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05Agosto2020 Il risveglio di Beirut dopo la catastrofe

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di Giuseppe Cammarata

Beirut stamattina si è svegliata in un silenzio attonito, dopo le sirene incessanti che a partire da ieri pomeriggio hanno squarciato l’aria in tutta la città.

Silenzio, a dire il vero, interrotto qua e là dal rumore degli elicotteri dell’esercito e delle forze di sicurezza.

L’unico rumore che si sente qui a Furn el-Chebbak (area dove ARCS e molte altre organizzazioni italiane hanno uffici, guest house e dove abitano molti espatriati) è quello dei vetri infranti, spazzati via dalla forza d’urto dell’esplosione che ieri pomeriggio ha devastato il porto e tutta la zona del centro. E siamo distanti circa 3 chilometri dal luogo dell’esplosione.

ARCS ha deciso di rispettare il lutto nazionale e tenere chiusi gli uffici oggi, in linea con la quasi totalità delle ONG nazionali ed internazionali. Le strade ancora adesso vedono gli affollamenti dei mezzi di soccorso. In stretto contatto con i partner, stiamo monitorando costantemente la situazione.

Al momento le vittime accertate sono oltre 100, ben più di 4.000 i feriti e si contano circa 100 dispersi. Le scuole sono state aperte per offrire riparo e ricovero a chi ha avuto la casa danneggiata dall’esplosione, ed il governo ha deliberato di supportare con ogni mezzo gli ospedali cittadini, già pieni di pazienti affetti da COVID-19.

È stato emanato lo stato di emergenza nazionale per 2 settimane, (che si aggiungono al periodo di lockdown originariamente previsto fino al 10 agosto) per meglio coordinare le azioni di risposta a questa immane tragedia.

In risposta all’appello di ieri sera del Primo Ministro Hassan Diab, la comunità internazionale ha subito promesso aiuti e supporto al Paese. Persino il nemico dichiarato, lo Stato con cui ufficialmente non esistono relazioni diplomatiche, il vicino Israele ha ufficialmente offerto sostegno e supporto attraverso le organizzazioni della società civile.

Basmeh wa Zeitooneh, organizzazione partner di ARCS attiva nei programmi di protezione sociale, seguendo un appello della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa, ha promosso una raccolta di sangue attraverso messaggi WhatsApp, mail e sito web. Le organizzazioni internazionali esperte negli interventi di prima emergenza supportano le autorità libanesi con personale, mezzi, strutture ed expertise.

Attraverso WhatsApp ed i social si è subito organizzato un sistema spontaneo di solidarietà per tutta la comunità del settore umanitario: alcuni colleghi hanno avuto dei danni a casa o negli uffici, ed a tutti è stato offerto un letto o un qualsiasi altro supporto a seconda dei casi.

Quanto alle cause di tutto ciò, è ancora prematuro fare ipotesi. Forse un errore, o un mancato controllo, o un’eccessiva leggerezza nello stoccaggio di migliaia di tonnellate di nitrato di ammonio in un’area densamente abitata. O forse no. Lo sapremo durante le fasi di restituzione dell’inchiesta che è stata aperta sull’accaduto.

Le reti di ong, tra cui AOI, cui ARCS aderisce, chiedono un immediato interessamento della comunità internazionale e dei singoli Paesi donatori con aiuti, risorse fresche che permettano di risollevare le già gravissime condizioni del Libano, che sta affrontando da anni l’emergenza dei rifugiati irakeni e siriani, che vede conflitti interni destabilizzanti per la tenuta istituzionale democratica, con un situazione dichiarata di dèfault e ha subito dall’inizio devastanti conseguenze della pandemia diffusa di Covid-19.

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