20Ottobre2022 Tiro senza tempo

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di Nura Alawia, volontaria di Servizio Civile Universale in Libano

E’ un sabato pomeriggio molto caldo, e il bar Cloud 59 sulla lunga spiaggia di sabbia bianca di Tiro è pieno di gente. Gruppi di amici sorseggiano bicchieri di arak, un liquore all’anice, e sfogliano il menu dei piatti. I camerieri, uno dei quali sfoggia dei pantaloni con il ritratto di Bob Marley, distribuiscono le ordinazioni ai turisti in cerca di sole, sdraiati su sedie di plastica appoggiate sulla sabbia. Al largo, gli amanti dello snorkeling avvistano le tartarughe marine. Questa pittoresca scena estiva potrebbe essere facilmente scambiata con luoghi di vacanza popolari come la Grecia o la Turchia occidentale. Ma questa è Tiro, in Libano, 80 km a sud della capitale Beirut e a 16 miglia dal confine chiuso con Israele/Palestina.

Tiro è la quarta città più grande del Libano e viene talvolta definita la “Regina dei mari”. Dietro il porto della città, le strade strette sono fiancheggiate da case dipinte di viola e blu pervinca. I negozi sono pieni di articoli per la pesca: corde, ami di ricambio e simili.

Nel bar-ristorante Al-Fanar, su una piattaforma di legno che si affaccia sul mare, i clienti in costume da bagno e pantaloncini corti bevono la birra locale, Almaza, e cenano con pesce e patatine fritte, alla libanese, grigliate con salsa tartare, limone e fette di pomodoro.

Fondata più di 4.000 anni fa, Tiro prosperò come una delle principali città della Fenicia, un’antica civiltà semitica. Si arricchì grazie al commercio della vibrante tintura viola ricavata dalle conchiglie di murex raccolte localmente e formò delle colonie, che oggi sono, le città di Cadice in Spagna e Cartagine in Tunisia. Quando i Romani conquistarono Tiro – nota anche come Sur – nel 64 a.C., costruirono uno splendido arco di trionfo e uno dei più grandi ippodromi del mondo. Sono ancora visibili i segni di graffi sulla pietra, che si suppone fossero stati causati dai cavalieri delle bighe, mentre affrontavano una curva troppo stretta. Queste rovine, insieme a un altro complesso, Al Mina, a circa un chilometro di distanza, costituiscono uno dei cinque siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO in Libano.

Tiro oggi ha un coloratissimo souk (mercato coperto) che vale la pena esplorare. Nel souk, e’ possibile ammirare il khan ottomano, o locanda, proprio all’ingresso del mercato. In una strada laterale si trova la “Mamluke House”, una residenza di epoca ottomana che la Direzione Generale delle Antichità sta restaurando come patrimonio culturale e centro informazioni. Nell’area del souk si trova anche una moschea sciita bianca a doppia cupola di grande interesse.

Infine, c’e’ l’immancabile porto di Tiro, affollato di pescatori, che in epoca fenicia veniva chiamato “sidoniano” perché affacciava a nord, verso Sidone. Camminando lungo il porto, con il mare sulla destra, si entra nel quartiere cristiano della città, una zona pittoresca di strade strette, architettura tradizionale e sede del vescovo maronita di Tiro e della Terra Santa. Una torre medievale si erge ancora in un piccolo giardino. Una seconda è visibile sotto il piccolo faro. In epoca crociata torri simili a queste circondavano la città.

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