14Novembre2022 Viaggiare a ritmo condiviso

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testimonianza di Marco Boriglione, volontario di Servizio Civile Universale a Cuba.

La fotografia ha avuto un ruolo significativo nel corso della mia vita. Mia madre è fotografa e tra i pochi ricordi della mia primissima infanzia ci sono io che entro e la osservo muoversi dentro la camera oscura intenta a sviluppare i rullini. Inoltre, sempre da bambino, la accompagnavo spesso in studio quando doveva fare dei ritratti dandole una mano.

Trovandomi a Cuba come volontario di ARCS durante il corso di fotografia di Giulio di Meo, il mio ruolo, anche in questa circostanza, è stato quello di dare una mano affinché tutto si svolgesse nel miglior modo possibile. Quindi è stato molto bello dedicarsi con cura alla logistica delle giornate: contattare i ragazzi cubani, parlare con le Case della Cultura per concordare i tempi e gli spazi della loro splendida e straordinaria ospitalità, comunicare con tutti i partecipanti in modo che fossero a conoscenza dei dettagli e dei cambiamenti del programma, ascoltare ed osservare muoversi questo gruppo così variegato ma allo stesso tempo così curioso. In tutto ciò ho persino scattato qualche foto! 

Partecipare alla fase di editing, che avviene collettivamente tutti insieme, oltre a fornirmi elementi tecnici didattici e formativi (che non fa mai male!) è stato un modo incredibile per conoscere con maggiore sensibilità coloro che scattavano quelle foto. Infatti, nell’immagine rimaneva chiaramente la traccia del carattere, ma soprattutto del sentimento, dell’autore. Credo che questa parte, fatta di intensi pomeriggi ad osservare in modo comunitario le foto al proiettore, abbia aiutato a creare forti legami già dai primi giorni tra tutti i partecipanti.

Vivevo a La Havana già da quasi quattro mesi ma, nonostante ciò, accompagnare il gruppo nelle sue esplorazioni mi ha trasmesso sensazioni inedite nel mio rapporto con la città. Perché se è vero che è importante, direi fondamentale, sperimentare, vivere e ricercare l’indipendenza e gli stupori della scoperta effettuata in solitaria, è poi la condivisione di uno spazio comune assieme ad altre persone a portarti i piaceri più grandi.

Il gruppo per tutta la durata del workshop è riuscito a viaggiare a un ritmo condiviso, tanto nei momenti più prettamente “fotografici” che in quelli ludici e ricreativi. Nessuno rimaneva indietro e tutti avevano degli atti di cura ed attenzione verso gli altri componenti. Tra questi ce ne sono stati almeno un paio che mi hanno particolarmente colpito, forse perché li ho visti effettuare da chi, erroneamente, avevo ritenuto viaggiare ad un ritmo più solitario il primissimo giorno. Invece, ancora una volta la forza dell’empatia diffusa, saggiamente costruita da Giulio e quindi, poi, anche da tutti i partecipanti, ha portato una grande ventata di energia ed effervescenza dentro le vite di tutti quanti.

Che potenza, quando è il prossimo?

foto di Luigi Cervellati

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