11Ottobre2022 Wasta: un’istituzione sociale in Giordania

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di Francesca Donà, volontaria di Servizio Civile Universale in Giordania

Ci stavamo dirigendo con l’auto da Amman verso il Sud del paese, per trascorrere il weekend tra la sabbia rossa, le rocce appuntite e il meraviglioso cielo stellato del deserto del Wadi Rum, quando, l’auto su cui viaggiavo è stata fermata per un controllo della polizia. Realizzo immediatamente che saremmo incappati in guai, perché l’amico giordano alla guida dell’auto, smanioso di arrivare a destinazione, aveva superato il limite di velocità. Dopo aver fermato l’auto, il conducente scende per mostrare i documenti e discutere con l’agente di polizia. Noto subito che, dopo aver scambiato due parole, i due iniziano a sorridere e stringersi la mano. Il mio amico sale in macchina, senza che gli venga comminata alcuna sanzione.

L’agente di polizia, originario dello stesso villaggio del mio amico, leggendo il cognome sulla patente aveva realizzato di conoscerne il cugino, un pezzo grosso delle forze dell’ordine giordane. Grazie a questo contatto comune, avevamo evitato una multa salata e avevamo potuto continuare tranquillamente il nostro viaggio.

Questa è stata la prima volta in cui sono entrata in contatto con la wasta.

Nessuna traduzione italiana della parola araba واسِطة (wasta) è in grado di restituire il significato di questo termine. Se si cerca sul dizionario arabo-italiano questa parola, la traduzione che si trova è intermediazione, contatto, canale. Ma la wasta è molto di più di questo, è una vera e propria istituzione sociale in Giordania, come in altri paesi del Medio Oriente.

La wasta può essere definita come il ricorso a conoscenze personali per raggiungere un determinato obiettivo, per esempio, ottenere un lavoro, iscriversi all’ università, accedere a un servizio pubblico, avere un documento ufficiale più velocemente, oppure ottenere un trattamento vantaggioso. Si tratta di una pratica estremamente diffusa in Medio Oriente e, specialmente, in Giordania.

Mi è capitato in diverse occasioni di chiedere alle persone locali cosa pensassero della wasta, ricevendo sempre pareri negativi. Lo stesso Re Abdallah II afferma sul proprio sito web che è una delle priorità del regno Hashemita di Giordania quella di “combattere la wasta (nepotismo) e la corruzione in ogni sua forma”, per assicurare la piena affermazione dello stato di diritto nel Paese.

Le motivazioni apportate da coloro i quali si scagliano contro tale pratica sono le seguenti. Innanzitutto, la wasta comporta discriminazione, cioè un diverso trattamento delle persone sulla base della propria appartenenza o delle proprie connessioni. Per esempio, nell’accesso a un servizio pubblico, questo sistema garantisce la priorità a chi detiene la wasta, impedendo a chi ne è sprovvisto di accedervi oppure determinando lunghi tempi di attesa. Ciò contribuisce ad alimentare la percezione dell’inefficienza della macchina statale.

In secondo luogo, la wasta nega tanto la meritocrazia, quanto il principio di uguaglianza, nel senso che impedisce che un ruolo o una posizione vengano attribuiti sulla base sia di criteri di merito, sia di pari opportunità, ma, piuttosto, sulla base dell’appartenenza a una determinata famiglia o del possesso di determinate connessioni.

Questo, da un lato, inficia la trasparenza del funzionamento della società e dello Stato e favorisce l’immobilismo sociale. Infatti, generalmente, chi già detiene uno status sociale elevato può facilmente fare ricorso alla wasta e ottenere tramite essa posizioni che consentono di mantenere la propria condizione sociale o migliorarla. Al contrario, chi si trova in una posizione sociale di svantaggio ha più difficoltà ad accedere alla wasta e quindi a scalare la piramide sociale. Dall’altro lato contribuisce ad abbassare il livello della qualità dei servizi (pubblici e privati), dato che spesso persone non abbastanza qualificate vengono assunte al posto di chi ha le competenze necessarie, ma manca di connessioni.

Ciò che stupisce è che nonostante i giordani siano consapevoli delle conseguenze negative di questa pratica, tutte queste intermediazioni avvengono alla luce del sole, senza che nessuno si premuri di nasconderle. Questo dimostra che, di fatto, l’istituzione sociale della wasta è molto accettata socialmente e molti, pur ritenendola la fonte di alcuni dei malfunzionamenti della società, fanno o hanno fatto ricorso a essa, andando ad alimentare un circolo vizioso. In molti casi, la wasta è considerata un male necessario, essendo l’unico mezzo attraverso cui raggiungere un obiettivo.

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