06Ottobre2022 Una Tunisia fatta di sguardi e di incontri

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di Matteo Labadini, volontario di Servizio Civile Universale in Tunisia.

Il governatorato di Ben Arous è situato nella parte settentrionale del paese, vicino alla capitale Tunisi, ed è l’area geografica di applicazione del progetto SELMA. Suddiviso in undici diverse municipalità, il governatorato si caratterizza per la sua variegata morfologia territoriale e per i suoi diversi stili e agglomerati abitativi. È una regione eterogenea e ricca di sfumature. Alterna zone costiere a quartieri popolari, dislocati e disordinati; zone industriali – come il celebre porto di “Ràdes”, a distese rurali e sabbiose; nuovi insediamenti residenziali – originariamente zone agricole e di vigneti – ad autentici e desolati piccoli villaggi di collina e di montagna.

Attraversato dal processo di urbanizzazione, oggi il governatorato si presenta – metaforicamente – come una sorta di grande porta (o “Bab”, per dirla alla tunisina) d’accesso alla capitale per coloro che desiderano raggiungerla dalle zone meridionali del paese.

Presentata questa breve digressione descrittiva dell’area, vorrei ora proporre una riflessione. Per fare ciò, vi racconto di una delle prime esperienze, vissute qui, in Tunisia, come volontario di Servizio Civile universale.

Qualche giorno dopo il mio arrivo in Tunisia ho avuto l’opportunità, insieme alle mie colleghe, di partecipare ad una visita guidata del governatorato, organizzata da MME Nadia, funzionaria del Ministero dell’Agricoltura, nonché rappresentante del CRDA di Ben Arous, soggetto partner del progetto SELMA e figura trasversalmente importante nell’organizzazione delle attività.

La ragione per cui abbiamo attraversato in lungo e in largo alcune zone del governatorato – soprattutto rurali – è stata quella di conoscere le storie e le condizioni di vita di alcune donne facenti parte dei GDA (Groupement de Développement Agricole) presenti sul territorio. I racconti, i loro occhi e la loro voce sono dunque diventate le lenti che ho utilizzato per entrare in contatto con questa regione e attraverso cui cerco tutt’ora di interpretarla.

Conoscere e farsi conoscere, è stato – ed è ancora oggi – il mio canale visivo preferito. Osservo chi e cosa mi circonda quotidianamente, e ho come la sensazione che aver avuto la fortuna di condividere alcuni momenti di vita con queste persone mi abbia reso più conscio e preparato allo sguardo e all’incontro con l'”altro”.

Il Servizio Civile – parallelamente ad una crescita professionale – sta contribuendo ad una mia crescita personale. La prospettiva con cui osservo e valuto il mondo cambia continuamente. A volte la vista si appanna, altre volte è più nitida. Esperienze come questa la renderanno sicuramente più lucida nel tempo.

Ecco allora che le grandi superstrade affollate di macchine, percorso obbligato per accedere alla grande “porta” d’ingresso della capitale, si sono ora trasformate in superstrade affollate di persone. E mentre le percorro anche io, scorgo – dal finestrino delle macchine in coda – volti che, giorno dopo giorno, mi sembrano sempre più familiari. Come se fossi diventato sempre più legittimato ad attraversarle, quelle strade, inevitabili per accedere al loro mondo e alle loro vite.

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