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23Febbraio2017 L’Italia fermi il naufragio del diritto d’asilo

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di Francesca Chiavacci, su corriere.it

Mentre veniva diffusa da alcuni organi di informazione la notizia, rivelatasi infondata, di un accordo con la Tunisia sul rinvio di migranti e rifugiati, le autorità di quel Paese sono sottoposte a pesanti pressioni da parte di Italia e Germania perché accettino le loro richieste.

Materia di scambio sarebbe il sostegno alla lotta contro il terrorismo in cambio della disponibilità a far sbarcare sul proprio territorio le persone intercettate dalla Guardia Costiera italiana. Si tratterebbe però di un’altra violazione flagrante degli obblighi dell’Unione Europea e dell’Italia, già condannata nel 2012 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per aver respinto dei rifugiati verso la Libia, in violazione al principio di non-refoulement.

A queste pressioni si aggiungerebbe, secondo una fonte parlamentare belga, l’inserimento di una clausola di riammissione negli accordi di dicembre 2016 sulla conversione del debito tunisino in investimenti del Belgio in Tunisia.

Mentre la Germania, il Belgio e l’Italia stanno considerando di inserire la Tunisia nella lista dei paesi cosiddetti “sicuri”, va ricordato il Paese non ha ancora adottato alcuna legislazione sul diritto d’asilo e non dispone delle capacità d’accoglienza per le persone bisognose di protezione internazionale. Non vi è inoltre alcuna garanzia di protezione contro l’incriminazione per il reato di emigrazione clandestina, introdotto nel 2004 nella legislazione tunisina proprio su pressione dell’Ue, né vi sono garanzie procedurali per le persone non intenzionate a chiedere asilo e che rischiano di essere private della libertà ed espulse in condizioni disumane e degradanti.

Le pressioni esercitate sulla Tunisia devono cessare. Quel che serve invece è un vero impegno da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri per l’accoglienza di migranti e rifugiati sul territorio dell’Unione e di un reale sostegno alla Tunisia nel consolidamento dello stato di diritto e nella lotta contro il terrorismo.

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