14Ottobre2024 Crisi umanitaria in Libano: la situazione continua a peggiorare

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Dal 8 ottobre 2023, la crisi umanitaria in Libano si sta rapidamente deteriorando, aggravata dagli attacchi aerei israeliani e dalle continue ordinanze di sfollamento. Secondo il Ministero della Salute Pubblica (MoPH), finora si contano 2.169 morti e 10.212 feriti. La popolazione civile, già vulnerabile, continua a subire le conseguenze di questo conflitto devastante.

Dati principali:

  • 2.169 persone uccise e 10.212 ferite dall’8 ottobre 2023.
  • 689.715 persone sfollate internamente, il 52% delle quali sono donne.
  • 186.400 persone rifugiate in 1.023 rifugi collettivi, di cui 822 hanno raggiunto la capacità massima.
  • 94 operatori sanitari uccisi mentre erano in servizio.
  • Le Nazioni Unite e i partner hanno consegnato rifornimenti critici a Rmeish, Ain Ebel e Debel, nel sud del Paese.

Panoramica della situazione:

La situazione in Libano è una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi anni. Gli attacchi aerei israeliani, che ora colpiscono anche aree densamente popolate, hanno devastato infrastrutture vitali e lasciato milioni di civili senza accesso a servizi essenziali. Il Coordinatore Umanitario delle Nazioni Unite ha sottolineato che negli ultimi tre anni la violenza è cresciuta esponenzialmente, causando migliaia di vittime civili, sfollamenti di massa e una distruzione estesa.

La notte del 10 ottobre, due attacchi aerei hanno colpito i quartieri densamente popolati di Ras al-Nabaa e Basta a Beirut, uccidendo più di 20 persone e ferendone oltre 100. Questa è la terza volta che il centro di Beirut viene colpito dall’inizio del conflitto. Nel periodo di riferimento, gli attacchi aerei israeliani hanno continuato a colpire i sobborghi meridionali di Beirut e i villaggi nel sud e nell’est del Libano.

Dislocamento di massa e infrastrutture critiche:

Oltre 689.000 persone sono state sfollate dall’inizio del conflitto, con le donne che rappresentano la maggioranza degli sfollati. La mancanza di rifugi adeguati e l’inverno in arrivo aggravano ulteriormente la situazione. Circa 186.000 persone cercano rifugio in strutture sovraffollate, e più di 800 rifugi collettivi hanno già raggiunto la capacità massima. Aumentano anche i rischi sanitari, con la mancanza di accesso a servizi essenziali, farmaci e acqua pulita che sta esacerbando la crisi sanitaria.

Gli attacchi alle infrastrutture sanitarie continuano, con 39 strutture sanitarie colpite dall’8 ottobre. Durante questi attacchi, almeno 94 operatori sanitari sono stati uccisi mentre erano in servizio. Il 9 ottobre, un attacco a Derdghaya ha colpito un centro di protezione civile, uccidendo cinque soccorritori e danneggiando una chiesa vicina.

Impatto sui rifugiati e sull’accesso ai servizi essenziali:

Gli sfollati interni, molti dei quali sono fuggiti da aree colpite dagli attacchi, continuano a rimanere vulnerabili. Un attacco del 9 ottobre a Wardanieh ha ucciso quattro persone in un edificio che ospitava famiglie sfollate. Molti temono per la propria sicurezza anche in aree che non sono state ancora evacuate dalle forze israeliane. Le squadre di soccorso non riescono a raggiungere molte aree colpite a causa del rischio di nuovi attacchi.

Salute e sicurezza pubblica:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che il rapido spostamento della popolazione sta aumentando i rischi per la salute pubblica, specialmente a causa del sovraffollamento nei rifugi. L’assenza di farmaci e la mancanza di accesso ad acqua pulita e servizi sanitari adeguati potrebbero portare a focolai di malattie infettive. Con l’inverno ormai alle porte, la situazione sanitaria potrebbe peggiorare drasticamente.

Impatto sull’istruzione:

Anche il settore dell’istruzione è stato duramente colpito. Il 9 ottobre, un attacco a Kfar Joz ha distrutto un centro educativo che offriva supporto psicologico e istruzione a oltre 400 bambini. Inoltre, circa il 60% delle scuole pubbliche del paese sono ora utilizzate come rifugi, ritardando l’inizio dell’anno scolastico per più di 300.000 studenti, che potranno tornare in aula non prima del 4 novembre.

Fonte dati OCHA

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