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09Marzo2020 YouthQuake: molto più di ciò che mi aspettavo

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di Luca Fiammengo, volontario Youthquake

Avevo già deciso che dopo la laurea mi sarei preso un anno lontano dai libri, dove però era ancora da decidere. Avevo voglia di mettermi a servizio di altre persone e riscoprire il piacere che ne provavo negli anni di scout, inoltre mi serviva un banco di prova per le competenze acquisite nel corso della mia laurea triennale in Scienze della comunicazione.

Il mio amico, che a breve diventerà collega, Eddy mi mise al corrente della possibilità di fare uno SVE e tutto sembrò per me e per quello che cercavo; tuttavia le mie aspettative non si avvicinavano minimamente a ciò che mi attendeva.

Arrivato a Katowice, presso l’organizzazione Bonafides, ho avuto immediatamente modo di conoscere, prima Iryna e poi Alessandro, entrambe bravissime persone che ora sono orgoglioso di chiamare amici, loro mi hanno accolto e accompagnato alla residenza studentesca dove vivo tutt’ora. Porta a porta con Alessandro, l’altro volontario che fa parte del progetto Youthquake, si è sviluppata immediatamente un forte intesa, maturata in un’ottima amicizia. La sera stessa del mio arrivo ho avuto modo di conoscere Alina e Jose, altri due volontari che non fanno parte del mio progetto, ma coi quali ho la fortuna di condividere l’ufficio. Da quella stessa sera in poi si sono dimostrati sempre amichevoli e disponibili, invitandomi a pattinare il giorno dopo e sempre pronti a offrirmi un aiuto laddove necessario. Nel corso del weekend ho potuto conoscere gli altri volontari Bonafides, così che ancora prima di entrare in ufficio già mi sentivo parte del gruppo. 

Una volta in ufficio ho conosciuto Mariachiara (la coordinatrice del progetto) e tutte le altre persone che lavorano nella stessa sede, tutti appassionati e positivi, che alleggeriscono il lavoro e lo rendono più interessante.

Il lavoro che svolgo è davvero vario. Si alternano giornate in ufficio: dove si pianificano progetti che riguardano l’associazione, ci si occupa della promozione sui social di diverse iniziative o ci si documenta e mette mano al lavoro di presentazione da portare nelle scuole. Fuori dall’ufficio si entra a contatto con la realtà del posto, si cerca di dare forma al progetto, parlando nelle scuole del sisma che ha colpito il centro Italia nel 2016. Qui in Polonia i terremoti non avvengono mai, proprio per questo quando ne parliamo io e Alessandro, i ragazzi delle scuole appaiono molto interessati, il che è molto soddisfacente e porta una gran voglia di ripetere e migliorarsi. Il servizio non si ferma qui, perché spesso si va ad aiutare comunità di bambini che nella vita sono stati meno fortunati e nonostante una grossa barriera linguistica ci separi, si riesce comunque a divertirsi e comunicare.

Si sta inoltre dando vita, insieme agli altri volontari, ad uno svariato numero di progetti che vedrà la luce nel corso dei mesi a venire. Stimolandosi a vicenda e scoprendo diversi interessi comuni, si produce una montagna di idee e ci si mette al lavoro per la realizzazione.

La città è molto più internazionale di quanto mi aspettassi: quasi ogni giorno della settimana si può prender parte a incontri informali organizzati apposta per gli stranieri residenti a Katowice, che hanno il fine di favorire il più possibile l’integrazione. 

La gente del posto sebbene a primo impatto possa sembrare fredda è in realtà molto curiosa e disponibile; e stringere legami è più facile di quel che ci si aspetti.

Ad un mese di distanza dal mio arrivo mi ritengo più che soddisfatto di come stia procedendo questa esperienza: con i colleghi si è creata una buona sintonia, con le persone del posto si stanno stringendo i primi legami ed in ufficio le responsabilità stanno aumentando; io non vedo l’ora di aggiungere impegni alla mia tabella di marcia!

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