa.
Speriamo che il cambio di governo e, forse, la consapevolezza che inseguendo le ragioni della destra xenofoba si finisca per favorirla, facciano cambiare passo al governo Gentiloni.
Noi intanto, consapevoli di quanto poco attenti siano, se non a parole, quasi tutti i politici alla questione dei diritti e dell’uguaglianza, ci prepariamo a rafforzare la nostra azione di contrasto al razzismo e al populismo xenofobo. Anche nella consapevolezza che l’anno 2016 non è stato un anno brillante neanche per le forze sociali e le organizzazioni antirazziste e che serve un impegno ed un lavoro straordinario, se non ci si vuole arrendere all’egemonia culturale delle destre razziste.

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