17Settembre2021 Tunisia dopo il 25 luglio: cosa sta accadendo? | Parte 1

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Alberto Sciortino, cooperante ARCS in Tunisia, ci racconterà in più puntate la situazione politica, sociale ed economica della Tunisia dopo gli avvenimenti del 25 luglio

Passati gli avvenimenti del 25 luglio scorso, data in cui il Presidente della Repubblica Kais Saied ha di fatto sospeso la Costituzione, “congelato” il Parlamento e licenziato il Primo Ministro, la Tunisia è nuovamente scomparsa dall’attenzione dei media internazionali, che per un attimo si erano ricordati della sua esistenza. Eppure ciò che avviene in questo piccolo paese di meno di 12 milioni di abitanti è per molti versi interessante, sia leggendo gli avvenimenti secondo il punto di vista interno che dal punto di vista degli equilibri internazionali.

Cominciando da questo secondo punto di vista, le reazioni dei giorni successivi al 25 luglio sembrano confermare quanto avevamo scritto nel commento del giorno dopo[1]: la manovra del Presidente, che ha avuto come risultato principale di esautorare dal potere il partito islamista “moderato” Ennahda, ha anche raggiunto (e probabilmente perseguito) l’obiettivo di mettere i bastoni tra le ruote alla Turchia nella sua “avanzata” verso l’occidente mediterraneo. Il ruolo acquisito da Ankara sullo scenario libico, come sponsor del governo di Tripoli, ruolo che ha tra l’altro fruttato alla Turchia l’allargamento delle aree marittime per la prospezione di riserve energetiche e per sottoporre a controllo le infrastrutture di trasporto energetico previste da altri paesi nel centro del Mediterraneo[2], sembrava coniugarsi da tempo con una crescente influenza turca sulla Tunisia, grazie all’appoggio al principale partito di governo, cioè proprio gli islamisti di Ennahda, che Saied ha messo adesso fuori gioco.

La politica interna tunisina, già prima del 25 luglio, veniva polarizzata – anche in modo un po’ caricaturale – tra rappresentanti dell’asse turco-qatari (Ennahda, al governo) e rappresentanti dell’asse Emirati-Arabia Saudita (il Partito Desturiano Libero di Abri Moussi, all’opposizione ma grande favorito delle future elezioni). Nei giorni successivi al 25 luglio, sul piano internazionale proprio la Turchia e il Qatar, entrambi sponsor di Ennhadha, si sono pronunciati con toni forti contro il “colpo” di Kais Saied, provando che è anche contro di loro che il colpo si rivolgeva. La polemica con la Turchia a un certo momento ha raggiunto toni forti, tanto che, secondo il quotidiano online Tunis Tribune,[3] in risposta alle reazioni turche la Tunisia potrebbe addirittura annullare gli accordi commerciali con la Turchia: una minaccia che quasi sicuramente resterà solo verbale, essendo la Turchia il paese con cui la Tunisia ha il terzo deficit commerciale per ordine di grandezza (dopo Cina e Italia).

Lo scossone alle relazioni internazionali ha prodotto un contraccolpo con l’inattesa chiusura della frontiera con la Libia, da mettere in relazione con informazioni diplomatiche, di presunta fonte essa stessa libica, che sottolineerebbero il rischio rinnovato di infiltrazioni di terroristi verso la Tunisia. Una cinquantina di siriani sarebbero stati effettivamente intercettati a fine agosto mentre cercavano di passare la frontiera. Un incontro diplomatico dei giorni scorsi ha però per il momento permesso di rilassare i toni tra Tunisia e Libia e la frontiera (vitale per il commercio tra i due paesi) dovrebbe essere riaperta in questi giorni.

Gli altri attori internazionali – ben contenti, se non addirittura ispiratori di questo stop a Erdogan – si sono limitati a “consigliare” il rispetto della legalità costituzionale, a scongiurare il ricorso alla violenza e via dicendo, con blandi comunicati che rappresentano di fatto un consenso per l’azione del Presidente. Inutile nascondersi dietro un dito: in altri contesti, un Presidente che prende il controllo di tutte le istituzioni (Parlamento, Governo, Magistratura), che “dimette” a suo piacimento governatori di regione, alti funzionari e sindaci e cerca di mettere bavagli agli organi di informazione, con il dichiarato appoggio dell’esercito, sarebbe stato duramente attaccato sul piano diplomatico e accusato di “golpe”. Saied, invece, sembra godere di una buona “tolleranza” da parte dei partner internazionali.

Anche la prima reazione della Francia, un pò piccata per non essere stata avvisata in anticipo delle intenzioni del Presidente[4], è rapidamente rientrata nell’alveo delle dichiarazioni di sostegno e amicizia. L’Unione Europea, che il leader di Ennahdha in un’infelice intervista al Corriere della Sera aveva maldestramente minacciato di una nuova ondata di almeno mezzo milione di migranti nel tentantivo di mettere in cattiva luce il Presidente, ha invece direttamente sostenuto Saied, “purché rispetti la Costituzione” (una dichiarazione quasi comica, visto che la Costituzione l’ha di fatto sospesa), e nei giorni scorsi il Vice Presidente della Commissione Europea ha visitato Tunisi tornandone “rassicurato”. Gli Stati Uniti si sono detti un poco preoccupati e hanno richiamato al “rispetto dei principi democratici” e anche per la Russia, “le divergenze in Tunisia devono essere risolte esclusivamente nel quadro della legalità”. Insomma: qualche boffetto sulla guancia ma un sostanziale sostegno.

Mentre, sul piano continentale anche l’Unione Africana ha “auspicato” il rispetto della Costituzione, su quello regionale, Algeria ed Egitto hanno dichiarato più o meno apertamente il loro appoggio al Presidente: al sostegno egiziano c’è senz’altro da credere, vista la posizione contrapposta alla Turchia che l’Egitto assume nel conflitto libico e in altri contesti, mentre la reazione dell’Algeria si è trasformata di fatto in un rinsaldamento dei legami tra i due paesi confinanti, proprio mentre l’Algeria invece ha inasprito le relazioni con il Marocco, ufficialmente ancora sull’annosa questione saharawi.

Tuttavia, gli schieramenti rispetto ai referenti internazionali potrebbero subire nuove ripercussioni in base ad avvenimenti recenti: da un lato un recente riavvicinamento tra Emirati e Turchia (e corrispondente allontanamento tra Emirati e Arabia Saudita), dall’altro la recente batosta elettorale che anche in Marocco ha subito il partito islamista di governo. E d’altra parte l’Algeria potrebbe non vedere troppo di buon occhio un’eccessiva influenza egiziana nel Maghreb.

 

 

[1] https://www.arcsculturesolidali.org/2021/07/27/tunisia-il-futuro-e-quanto-mai-incerto/?fbclid=IwAR1bBRjCq6uRPEgGJStZ0PnF2Bgxuk3Q05GyQKlJxMcNMFsxZHw_opDJm_I

[2] https://www.money.it/guerra-libia-turchia-conquista-mediterraneo

[3] https://www.facebook.com/TunisTribune/posts/10161114756122926

[4] « La France a pris connaissance des décisions que le Président de la République tunisienne a annoncées hier soir. La France suit avec la plus grande attention l’évolution de la situation politique en Tunisie ». Comunicato del 26 luglio.

 

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