13Settembre2022 Libano: tra contraddizione e dolore

Condividi

di Elena Povero, volontaria nell’ambito del Servizio Civile Universale in Libano

Sono arrivata in Libano il 30 luglio, ad accogliermi un’afa soffocante. Quel caldo appiccicoso che non solo sentivo addosso ma mi sembrava confondere e mescolare i miei pensieri. Un groviglio di curiosità, spaesamento, confusione. Così sono passati i miei primi giorni a Beirut, nel quartiere di Furn El Chebbak.
Se si osserva una cartina, il quartiere si potrebbe collocare nella zona sud ovest della città. Ma se si alza lo sguardo, spostandosi in direzione nord est, si arriva alla zona del porto. E lì che due anni fa una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia provocò 218 morti e più di 7mila feriti. Tonnellate di fertilizzante a base di nitrato di ammonio esplose. Una distruzione evidente, con la visibile distruzione del porto e quartieri limitrofi, ma anche celata alla vista, uno strappo che resta presente nella paura, rabbia, frustrazione delle persone. Secondo quanto emerso dalle indagini, il nitrato di ammonio sarebbe arrivato a Beirut nel 2013, a bordo di una nave mercantile di proprietà russa. Malgrado l’evidenza e la consapevolezza della pericolosità del carico – prove suggeriscono che alcuni funzionari del governo fossero a conoscenza del rischio di esplosione – indifferenza, corruzione, e negligenza hanno provocato una serie di omissioni. In conclusione, il carico non è mai stato smaltito, ma piuttosto immagazzinato e abbandonato nell’hangar 12 del porto, con il drammatico epilogo che conosciamo.
Nella stessa zona del porto, sono collocati anche 16 silos, completati nel 1970. Prima che fossero danneggiati dall’esplosione, questi conservavano quasi l’85% del grano del Paese. Sono attualmente in disuso (con le dovute conseguenze che l’assenza di un deposito di grano possono provocare su un Paese che era solito importare la maggioranza del grano dall’Ucraina), tuttavia, contengono ancora grano e cereali. Il sole cocente e l’intensa umidità di questo caldo luglio ne hanno provocato la fermentazione che è divampata in un incendio. Il blocco settentrionale della struttura dei silos, indebolita dalle fiamme, ha iniziato a cedere e crollare. Il crollo ha riacceso il trauma dell’esplosione in una data tristemente simbolica: il 4 agosto, giornata di lutto nazionale in Libano. Quest’anno, come l’anno scorso, è stata organizzata una manifestazione in ricordo delle vittime, per chiedere giustizia. Le indagini giudiziarie sull’esplosione, sono infatti bloccate e ostacolate dalle autorità libanesi da oltre un anno. Le famiglie delle vittime si oppongono alla demolizione dei silos, una operazione non prioritaria rispetto ad altre emergenze che affliggono il Paese. I silos rappresentano una potenziale prova cruciale per le indagini, ma anche un simbolo, la volontà di non dimenticare una tragedia nazionale e l’impunità per le autorità responsabili.
Senza che ci sia bisogno di aggiungere parole superflue, l’intempestività di un simbolo che crollava nel giorno dell’anniversario dell’esplosione mi sembrava rappresentasse in modo crudele la contraddizione e il dolore che troppo spesso accompagna la storia di questo Paese.
paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti