18Gennaio2021 COVID: L’Avana torna zona rossa

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di Federico Mei, Coordinatore progetti Cuba

“Cubaneo” è una espressione utilizzata per indicare alcuni tratti tipici del modo di fare dei cubani: allegria, festosità e familiarità con cui affrontano la vita.  Ma proprio questo aspetto, parte integrante del fascino di questo popolo, è oggi il principale imputato dell’esplosione di contagi sull’isola come non si erano mai registrati dall’inizio della pandemia. Basti pensare che territori come Guantanamo o Santiago de Cuba, anch’essi oggi in zona rossa, per mesi non avevano registrato nessun caso permettendo ai loro cittadini di vivere la quotidianità come se la pandemia non esistesse. L’Avana al contrario, dopo il primo lungo lockdown imposto tra aprile e giugno e una breve apertura tra luglio e agosto, era tornata in totale chiusura già a settembre, come conseguenza di un primo assaggio di “cubaneo” generato dalle vacanze agostane ma limitato ai residenti nel Paese.

Fino a novembre 2020 il contagio nell’isola era stato molto contenuto. La media si è sempre mantenuta intorno ai 40/50 casi giornalieri con punte massime che hanno sfiorato i 90 e punte minime che hanno, anche se solo per pochi giorni, toccato lo 0.

Ma cosa è successo quindi per portare in poco più di un mese a superare i 500 casi giornalieri (505 il 13 gennaio) e ripresentarsi in territori, come quelli orientali, che sembravano immuni?

Tutti concordano che la causa principale sia stata senza dubbio la riapertura degli aeroporti (dal 30 ottobre 2020 nel resto dell’isola e dal 15 novembre all’Avana) e il concomitante cambio del protocollo per le persone in arrivo dall’estero. Fino a quel momento, infatti, era previsto un periodo di quarantena obbligatorio in centri di isolamento; successivamente è stato deciso che bastasse un tampone all’arrivo in aeroporto e una quarantena volontaria presso la propria abitazione, o nel caso di stranieri presso il proprio hotel, fino all’arrivo del risultato del test.

È a questo punto che entra in gioco il “cubaneo. Da fine novembre infatti sono iniziati ad arrivare in massa i cubani residenti all’estero per le festività di fine anno e la visita alle famiglie, un rito che genera molto entusiasmo e che in generale ha portato a non rispettare l’isolamento volontario con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Va detto che, sia la decisione di riaprire gli aeroporti che il cambio di protocollo di sicurezza per gli arrivi dall’estero, sono legati alla profonda crisi economica che vive il Paese che si è andata aggravando sempre di più anche per il continuo irrigidimento del Bloqueo perpetrato dal governo Trump e che ha portato, proprio un paio di giorni fa, a reinserire Cuba nella lista nera dei paesi promotori del terrorismo con tutte le conseguenze economico/finanziarie che questo comporta.

Per affrontare la nuova situazione il governo ha ristabilito la zona rossa in quei territori che presentano un indice di contagio superiore al minimo stabilito, come l’Avana appunto, e ha reso obbligatorio, per entrare nel Paese, la realizzazione di un test, certificato da centri specializzati, effettuato nelle 48 ore prima dell’arrivo, mantenendo i 5 giorni di isolamento volontario per la realizzazione di un test confermativo.

La crisi economica si fa sentire però anche sulle nuove misure tanto che il lockdown attuale è molto più permissivo rispetto ai precedenti. Solo per fare un esempio, mentre in precedenza il trasporto pubblico era stato completamento sospeso, in questo caso la sospensione si limita alle ore notturne (dalle 21 alle 5) in modo da permettere alla popolazione di lavorare e di fare il necessario per agire. Agire perché la crisi morde, nel Paese c’è scarsità di tutto, dagli alimenti ai prodotti farmaceutici, e le persone sono costrette a spostarsi alla ricerca di ciò di cui hanno bisogno e a fare lunghe file anche solo per comprare il pane. E’ impensabile quindi in questa situazione uno stop totale alla già fragile economia e a una situazione resa ancora più complicata dalla decisione di avviare la riforma monetaria (eliminazione del CUC) proprio a partire dal 1 gennaio 2021: ancorché necessaria,  porta con se tutte una serie di conseguenze (aumento di prezzi, code alle banche, scarsità di prodotti per la mancanza di volontà dei contadini di vendere ai prezzi imposti dallo stato, ecc.) che rendono ancora più complesso il sistema-Paese.

Va detto che Cuba, e i cubani, hanno già dimostrato di sapersi rimboccare le maniche e di fare i sacrifici necessari, ma è chiaro che ora ci vorranno settimane, se non mesi, per riportare la situazione sotto controllo.

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