20Settembre2021 Tunisia dopo il 25 luglio: cosa sta accadendo? | Parte 2

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Alberto Sciortino, cooperante ARCS in Tunisia, ci racconterà in più puntate la situazione politica, sociale ed economica della Tunisia dopo gli avvenimenti del 25 luglio

Nelle cancellerie estere, tranne Turchia e Qatar, il colpo all’ordine istituzionale dato il 25 luglio dal presidente tunisino Kais Saied sembra aver fatto unanime consenso, più o meno dichiarato.[1]

Eppure, va detto anche a scanso di apparire stonati in questo coro di consensi, è evidente che – sul piano strettamente formale – l’affermazione del Presidente Saied di aver agito secondo l’articolo 80 della Costituzione è davvero risibile, come ha del resto chiaramente affermato il noto giurista Yadh Ben Achour, già presidente dell’Alta Istanza per la Realizzazione degli Obiettivi della Rivoluzione (del 2011)[2]. E non ci sarebbe neppure bisogno di un giurista per vedere come quell’articolo preveda tutt’altro rispetto a quando affermato da Saied, egli stesso noto costituzionalista: basta leggerlo[3]. È chiaro quindi che il richiamo all’articolo 80 è servito solo per dare ai partner internazionali – appunto – l’appiglio per dire che la legalità è rispettata, anche se di fatto non lo é…

Il paradosso di oggi è che la mossa di Saied ha lasciato gli islamisti quasi da soli a farsi difensori della legalità costituzionale, quella stessa legalità di cui – a detta dei loro detrattori – hanno largamente approfittato, insieme ai loro alleati di governo, per condurre il sistema istituzionale del paese a una situazione di immobilità politica e amministrativa che favoriva solo il sistema di corruzione e pochi gruppi di potere.

Tutto questo non toglie che il Presidente Saied goda effettivamente nella sua azione di un ampio consenso popolare: circolano sondaggi che lo danno anche oltre il 90% in un’ipotetica elezione presidenziale che si dovesse tenere adesso. E questo sostegno Saied pare intenzionato a sfruttarlo a pieno: dopo aver annunciato che le misure eccezionali sarebbero durate un mese, dopo aver superato questo termine (scaduto il 25 agosto scorso) e dichiarato che sarebbero durate “finché necessarie”, dopo aver persino dichiarato che “il Parlamento é un pericolo per il paese”, senza chiarire se si riferisse a “questo” Parlamento in carica o al Parlamento in quanto istituzione,[4]adesso evoca la tenuta di un referendum popolare per cambiare la Costituzione. Il tutto nell’assenza di qualsiasi confronto politico. Maduro o Evo Morales sarebbero stati messi in croce per molto meno.[5]

C’è ancora un altro elemento da considerare nell’appoggio internazionale a Kais Saied, meno evidente alle cronache politiche, ma forse più sostanziale.

Nessuno, si spera, crede davvero che le scelte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale siano sul serio ispirate da valutazioni sullo stato dell’economia globale o del singolo paese in cui intervengono: troppe volte nella loro storia i due organismi hanno dimostrato di agire per orientare, con le leve finanziarie di cui dispongono, le scelte politiche dei governi.

In questa chiave dobbiamo leggere la reazione del FMI e della BM agli avvenimenti del 25 di luglio. Gli attori finanziari globali hanno iniziato a intervenire sin dal giorno dopo, dapprima mostrando il bastone, ma rapidamente orientandosi verso l’uso della carota, proprio grazie agli interventi dei due organismi multilaterali.

Una dichiarazione del 26 luglio, affidata all’agenzia di rating Fitch, affermava che la decisione di Saied di sospendere il parlamento “potrebbe ulteriormente dilazionare il programma del Fondo volto ad alleviare il forte stess finanziario del paese[6] e si rammaricava dell’improbabilità che il Presidente usi i propri poteri per “portare avanti le difficili misure necessarie, come il taglio dei salari pubblici” e che questo “potrebbe ridurre la volontà dei partner occidentali di sostenerlo”.

Subito dopo, però, è stato il Fondo Monetario Internazionale a calmare i bellicosi propositi della finanza verso il nuovo corso tunisino: “Siamo pronti a continuare a sostenere la Tunisia e il suo popolo” ha dichiarato la sera stessa il portavoce del Fmi, nel cui comunicato le difficoltà finanziarie del paese – che l’agenzia Fitch attribuiva all’essere sostanzialmente troppo spendaccione in termini di salari pubblici e sussidi al consumo – venivano richiamati solo come “impatto della crisi del Covid”. Al FMI ha fatto subito eco la Banca Mondiale confermando “il suo forte sostegno alla Tunisia”,[7] un sostegno riaffermato a fine agosto con la visita a Tunisi del vice presidente della BM incaricato del Nordafrica e Medio Oriente. [8]

Questa entusiastica riaffermazione di appoggio al paese da parte di chi detiene le leve della finanza internazionale, giusto a pochi giorni dal colpo di testa di Saied, non passa certo inosservata, specie appunto se si considera che FMI e BM non agiscono mai su considerazioni “tecniche” ma sempre su ispirazione dei propri azionisti di maggioranza, con in testa – e di gran lunga – gli Stati Uniti.[9]

Ma l’appoggio verbale, si trasformerà in risorse finanziarie per il paese? Questo è ovviamente un altro paio di maniche.

 

 

[1] Vedere la prima parte di questo articolo in: https://www.arcsculturesolidali.org/2021/09/17/tunisia-dopo-il-25-luglio-cosa-sta-accadendo-parte-1/

[2] https://www.espacemanager.com/yadh-ben-achour-kais-saied-commis-un-coup-detat.html

[3] Il presidente, appellandosi a quell’articolo ha « congelato » il Parlamento visto lo stato di emergenza. L’articolo 80 prevede invece che in caso di emergenza il Parlamento sia convocato in permanenza.

[4] https://ar.tunistribune.com/2021/08/27/%D8%B1%D8%A6%D9%8A%D8%B3-%D8%A7%D9%84%D8%AF%D9%88%D9%84%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D8%B1%D9%84%D9%85%D8%A7%D9%86-%D8%AE%D8%B7%D8%B1-%D8%AC%D8%A7%D8%AB%D9%85-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%A7%D9%84%D8%AF%D9%88/?fbclid=IwAR10ejxluKNC6zyuPgDD0sDIf2oGlAPSsqfSrE2uiixoztrYZPgtibVRrZ8

[5] Per una interessante disamina dei comunicati di alcuni paesi vedere: https://africanmanager.com/le-diable-est-dans-les-details-ennahdha-perd-son-pari-sur-le-lobbying/?fbclid=IwAR2ZQrl4Gov5wmttGs9X9XRwa37-JNK-2rfzaL-vZ9q5do8kIol-sAzig0I

 

[6] https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/tunisias-political-turmoil-increases-risks-to-imf-funding-26-07-2021.

[7] https://www.msn.com/fr-xl/afrique-du-nord/tunisie-actualite/tunisie-la-banque-mondiale-affirme-son-engagement-de-soutien/ar-AAMFMUC

[8] https://tunisiabuzz.com/fr/la-banque-mondiale-confirme-son-soutien-a-la-tunisie/ vedere anche: https://ar.tunistribune.com/2021/08/30/%D9%86%D8%A7%D8%A6%D8%A8-%D8%B1%D8%A6%D9%8A%D8%B3-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%86%D9%83-%D8%A7%D9%84%D8%AF%D9%88%D9%84%D9%8A-%D9%8A%D8%AC%D8%AF%D8%AF-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B2%D8%A7%D9%85-%D9%85%D8%A4%D8%B3/?fbclid=IwAR08SQmgRjPP_9IggFvm1dBLm4l0aPRYbhB5-Kf06FGis7YiwXWgxjQiQ-Y

[9] I paesi cosiddetti “avanzati” detengono il 57,6% delle quote del FMI e in questo gruppo sono compresi oltre agli USA e a diversi paesi UE, anche la Russia e l’Arabia Saudita, ma non c’è la Turchia. https://www.banque-france.fr/economie/relations-internationales/fonds-monetaire-international/membres-quotes-parts-droits-de-vote.

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