17Novembre2022 Spezie, incenso e gelsomini

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di Cloé Gosparo, volontaria di Servizio Civile Universale in Tunisia.

La Tunisia è profumi, odori che portano e creano ricordi.

Vorrei parlarvi dei viaggi che iniziano grazie a un odore, un profumo.

Cammino di fretta la mattina, l’arrivo in centro a Tunisi mi ha preso un po’ di tempo in più rispetto ai giorni scorsi a causa del traffico. Devo raggiungere la Kasbah, la zona finale della Medina, dove si tiene la fiera realizzata in occasione della festa della donna rurale tunisina. Ci lavoro qualche giorno per accompagnare i colleghi e vendere i prodotti del centro di formazione in cui è coinvolto il nostro progetto.

Attraverso il souk mattutino, le boutiques stanno aprendo e presto vengo rapita da un aroma indistinto di spezie, che mi avvolge. Entro. All’inizio sento odore di vaniglia, poi vedo il cumino macinato e mi ritrovo direttamente in Turchia, il Ras el-Hanout (una miscela di spezie tipico del Maghreb) mi salta agli occhi con il suo colore tra il marrone e l’ocra, lo cercavo da giorni. Prendo un sacchettino e scambio qualche parola a stento in tunisino con il commesso che mi parla della crisi e della velocità con cui salgono i prezzi ogni giorno. Inchallah labess (se Dio vuole, tutto andrà bene), lui sospira.

Mi parla delle altre spezie e intanto vedo una polvere verde assieme alle “polveri che conosco”. Hedi Mlokheya, ya okhti! (Questa è Mlokheya, cara).

Ma certo, la Mlokheya!! come ho fatto a non riconoscerla?! Diffusa più o meno in tutto il mondo arabo ma diversa di paese in paese. In Tunisia si prepara in occasione di avvenimenti molto importanti: ricorrenze, compleanni, feste. Si tratta di una pianta chiamata anch’essa Mlokheya con numerosi benefici le cui foglie vengono macinate per ottenere una polvere verde. La polvere con aggiunta di acqua, carne di montone, spezie e olio, viene bollita per otto ore! Una delizia. L’ho provata a casa di un amico del quartiere. È lì che ho capito qual era il suo odore. Per il Mouled (la festività in occasione del compleanno di Maometto) a casa, in ufficio o anche passeggiando nel quartiere l’aria odorava di Mlokheya. Tutte le mamme lo stavano preparando per festeggiare in famiglia. Per me la Mlokheya è festa.

Il mio pensiero allora vola ai profumi che “rimbombano” nell’isolato; c’è anche quello del couscous. Mi immagino sempre le mamme che lo preparano a casa tra una spezia e l’altra. Sennò, ancora, c’è quello dell’incenso: sinonimo di buon auspicio prima di un matrimonio, una festa o per una serata in famiglia.

La mia mente torna alla boutique delle spezie. Saluto il venditore, continuo la mia corsa verso la Kasbah attraversando la Medina e il settore del souk in cui ci sono i dolci. Compro qualche dolcetto arbi (tradizionale) per fare colazione più tardi ma non resisto, ne gusto uno camminando. Le mandorle e l’aroma di fiori d’arancio mi portano in Grecia quando l’aria profumava durante la stagione della fioritura degli aranci. Mi catapulto subito ancora più a est, fino in Libano, anche se non ci sono stata, mi ricordo che quando studiavo arabo, la professoressa ci portava i dolci all’acqua di fiore d’arancio in classe per la fine dell’anno. Continuo a camminare viaggiando.

Arrivo finalmente alla Kasbah, saluto la mia collega Melika e iniziamo a preparare lo stand con i prodotti del Centro. I clienti passano e gli facciamo assaggiare pomodori secchi e harissa. La harissa, un misto di peperoncino e aglio pestati, olio d’oliva e coriandolo con un profumo unico. Mi ricorderà sempre la Tunisia, mi riporterà qua dove ora sono, un odore che posso trovare solo qui o in un vasetto che porterò con me.

Alla fine della giornata di lavoro, io e Melika ci abbracciamo e ci salutiamo in vista di ritrovarci l’indomani. Mi perdo di nuovo nella Medina, e incontro un venditore di machmoum (un piccolo bouquet di fiori di gelsomino legati insieme minuziosamente con fili decorativi). In Tunisia è frequente incontrare questi signori; vendono qualche collanina di gelsomino o qualche machmoum che bianco come le case tunisine al crepuscolo spicca nelle loro mani. Ne prendo uno, lo annuso e me lo metto sull’orecchio come i tunisini. Il gelsomino sarà per sempre, per me: Tunisia.

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