05Settembre2022 Verso il Libano più remoto

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di Nura Alawia, volontaria nell’ambito del Servizio Civile Universale in Libano

In una giornata di fine agosto, io e le mie colleghe servizio civiliste ci siamo dirette nel nord del Libano con Hassan, collega di ARCS, con l’obiettivo di distribuire kit di primo soccorso alle donne delle cooperative coinvolte nel progetto POWER.

All’interno del progetto, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dalla Chiesa Valdese, l’associazione Mada e ARCS lavorano per sostenere e sviluppare le competenze delle donne libanesi e siriane nel campo dell’imprenditorialità. Le attività sono realizzate nella Municipalità di Chawaghir, situata nel Nord della Bekaa, al confine con la Siria, coinvolgendo trasversalmente altre 3 Municipalità di frontiera: al‐Qasr, Sharbeyn, Kwakh e Fissane. Si trovano in una delle aree più povere e svantaggiate del Paese, caratterizzate da scarsità di servizi e opportunità lavorative e formative.

Siamo partiti molto presto da Beirut e, dopo esserci fermati per una colazione nutriente ed energizzante, con Hassan alla guida e molta caffeina in corpo, abbiamo imboccato l’autostrada che collega la capitale alle altre città del Paese. Il paesaggio preminente che abbiamo attraversato è stata la pianura costiera a ovest con alte montagne nella zona interna. Nel tragitto percorso siamo stati in quattro località diverse ma tutte ubicate nel distretto dell’Akkar.

La distribuzione dei kit di primo soccorso ci ha dato l’opportunità di conoscere alcune delle donne coinvolte nel progetto. Tutte ci hanno accolto nella loro casa e alcune ci hanno mostrato il luogo in cui vengono lavorati determinati prodotti: il sommacco , spezia dal colore violaceo diffusa nelle aree temperate e usata in vari piatti della cucina libanese; il lokum, dei piccoli cubetti gelatinosi fatti di amido e zucchero e ricoperti con ogni varietà di croccante, zucchero o polveri dolcificanti; la raccolta di noci fresche; la lavorazione delle mele per ottenerne aceto, succhi, mele caramellate, etc.

Ovviamente siamo stati deliziati con tutte queste prelibatezze, accompagnate sempre da un buon caffè, mentre le signore ci raccontavano alcuni aneddoti relativi all’esperienza che stanno vivendo. Dalle loro parole ho colto non solo l’utilità del progetto per acquisire nuove conoscenze e capacità nella produzione agroalimentare ma soprattutto l’entusiasmo per la possibilità di rendersi indipendenti in qualche modo. È stata un’esperienza molto gratificante e spero di tornare presto in quelle zone remote del Libano settentrionale per avere ancora qualche momento da condividere con le signore conosciute.

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