14Aprile2021 Progetto Pinocchio: parola ai protagonisti del laboratorio “COME SI DIVENTA CIÒ CHE SI E’”

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Nell’ambito del progetto “Pinocchio: cultura, sport, partecipazione civica e social network contro le discriminazioni per una maggiore inclusione sociale (AID11786)” cofinanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, abbiamo organizzato insieme all’Associazione La Frangia e all’Archivio Memorie Migranti un laboratorio per adolescenti con la scrittrice di origini camerunensi Paule Roberta Yao, intitolato “Come si Diventa ciò che si è”.

Quando veniamo al mondo, ci danno un nome, uno stato sociale, un’eredità culturale. Ci caricano di pesi e fantasmi, ci investono di desideri che non ci corrispondono veramente, ma che ci costruiscono profondamente. Durante il laboratorio, i ragazzi sono stati coinvolti in attività di lettura di gruppo del racconto autobiografico “Questo strano mercoledì” insieme alla scrittrice di origini camerunensi Paule R. Yao, confronti e momenti di scrittura individuale, creazione artistica e restituzione dei manufatti creativi per mettere a nudo queste dinamiche e scegliere ognuno il proprio nome e il proprio volto. I partecipanti si sono dimostrati entusiasti di condividere una giornata di confronto rispetto a temi di grande interiorità e delicatezza, soprattutto in questo momento storico, esprimendo molte delle criticità e problematiche che stanno vivendo: la mancanza della scuola, la fisicità “interrotta”, le relazioni difficili con la famiglia, la paura e l’incertezza verso il futuro.

Abbiamo intervistato una delle organizzatrici del laboratorio, Guendalina Salini, artista visiva e fondatrice dell’associazione La Frangia

Sono Guendalina Salini artista visiva e vicepresidente dell’associazione “La Frangia” con sede a Roma, nel quartiere Pigneto.

La Frangia è un’associazione che si occupa di arte e diritti umani che abbiamo fondato con Giulia Anita Bari violinista e attivista in Calabria dove ci siamo conosciute lavorando nei ghetti accanto ai ragazzi migranti raccoglitori stagionali. Penso che sia importante ascoltare le voci marginali, meno ascoltate e trasformarle attraverso l’arte.

Per me è stato molto interessante lavorare con Paule, autrice di un racconto autobiografico raccolto dall’Archivio delle Memorie Migranti, ed ideare con lei il laboratorio rivolto ad un gruppo di ragazzi adolescenti, che per definizione sono alla ricerca del proprio sé, della propria identità e che hanno risposto in maniera molto partecipata. Il laboratorio lo abbiamo chiamato “come si diventa ciò che si è”: tutto è iniziato dalla storia di Paule che parte dalla Francia, ha origini Camerunensi e poi prosegue la sua vita adulta qui a Roma. Mi ha molto colpita l’attenzione di Paule per la lingua, la sua volontà di dire la “parola corretta”.

Dalla lettura del suo racconto abbiamo lavorato sul tema dell’identità, su come la costruiamo, come questa sia condizionata dall’ambito in cui nasciamo, come le nostre radici possono essere ancore, freni o inibizioni e quanto invece sia una occasione bellissima per incontrare altre culture e lingue, per poter esplorare altre parti di sé.

Abbiamo così posto una domanda ai ragazzi: cos’è l’identità? come si costruisce? (famiglia, amici, difficoltà, abbiamo fatto un brainstorming collettivo) poi ognuno ha raccontato qualcosa di sé.

In un secondo tempo abbiamo chiesto di fare un lavoro più individuale: su un foglio di carta, disegnare come si sentivano in quel particolare momento, ognuno ha raccontato il suo disegno ed ha interagito con il disegno degli altri.

Una ragazza ha disegnato una piantina con tante radici, ha detto che non sa cosa diventerà, se un albero, un fiore, accanto un annaffiatoio rappresenta gli amici e la famiglia che la nutre e poi le nubi, le intemperie che aiutano a crescere.

Il laboratorio serve a mettere a nudo, a raccontarsi: sono stati momenti importanti di condivisione e sorpresa.

Poi abbiamo creato delle maschere. L’indicazione era: “fare la maschera: far nascere una nuova identità, la nascita del proprio daimon, il seme che si deve pian piano ascoltare e far nascere altrimenti soffriamo e tradiamo la nostra vera natura”.

Siamo partiti da maschere bianche, poi abbiamo iniziato a inserire i colori, a tagliarle e modificarle mettendo in scena un nuovo io! un aspetto creativo della nostra personalità!

Tutto questo processo in forma ludica può contribuire al modo di relazionarsi all’altro, in maniera creativa ci si apre all’altro e ci si fanno delle domande insieme.

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