25Settembre2024 Libano: un messaggio da Amany

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Amany, collaboratrice locale di ARCS in Libano ci ha mandato questo messaggio da Hermel. Ora è il momento di sostenere la popolazione civile libanese nell’emergenza.
Cercando carta e penna per scrivere qualcosa a un’amica, mi ritrovo tra le mani il diario scolastico di mia figlia, che ha 13 anni. Preferisco scrivere a mano piuttosto che al computer.
 
Questo diario rappresenta le nostre speranze. Per noi libanesi, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a studiare, nella speranza di trovare un’opportunità di lavoro da qualche parte, per far fronte a tutte le difficoltà che abbiamo attraversato nel corso degli anni. E lo trovo proprio ora, mentre assistiamo agli incendi che ci circondano e ai rumori incessanti da ogni direzione, mentre le scuole non sono più accessibili per i nostri figli e lottiamo per far loro capire il significato dei diritti umani e del senso di appartenenza.
 
Pensavo che la guerra del 2006 fosse ormai un capitolo chiuso, ma la realtà è che oggi la situazione è ancora più difficile. Certo, ogni bomba ci terrorizza, ma nonostante tutto, continuiamo a prenderci cura l’uno dell’altro: ci telefoniamo, ci accertiamo che l’esplosione sia stata lontana e che tutto sia sotto controllo. Eppure, leggendo certe notizie e ascoltando certi leader, ci sentiamo come bersagli. Intanto riceviamo chiamate da parenti che dicono: “Abbiamo lasciato casa, ma le chiavi sono nel vaso delle piante. Se avete bisogno di cibo, kit di emergenza o qualsiasi altra cosa, prendete pure.”
 
Abbiamo davvero perso la speranza di farcela. Sentiamo solo il bisogno di stare insieme, in silenzio. L’unico modo per calmare i bambini è farli pensare ai bambini di Gaza e somministrare loro dei farmaci tranquillizzanti.
 
Certo, potremmo lasciare la zona colpita, ma se questo è il problema per tutti, non può essere una soluzione.
 
In ogni caso, prima o poi ci sarà una fine, buona o cattiva che sia. Ma a nessuno importa più di tanto. Continueremo a resistere e a usare questo diario…
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