16Novembre2022 Amare il “mare” di Alamar

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di Marco Boriglione, volontario di Servizio Civile Universale a Cuba.

Sabato scorso sono stato ad Alamar, un quartiere periferico de La Habana. Si tratta di una località residenziale in cui si ergono grandi palazzoni (e poco altro) di stili differenti, intervallati da strade dove comunque emerge in maniera forte il verde della vegetazione caraibica.
Per arrivarci, ho impiegato complessivamente un’ora e mezza, di cui i primi 60 minuti sono stati di attesa in fila per prendere il pulmino, e solo l’ultima mezz’oretta di viaggio. Lungo il tragitto ho potuto osservare il percorso e le nuove persone che salivano a bordo.

Si tratta di una zona vicina alle spiagge, ma non abbastanza da essere attraversata con questo scopo. Infatti, chi è diretto verso Alamar probabilmente è perché ci vive.

In mezzo a questo panorama però, sorge una struttura: un edificio gigante, grande quanto un isolato, la cui forma ed estensione non sono definibili al primo impatto. Si tratta di un centro culturale, inaugurato nel 2015, dopo aver effettuato delle operazioni di recupero di questo enorme stabile abbandonato da decenni.

Adesso al suo interno ospita due caffetterie, un parco giochi infantile, diverse sale cinema di cui una 3D, una libreria, una zona sportiva, una zona con wifi, e un’enorme sala centrale destinata agli spettacoli teatrali e ai concerti, dotata di tutto il necessario.
Ma soprattutto è piena di bambini e famiglie che corrono, giocano e parlano, sostando nelle varie aree dello spazio.

Fernando e Alina sono una giovane coppia di amici che ho conosciuto durante i giorni del workshop di fotografia organizzato con ARCS, qui a La Habana. I due, tra le molteplici attività che organizzano (che vanno dalla recitazione, alla fotografia, dal trucco ad attività di programmazione dentro le Case della Cultura), una volta al mese mettono in scena uno spettacolo di clowneria all’interno del centro culturale di Alamar. 

Dopo avermi visto suonare l’organetto, il mese scorso, mi hanno chiesto se avevo voglia di partecipare al loro spettacolo, come accompagnamento musicale. Mi sono buttato con grande piacere suonando e partecipando alla loro pantomima, coinvolgendo i bambini durante lo spettacolo.

Ecco che, dal nulla, per un pomeriggio, sono diventato “Marcolini” il personaggio musicista che viene da lontano per ritrovare la sua amica pagliaccia e suonare insieme in nome dell’amicizia e del bel tempo da passare assieme, interagendo con i bimbi. 

Una delle bambine all’inizio, è riuscita a indovinare il mio strumento, prima ancora che lo estraessi fuori dalla custodia, vincendo così l’indovinello. L’organetto (o acordeòn in spagnolo). Da lì è partito tutto il vortice artistico. A fine spettacolo, la mamma, emozionata, si è avvicinata dicendomi, che quello strumento era lo stesso che fino a poco tempo fa il nonno suonava alla nipote. Anche io sono rimasto colpito perché finora avevo avuto poche testimonianze di utilizzo di quello strumento musicale. 

Tornerò ad Alamar, nel suo centro culturale, perché ospita una comunità dove nuotare, osservare il fondale trovando tante emozioni e storie di vita che in qualche modo finiscono, sempre, per risuonare dentro.

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