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17Marzo2020 Cuba e Covid19: a rischio l’economia del Paese

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di Federico Mei, coordinatore ARCS a Cuba

Mentre ormai si registra un incremento di casi in tutti i paesi Latino Americani, Cuba conferma, per ora, solo 4 contagi: 3 turisti italiani e 1 cittadino cubano, la cui moglie tornava da un viaggio in Italia, e che ha già superato la fase acuta. Sono invece almeno 256, tra cui molti italiani, le persone sotto osservazione per essere entrate in contatto con i 4 casi accertati, ma fino ad ora tutte le analisi hanno dato esito negativo.

A fronte di una situazione che sembra ancora sotto controllo però, il Governo Cubano non ha aspettato a prendere i primi provvedimenti con l’obiettivo di limitare al minimo un eventuale espandersi del contagio.

Del resto già da fine febbraio, quando ormai era evidente il suo incremento nei paesi europei, Italia in testa, le autorità locali hanno iniziato a “preparare” il terreno prima di tutto attraverso un processo di informazione/formazione agli operatori turistici (sia statali che privati), i primi a rischio contagio, e poi allertando tutto il sistema sanitario nazionale dando particolare attenzione al monitoraggio di ogni fenomeno influenzale presente sul territorio.

Anche se sono stati sospesi o cancellati tutti gli eventi internazionali in programma come convegni, eventi sportivi e culturali, chiusi i locali di aggregazione massiva come cinema, teatri e case della musica, non vi sono particolari restrizioni alla mobilità delle persone. Il consiglio per chi presenta sintomi riconducibili al virus, quindi anche chi ha una semplice influenza o raffreddore, è di non presentarsi nei posti di lavoro e di mettersi subito in contatto con gli ambulatori più vicini o il medico di famiglia per essere sottoposti a controllo.

Se la situazione sanitaria appare finora sotto controllo, l’impatto della diffusione del nuovo COVID-19 si fa comunque sentire in una forma diversa. Dopo le ulteriori strette dell’embargo USA messe in campo dal passato agosto, il turismo rimaneva uno dei pochi sostegni alla debole economia cubana: ora rischia di essere messa in ginocchio per il crollo di tutto il settore.

Vanno invece segnalati come nota positiva, i riconoscimenti, anche da parte di Paesi da sempre detrattori del sistema cubano, tributati alle missioni sanitarie cubane all’estero. Anche l’Italia ha fatto richiesta al governo di equipe mediche in grado di dare una mano nelle situazioni più critiche come in Lombardia. Più sorprendente sembra invece il richiamo dei medici cubani in Brasile dopo il loro ritiro predisposto dall’Avana a causa delle forti critiche ricevute subito dopo l’elezione di Bolsonaro. Del resto, in tutti i Paesi dove è presente una missione sanitaria di medici cubani, questi sono stati chiamati in prima linea ad affrontare questa emergenza.

La vocazione solidaristica di questa piccola isola in mezzo ai Caraibi, troppo spesso maltrattata, è confermata peraltro dalla disponibilità data proprio in queste ore all’attracco della nave da crociera MS Braemar, che, con alcuni casi di COVID19 tra le persone a bordo (poco più di mille tra passeggeri e persone dell’equipaggio), è ormai da giorni in balia degli eventi senza poter attraccare in nessun porto e senza potersi rifornire dei beni di prima necessità.

Ora, più che all’Europa, da cui gli arrivi sono ormai ridotti al minimo e per i quali comunque è stato messo in campo un sistema di monitoraggio per riconoscere immediatamente possibili casi di contagio, si vede con timore ai vicini Stati Uniti dove sono ancora poche le azioni di contenimento messe in campo e dove si teme una situazione ben più grave di quella comunicata fino ad oggi.

Anche se Trump ha fatto cancellare la maggior parte dei collegamenti che erano stati autorizzati dopo l’apertura di Obama, rimane ancora un importante flusso di cubano-statunitensi che si recano sull’isola per visite familiari e che potrebbero rappresentare il vero canale di diffusine del virus nell’isola.

 

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