05Agosto2021 Doundal Souff, far rivivere la terra

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di Roberto Salustri, Direttore EcoIstituto RESEDA

Ultima missione tecnica del progetto Souff (terra in Wolof), finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, la prima nel luglio 2017, esattamente 4 anni fa. Durante la prima missione abbiamo fatto sopralluoghi in diversi luoghi e parlato con diversi esperti e autorità locali. Il villaggio dove risiede la GIE Le Djolof, il partner proponente del progetto agricolo, era per puro caso lo stesso con cui, qualche decina di anni prima, avevamo iniziato un progetto di riforestazione, più di 220.000 alberi piantati.

Di solito gli agricoltori, in Africa ma anche in Europa, prima di coltivare tagliano tutti gli alberi, una pratica deleteria che ha permesso la desertificazione di ampie zone: la guardia forestale senegalese è impegnata a eliminare queste pratiche. Il primo anno è stato di studio dell’area e delle problematiche agroecologiche da affrontare e risolvere. La carenza di acqua, il degrado del suolo, il tipo di lavorazioni e le piante da coltivare. Come EcoIstituto RESEDA abbiamo sempre spinto le tecniche di agroecologia, che non sono semplicemente fare il compost o altre tecniche biologiche, ma si tratta di realizzare un vero e proprio ecosistema agricolo dove ogni cosa è connessa. Inoltre bisognava creare una squadra locale in grado di mettere in opera il piano agroecologico che si andava delineando.

Negli anni successivi l’impegno è stato innanzitutto quello di formare l’equipe locale e i contadini e progettare gli impianti, soprattutto l’impianto di irrigazione, il sistema di alimentazione solare e i laboratori di trasformazione. L’intera fattoria doveva diventare indipendente da ogni forma di utilizzo dei combustibili fossili. Doveva autoprodursi l’energia, avere acqua a disposizione, produrre compost e i prodotti per l’agricoltura biologica e i semi. Obiettivi non solo ecologici, ma anche di sopravvivenza economica della fattoria.

L’equipe, giovane e senegalese, ha partecipato ad un percorso di formazione teorica e sul campo ideato dal nostro EcoIstituto. Hanno fatto parte dell’equipe Fatima Sow, giovane agronoma specializzata in agricoltura biologica, Abdou Kandji ingegnere dell’ambiente, Ramata Coundoul scienze dell’economia e Abdou Coundoul animatore agricolo. Artefice dell’idea dell’azienda agricola: Touty Coundoul, Presidente del Gruppo di Interesse Economico GIE Le Djolof. Altro sostenitore dell’idea è stato il nostro compianto Mohamed Fall, specializzato in finanza e appassionato di agricoltura e sovranità alimentare, che purtroppo non ha potuto vedere ultimato il suo sogno.

L’ultima missione è servita per ultimare la formazione, che si è svolta soprattutto sul campo e dopo aver risolto i vari problemi tecnici che nel frattempo si erano manifestati. Ho lasciato l’equipe in grado di effettuare la programmazione giornaliera dell’irrigazione, che ormai si svolge solo e soltanto con l’energia prodotta con l’impianto fotovoltaico da 40 kW. E’ possibile irrigare i 15 ettari di coltivazioni e gli alberi, che nel frattempo sono stati coltivati nel vivaio forestale della fattoria. Il vivaio forestale attualmente produce intorno ai 25.000 alberi l’anno, in parte autoctoni per rinforzare il muro verde di protezione dalla desertificazione (varie acacie come la tortilis, la senegal, la seyal), in parte alberi da frutto per la fattoria (anacardi, manghi, soump, moringa, …), quest’anno una parte degli alberi saranno regalati alla popolazione e al villaggio.

La fattoria ha un altro vivaio di circa 2000 mq per la produzione di ortaggi, che poi saranno trapiantati in pieno campo. Attualmente sono stati messi in coltivazione 5 ettari dei 15 disponibili. Il resto sarà trapiantato durante la stagione delle piogge. La fattoria ha già cominciato a produrre ortaggi da diversi mesi, gombo, lattughe, pomodori, cavoli. Una parte è destinata a una economia solidale, una vendita effettuata a un costo minore per le famiglie più povere del villaggio. Ci sono ancora alcuni lavori da fare che saranno ultimati entro qualche settimana: questo è il periodo delle piogge e tutti gli sforzi saranno destinati alla coltivazione del niebé (un fagiolo tipico delle zone rurali, anche italiane), le arachidi e il Bissap (Karkadé), le tre piante tradizionali del Senegal del Nord, per un totale di 10 ettari.

La fattoria agroecologica sta permettendo alla vita di riprendersi quello che era diventato un deserto, a causa dell’allevamento e degli incendi. Grazie agli alberi e alla coltivazione rispettosa della natura i 45 ettari del progetto Souff si stanno riempiendo di vita. Abbiamo osservato diversi anfibi e uccelli, il comune Sciacallo del sahel e il Serval, elegante felino ormai diventato raro, a dimostrazione che realizzare un sistema agroecologico fa bene alle attività umane e alla natura. La fattoria è dotata anche di un laboratorio di trasformazione che già sta producendo succhi di karkade, baobab e altre miscele “energetiche” prodotte dai fiori del bissap e dalla corteccia di alcuni alberi autoctoni. Nel futuro prossimo inizierà a produrre marmellate, succhi, olii e polvere di diverse piante come la moringa. Anche il laboratorio è alimentato, naturalmente, dall’energia solare.

Ringraziamo ARCS Culture Solidali per averci coinvolto in questo progetto per la sovranità alimentare di un villaggio del Sahel, come ringraziamo i cooperanti e tutte le associazioni coinvolte. Ci sarà ancora lavoro da fare per raggiungere la piena produttività, ma i risultati già raggiunti sono importanti. Sicuramente il sogno di Touty Coundoul sta iniziando a realizzarsi e il villaggio ha manifestato il suo apprezzamento per quello che, all’inizio, sembrava qualcosa di irraggiungibile, le stesse autorità locali, come il Sindaco di Ouarkokh si sono congratulate con noi. I contadini sono contenti, sia quelli che parteciperanno in modo continuativo alle coltivazioni, sia gli stagionali. Sicuramente è una importante alternativa a dover emigrare nei sobborghi di Dakar o in Mauritania lontano dalla propria famiglia e dal loro ambiente. Lo slogan di chi ha partecipato al progetto è Doundal Souff, “far rivivere la terra” in Wolof, e con questo progetto abbiamo dimostrato che si può fare.

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