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09Settembre2020 Un sogno verde chiamato SOUFF

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di Andrea Belloni

Dakar mi ha riaccolto diversa, insolita, quasi trasformata. Il brulichio di persone, gli abiti colorati, il traffico continuo e incessante non erano più gli stessi. Saranno stati i mesi di lontananza, vissuti in un’Italia avvolta dalla cappa di quel nuovo termine, Covid, con cui tutto il mondo suo malgrado ha imparato a convivere, oppure il mio personale stato d’animo all’idea di ricominciare il mio lavoro in una situazione nuova rispetto al passato. Il famigerato virus anche qui ha fatto il suo ingresso, anche se con una forza d’impatto minore rispetto ad altri Stati africani, anche grazie alle rigide misure prese tempestivamente dal Governo. Non ho potuto ripensare ai lunghi mesi in cui l’ho vissuta, dalla banlieue al centro città in questi anni.

Ma è stato il viaggio verso il Djolof senegalese, con la campagna completamente verde, e soprattutto  rivisitare la fattoria S.O.U.F.F. in costruzione che mi ha riportato indietro nel tempo, al mese di ottobre dello scorso anno. In quei mesi ero impegnato con i beneficiari e con lo staff nella raccolta delle colture stagionali; unico periodo dell’anno in cui la terra concede i suoi frutti, dopo le piogge dei mesi precedenti. Ho conservato gelosamente una foto delle mie mani dopo quelle lunghe ore di lavoro. Sporche, piene di terra umida, stanche. Perché volevo ricordare quanta fatica gli uomini e le donne del villaggio di Nguith hanno sopportato per tutta la loro vita per riuscire a seminare, coltivare, raccogliere per ottenere una sola volta l’anno un piccolo grande tesoro. Costretti dalle condizioni climatiche del Sahel e dalla siccità a vivere in un territorio che solo questo offre loro.

Questa volta però è stato differente. Vedere le costruzioni avanzare, vedere il pozzo in funzione con l’acqua che scorre verso il grande bacino idrico, mi ha fatto pensare che no, stavolta sarà differente. Conviveremo con le solite difficoltà, il caldo e l’isolamento dai grandi centri urbani maggiori; conviveremo con il nuovo mostro che, apparso dal nulla, ci costringe ad uno stile di vita differente con mascherine, distanziamento fisico e qualche ansia in più; ma vivremo anche con l’acqua, il bene più prezioso nel Sahel. E grazie a questo gli agricoltori e gli allevatori della fattoria S.O.U.F.F. quest’anno avranno la possibilità di migliorare le loro vite, non più costretti ad aspettare la prossima stagione pluviale. Le loro mani saranno callose, segnate dalla fatica e sporche di terra, ma saranno ricompensati dal vedere crescere i frutti dei loro sacrifici molte più volte.

In ultimo non posso non pensare agli artefici di questo miracolo che sta prendendo forma. Dal Capo Progetto che mi ha preceduto Calogero Messina, al partner locale G.I.E. Le Djolof nella persona del Presidente Touty Coundoul, all’apporto tecnico di Reseda Onlus e Dokita Onlus, a tutto lo staff in loco (dai tecnici, agli animatori sino all’amministratrice contabile), ai beneficiari, agli abitanti di Nguith, e infine (ultimi ma non ultimi) tutti i componenti della Sede ARCS di Roma.

Siamo tutti un grande puzzle di un grande sogno. Un sogno Verde chiamato S.O.U.F.F.

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