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27Gennaio2020 Carceri libanesi: continua il lavoro sul campo

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di Giuseppe Cammarata

Nonostante le perduranti difficoltà politiche ed economiche che il Libano continua ad attraversare, il progetto DROIT prosegue le attività previste.

Gli obiettivi di fornire un percorso di base di formazione professionale ai detenuti, di alleviarne le loro difficoltà psicologiche tipiche della detenzione attraverso un organico programma di supporto psico sociale e di contribuire a migliorare le capacitá delle istituzioni e delle organizzazioni della società civile di affrontare le sfide che sono loro chieste sono fin qui raggiunti.

Nonostante la crisi politica ed economica in atto abbia in parte contribuito a rallentare il normale svolgimento delle attività a partire dal 17 ottobre scorso, il solido rapporto che due organizzazioni controparti hanno con il tempo costruito con le autorità locali ha fin qui consentito di superare agevolmente le maggiori difficoltà incontrate.

Il supporto psicologico e legale è continuato regolarmente. A causa dell’estremo bisogno riscontrato dal team di progetto, si è deciso di potenziare l’erogazione di questi due servizi rispetto a quanto originariamente previsto: ad esempio, a Roumieh hanno fino ad oggi usufruito di tali servizi circa 624 persone mentre a Barbar el-Kazhen sono state 129 le donne ad averne beneficiato.

Per quanto riguarda le attività di formazione professionale il primo ciclo di base di 100 ore si è concluso nell’ottobre 2019 ed a novembre 2019 è partito un secondo ciclo rivolto ad ulteriori 6 persone. Poiché il programma di alfabetizzazione ha riscontrato un minore interesse si è deciso di affiancare alla tematica principale, una componente di alfabetizzazione artistica (disegno a mano libera): altri 9 detenuti hanno quindi deciso di partecipare alle attività. Nel frattempo si  sono concluse le lezioni di Inglese e sono partite le sessioni di informatica.

A Barbar el-Kazhen, é in corso di realizzazione il secondo corso di formazione professionale per parrucchiera & estetista. Il secondo ciclo del laboratorio artigianale di lungo periodo, che realizza articoli in stoffa (borsette, portamonete, cinture, braccialetti, ecc) da vendere presso i negozi de L’Artisan du Liban (con cui il progetto ha stipulato un accordo di collaborazione) ha fin qui visto una presenza media mensile di 16 partecipanti ed è particolarmente apprezzato dalle detenute di lungo periodo grazie al piccolo incentivo economico che ricevono in relazione alle vendite.

Quanto alle azioni previste per il miglioramento di infrastrutture e servizi, nonostante un ritardo imputabile alla situazione in corso nel Paese, nei giorni scorsi la proposta di eliminare le barriere architettoniche che impediscono l’accesso ai diversi piani del Braccio C e la deambulazione dei portatori di handicap costretti in carrozzella o con gravi limitazioni di movimento è stata approvata ed i lavori cominceranno il prima possibile, a conclusione dell’iter procedurale previsto per la gara di appalto.

L’animatrice sociale ha regolarmente continuato a condurre le attività culturali-ricreative: i detenuti hanno fin qui partecipato ad incontri individuali ed a sessioni di gruppo focalizzando gli interventi sulle conseguenze sociali e personali che l’abuso di sostanze stupefacenti ha all’interno della cultura libanese. A Barbar el-Kazhen, invece, le attività si sono focalizzate, attraverso l’uso della drammaterapia, sul miglioramento delle capacità espressive ed interrelazionali, passando per la gestione dello stress e l’accettazione della condizione di privazione temporanea della libertà. Continuano anche le sessioni di riconciliazione familiare all’interno del carcere di Roumieh ed al centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di AJEM di Rabieh. In questo caso il percorso intrapreso dai beneficiari si scontra essenzialmente con la cultura libanese, per la quale lo stigma della detenzione inficia, in primis, i rapporti con la famiglia a causa del senso di “vergogna sociale” e di irreversibilità della situazione, legato alla condizione di reo.

Infine a Rabieh si continuate le sessioni di supporto psico-sociale per gli ex-detenuti utenti del Centro. Durante questo periodo lo staff di progetto ha riscontrato come la frequenza di ricaduta nell’abuso di sostanze stupefacenti da parte dei frequentatori del centro abbia avuto un incremento. Ciò ha portato a considerare la presenza regolare di uno psichiatra, attualmente garantita dal partner AJEM in modo occasionale, come prioritaria per coprire le reali necessità individuate e soprattutto per consentire la somministrazione di test sanitari e farmaci per il trattamento sostitutivo da oppioidi (OST).

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