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19Marzo2018 Non ci vestiremo di bandiere

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di Desiree Ceccarini

Il tema della bandiera è assai particolare. Non mi è mai appartenuto pensare alla bandiera come simbolo di orgoglio e quando mi capita di incontrare qualcuno che chissà per quale motivo indossa una bandiera, non posso fare a meno di sentirmi strana, soprattutto quando questo qualcuno è una massa indistinta di donne avviluppate in luccicanti mantelli rossi macchiati da una mezzaluna e una stella bianche.

Ed è questa sensazione di estraneità che mi colpisce quando scendo dalla metro a Bab Saadoun con le tre, quattro amiche che mi accompagnano, e quando mi immergo nella distesa di donne in rosso che sfilano orgogliose verso la sede dell’ARP[1] del Bardo.

Quella del 10 Marzo è stata la prima manifestazione a cui ho deciso di partecipare da quando sono a Tunisi, quella in nome dell’uguaglianza tra uomo e donna per quanto riguarda l’eredità, organizzata dalla Coordination inter-associative pour l’égalité dans l’héritage en Tunisie, di cui fanno parte più di settanta associazioni tra cui l’Association Tunisienne des Femmes Démocrates.

Forse anche per questo del nostro gruppetto di amiche siamo andate in poche, praticamente le sole che di questo contesto (il femminismo in Tunisia?) hanno capito ancora poco e che da quel giorno hanno le idee ancor più confuse. Insomma scendiamo in strada per rivendicarci l’uguaglianza! Però noi promotrici di questa campagna, rappresentiamo le élite della società tunisina, non confondiamoci! E ci vestiamo di bandiere perché l’idea di una lotta universale per l’emancipazione della donna è ancora lontana!

A dir poco un controsenso. Genere vs Classe? Donne tunisine, donne straniere….

Non so se sia stato il caso, l’inconscio o il contesto particolare ma fatto sta’ che anche noi abbiamo iniziato a costruire un discorso sulla “donna”.

Noi nel senso di un gruppetto di donne (con tutte le contraddizioni del caso) che ancora una volta ha voluto affrontare la questione e interfacciarsi con le criticità che caratterizzano questo tema.

Per questo tema intendo soprattutto tutto ciò che scaturisce dalle domande: ma che significa essere donna? Che cosa fa di una donna, una donna? Che cosa la differenzia dall’uomo? Il genere ha un’essenza reale o è solo un costrutto imposto?  Le rivendicazioni della donna varcano i confini o li fortificano?

Insomma domande importanti che sono le fondamenta di movimenti e lotte in tutto il mondo e che continuano a produrre riflessioni e condivisioni importanti.

Sicuramente le risposte sono molteplici, ognuna mette nel piatto quello che è il suo percorso e le sue contaminazioni ma è sicuro ciò che è emerso all’inizio dell’incontro: noi non ci vestiremo di bandiere, ma ci spoglieremo di esse piano piano. Fino a divenire corpi, strumenti e fini della nostra lotta.

 

[1] Assemblea dei Rappresentanti del popolo.

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