05Dicembre2020 Difendere il suolo, combattere i cambiamenti climatici

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5 dicembre 2020, Giornata Mondiale del Suolo

Tutti conosco il problema della carenza d’acqua per l’uso potabile e per l’agricoltura. Pochi invece conoscono l’importanza di preservare e migliorare il suolo. E’ nel suolo che si svolgono la maggior parte dei cicli gassosi che compongono l’atmosfera. Sempre nel suolo si creano quelle importanti sinergie tra alberi, piante, funghi e microorganismi che garantiscono la salute delle foreste e degli habitat naturali.

La Giornata mondiale del suolo (World Soil Day) si tiene ogni anno il 5 dicembre come mezzo per focalizzare l’attenzione sull’importanza di un terreno sano e per sostenere la gestione sostenibile delle risorse del suolo. Questa giornata internazionale per celebrare il suolo è stata raccomandata dall’International Union of Soil Sciences (IUSS) nel 2002.

Il suolo è importante per la conservazione degli habitat naturali, per l‘agricoltura e per la lotta ai cambiamenti climatici. I principali progetti per la lotta alla desertificazione passano per il miglioramento del suolo e la riforestazione. Nemici del suolo sono l’agricoltura industriale e la monocultura, che consumano il suolo fertile lasciando solo sabbia e inquinamento.

Migliorare il suolo è estremamente importante per garantire l’agricoltura e la crescita della copertura vegetale della terra. Errate tecniche agricole, soprattutto in ambienti aridi come il Sahel o il Sahara, portano alla desertificazione. Stessa cosa vale per le aree agricole e naturali italiane, come risulta dall’ultimo studio dell’ISPRA sul consumo del suolo.

ARCS, con il contributo tecnico scientifico della RESEDA onlus, sta realizzando due importanti progetti in Senegal e nel Sahara occidentale. Il progetto in Senegal ha come obiettivo una azienda agroecologica comunitaria. Il nome del progetto è SOUFF, che in lingua Wolof significa terra. Punti fondamentali del progetto sono l’agricoltura basata su gli alberi (TBA – tree based agricolture), il miglioramento del suolo attraverso la tecnica del BRF (bois raméal fragmenté) e la produzione di compost. Inoltre non si useranno mezzi meccanici per la lavorazione del suolo e l’irrigazione avverrà attraverso un sistema a energia solare. La fattoria è all’interno di una piccola riserva naturale di 300 ha, creata in collaborazione con il dipartimento “Acqua e foreste” del Senegal. Nella riserva sono stati piantati oltre 160.000 alberi. La fattoria è circondata da un muro verde di 10.000 alberi e da uno interno di 5.000.

In un luogo estremamente arido si svolge invece il progetto degli “Orti solari familiari”. Scopo del progetto è produrre ortaggi e altri prodotti vegetali per la popolazione saharawi, che vive nei campi per rifugiati nel Sahara occidentale e in Algeria. Questi orti, realizzati con tecniche specifiche di agroecologia, permettono la produzione, due volte l’anno, di diversi ortaggi che vanno ad arricchire la povera dieta dei rifugiati. Anche in questo caso si utilizza la strategia della TBA, infatti nel progetto è inserito un ciclo annuale di produzione di alberi autoctoni che difendono gli orti dalle tempeste di sabbia, migliorano il suolo e forniscono medicine e altre essenze tradizionali.

Entrambe le iniziative sono state segnalate durante la giornata mondiale del suolo. Queste buone pratiche infatti si basano sul miglioramento del suolo, e sono in linea con le strategie mondiali di lotta ai cambiamenti climatici e per una agricoltura sostenibile. “Il nostro sforzo è stato soprattutto di identificare tecniche semplici e ripetibili. La formazione, come sempre, è un punto fondamentale, stiamo creando staff di tecnici locali che possano seguire e diffondere questi progetti.” Così spiega Roberto Salustri, direttore scientifico della RESEDA onlus, e prosegue “Lo studio della natura è fondamentale, sia nel Sahara sia nel Sahel, abbiamo prima studiato gli ecosistemi e gli alberi autoctoni presenti, prima ancora di scrivere un piano agroecologico”.

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