29Settembre2021 Tunisia dopo il 25 luglio: cosa sta accadendo? | Parte 4

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Alberto Sciortino, cooperante ARCS in Tunisia, ci racconterà in più puntate la situazione politica, sociale ed economica della Tunisia dopo gli avvenimenti del 25 luglio

Oltre a quella “borghese”[1], la seconda componente dello schieramento sociale a favore di Saied e del suo non-golpe anti-islamista è certamente quella popolare. Non c’è dubbio che i tunisini dei ceti deboli siano estremamente delusi degli esiti della rivoluzione del 2011 a dieci anni dalla cacciata di Ben Ali. Certo, la democrazia, certo la libertà di parola, di manifestazione (sia pure sempre con qualche atteggiamento manesco della polizia…), certo la libertà di associazione… ma dal punto di vista sociale le cose sembrano andare sempre peggio, e in particolar modo per i ceti più poveri, che vedono la politica ormai come un’insopportabile continua polemica su argomenti inutili condotta da un ceto sempre più privilegiato. Ovvio quindi che molti fossero fortemente maldisposti verso la classe politica tutta e specialmente verso Ennahdha, il partito maggiore, maggiore responsabile anche delle politiche economiche, e che abbiano esultato scendendo in piazza a sostenere il Presidente che ne faceva piazza pulita.

Ma qui i nodi rischiano di venire al pettine anche per Saied. L’aspetto interessante della situazione tunisina vista dall’interno è infatti tutto centrato su una domanda: quali sono i reali margini di manovra del Presidente per dare risposte al malcontento dei ceti popolari? Una domanda la cui risposta può insegnare molto anche al di fuori della Tunisia e che deve necessariamente tener conto delle scarse risorse di cui dispone il paese e dell’atteggiamento dei creditori internazionali.

Il Presidente sembra capire bene che è su questa domanda che si gioca il mantenimento del largo consenso e, forse, il fatto che ultimamente sembri voler accelerare la riforma dello Stato finché questo consenso non è ancora venuto meno potrebbe essere segno di una “fretta” dettata dalla consapevolezza che la luna di miele potrebbe non durare a lungo. Del resto, i più anziani tra questa popolazione mediamente giovane ricordano che fu esattamente così anche per Ben Ali, accolto nel 1987 come liberatore anche dai ceti popolari e poi rapidamente rinchiusosi nel bunker militarizzato del potere una volta che le aspettative di quei ceti erano state deluse.

Saied non risparmia gli sforzi per mostrarsi paladino degli interessi del popolo, ma non certo rimettendo in discussione i cardini del sistema economico, bensì denunciando a gran voce i corrotti e gli speculatori che sequestrerebbero per i propri interessi una ricchezza che invece va condivisa. Dal 25 luglio quasi non passa giorno che egli non si rechi anche personalmente, a favore di fotografi, presso qualche grossa azienda che celerebbe nei propri magazzini enormi scorte di alimentari o di materiali per l’edilizia al fine di mantenerne i prezzi sul mercato artificialmente alti. I sequesti di beni in questi depositi si susseguono e all’unisono la polizia di frontiera sembra aver trovato un proprio improvviso slancio nello scoprire tentativi di esportazioni di valuta o di contrabbando di beni, compresi gioielli e auto di lusso, a ritmi precedentemente impensabili.

Oltre ai sequestri, Saied moltiplica le dichiarazioni forti, tuonando contro “460 persone” che avrebbero accumulato illegalmente quasi 5 miliardi di dollari di ricchezza. Ora, che la corruzione sia ampiamente presente nella politica, nell’amministrazione e nell’economia del paese non è un mistero per nessuno. Che ci sia un ceto di speculatori che si arricchisce mentre nel paese cresce la povertà, neppure. Alle pesanti accuse, però, non fanno seguito – finora – provvedimenti all’altezza del compito: il Presidente “invita” gli speculatori, se non vorranno essere perseguiti a farsi avanti per restituire questa ricchezza sotto forma di progetti sociali. Allo stesso modo, invece di prendere provvedimenti diretti di intervento nelle dinamiche economiche, Saied ha “invitato” gli imprenditori in genere ad abbassare i prezzi e le banche ad abbassare i tassi di interesse, trovando anche ascolto in alcune imprese o catene di supermercati che hanno annunciato sconti straordinari in ottemperanza al suo richiamo, ma si tratta di misure durate solo qualche giorno e che non scalfiscono la sensazione diffusa che tutto sia sempre più caro…[2]

Gli attacchi del Presidente agli speculatori si associano a quelli alla classe politica che li protegge o addirittura, ne fa parte. Improvvisamente i tribunali riaprono dossier che riposavano nei cassetti su singoli politici (per corruzione, violenza, rapporti con il terrorismo) o su partiti interi (la stessa Ennahda, Qalb Tounes e Aich Tounes) per finanziamenti illeciti ottenuti dall’estero. È del 18 settembre la notizia[3] secondo cui la Corte dei Conti avrebbe finalmente concluso l’inchiesta preliminare sulle irregolarità nei finanziamenti elettorali, rilevando che ne sono state accertate numerose e che questi accertamenti potrenno condurre in qualche caso a inchieste penali e in altri alla revoca del finanziamento pubblico ai partiti o candidati che ne sono responsabili. Interessante anche l’excusatio non petita con cui la stesa Corte ha fatto precedere questa dichiarazione, spiegando il perché questa inchiesta si concluda solo adesso e non si sia conclusa finché Ennahdha era al potere: colpa del Covid, ovviamente….

I parlamentari (a cui Saied ha tolto da un giorno all’altro l’immunità) vivono nel timore di essere accomunati al destino dei primi tra loro che sono già stati arrestati: sempre per reati vari ripresi da quei vecchi dossier, non certo ufficialmente per motivi politici, ma – guarda caso – sempre primi tra tutti quelli che hanno criticato il Presidente.

La “vittima” più illustre di questo furore moralizzatore nel mondo politico è sicuramente Nabil Karoui, l’uomo d’affari già condannato per corruzione che si era candidato anch’egli alle presidenziali del 2019, divenendo – anche lui come Saied da outsider rispetto ai partiti tradizionali – il competitor di Saied al ballottaggio. Karoui è il leader del partito Qalb Tounes (Il Cuore della Tunisia), forza di governo alleata di Ennahdha, ma visti gli orientamenti del post 25 luglio ha pensato bene di fuggire all’estero: lui e il fratello (deputato, anch’egli indagato) sono stati arrestati dalle autorità algerine non lontano dalla frontiera.

A parte Karoui, che probabilmente non è uno stinco di santo, un dossier che rischia di mettere in difficoltà Saied è quello relativo all’arresto del deputato Yassine Ayari, già noto come blogger di opposizione a Ben Ali, il quale – fino a prova contraria – è stato arrestato per presunti reati tutti di opinione e ha intrapreso uno sciopero della fame in carcere, fino ad ottenere una liberazione provvisoria. Reati d’opinione sostengono essere imputati al loro cliente anche gli avvocati del deputato Fayçal Tebini, folcloristico unico rappresentante in Parlamento del Partito Voce degli Agricoltori, arrestato il 2 agosto e di recente anch’egli entrato in sciopero della fame.

Il 17 settembre scorso è poi finito in carcere, da ricercato per reati vari, anche il deputato Seifeddine Makhlouf, presidente del gruppo parlamentare Al Karama, la formazione più estremista tra quelle che si richiamano all’Islam (e noto per i suoi attacchi ai diritti delle donne, ai sindacati e come …diffusore di bufale sul Coronavirus)[4].

Nell’impeto di questa lotta alla corruzione, un attacco è stato lanciato anche contro l’Istanza Nazionale di Lotta alla Corruzione, i cui vertici avrebbero coperto vari corrotti in cambio di regali sottobanco, e sotto attacco è anche l’Istanza Verità e Dignità, creata dopo la rivoluzione per indagare contro le passate violazioni dei diritti umani, che sarebbe implicata in una speculazione bancaria. L’affare delle Banca Franco-Tunisina, questo il nome del dossier dello scandalo, risalirebbe al 1989 e sarebbe proseguito fino al 2011. Nel post rivoluzione, l’Istanza in questione, sotto la supervisione di un ministro già oppositore esiliato da Ben Ali e membro del partito del Presidente in quel momento in carica, Moncef Mazougui (che in questi giorni attacca pesantemente Saied accusandolo di tradimento della nazione), avrebbe giocato contro gli interessi del paese nell’arbitrato internazionale sul caso, procurando alla Tunisia perdite per quasi un miliardo di dollari.

Un’inchiesta è stata aperta anche sulla gestione (palesemente fallimentare) della compagnia nazionale Tunisair e un’altra, con il coinvolgimento di un ex ministro e un deputato, sulla direzione della compagnia nazionale dei fosfati, che gestisce una delle principali risorse di valuta estera del paese.

Sotto inchiesta anche alcuni magistrati, chi per aver tentato di portare miliardi all’estero, chi per riciclaggio di denaro, chi invece per aver insabbiato processi. In quest’ultimo caso di tratta di un altro tassello della guerra di Saied contro Ennahdha: il magistrato in questione, Béchir Akremi, ex procuratore della Repubblica, infatti, è accusato, anche con la complicità dell’ex ministra della giustizia “dimissionata” da Saied, di aver occultato le prove del coinvolgimento degli islamisti di governo negli omicidi politici del 2013, quando due noti esponenti dell’opposizione di sinistra furono abbattuti per strada e in generale nelle attività terroristiche nel paese[5]. Questo significa che si giungerà finalmente alla verità su questi omicidi e sugli attentati del 2015? Difficile: significherebbe probabilmente scoperchiare complicità inconfessabili, anche dall’estero, e del resto i giovani che manifestavano in questi giorni per la verità su questi casi sono stati accolti dai manganelli della polizia, come ai bei tempi di “quando c’era lui”.

Leggi anche

 

[1] Vedere le precedenti parti dell’articolo in https://www.arcsculturesolidali.org/2021/09/17/tunisia-dopo-il-25-luglio-cosa-sta-accadendo-parte-1/ ; https://www.arcsculturesolidali.org/2021/09/20/tunisia-dopo-il-25-luglio-cosa-sta-accadendo-parte-2/?fbclid=IwAR2irsIwhK8mkK3hzmFZYjEPgLF_q2VuJIhZkx-3Yr7QPQZZCGqRCCPRSQ4 ; https://www.arcsculturesolidali.org/2021/09/23/tunisia-dopo-il-25-luglio-cosa-sta-accadendo-parte-3/?fbclid=IwAR2rgPeASdhFG7yE5l8V6uzk3zGzqx7yBTxkbPuffZo6iHjuG-7MSyJUKp4

[2] https://lapresse.tn/106124/prix-appliquer-les-lois-du-marche-sans-complaisance/?fbclid=IwAR1scL1BdfqAYPdbqf1jBq_YH4E1lW-8XcbHgNOiZD1et1ovTMfmKJkV-7Y . Vedere anche : https://lapresse.tn/107160/baisse-des-prix-la-grande-rigolade/?fbclid=IwAR1ERVzSq2biuNM4rz_ruo2nRYYnl31BIRIDXczUL2mREAn1jRmwaWc8p-Y

[3] http://www.radiotataouine.tn/%d9%85%d8%ad%d9%83%d9%85%d8%a9-%d8%a7%d9%84%d9%85%d8%ad%d8%a7%d8%b3%d8%a8%d8%a7%d8%aa-%d8%a7%d9%86%d8%b7%d9%84%d9%82%d8%aa-%d9%81%d9%8a-%d8%a5%d8%b5%d8%af%d8%a7%d8%b1-%d8%a3%d8%ad%d9%83%d8%a7%d9%85/?fbclid=IwAR2Q4pXe3FpOrRTZ2-H35v345FgI3-_QAqGrfnHQ9jT9Y0LShPOhlJJXwMc#.YUXwn1VsJOc.facebook

[4] In due occasioni ha sostenuto che un laboratorio tunisinoi aveva trovato la cura contro il virus, notizia ovviamente falsa. Inchieste successive hanno rivelato suoi legami con questo laboratorio, di cui era stato avvocato difensore in un’accusa di corruzione.

[5] https://nawaat.org/2021/08/25/magistrature-kais-saied-la-confusion-des-peines/?fbclid=IwAR3gD9_P6dyUz0ZyK6a4r0DkMUgx3hENEd5hc_CNtbaU1lkTTbHJUwZZyes

 

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