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Paesi di intervento
Se tempo fa mi avessero detto che mi sarebbe stata affidata l’organizzazione di uno scambio giovanile; che avrei dovuto gestire conti, documenti, tabelle, e soprattutto persone; che avrei dovuto parlare davanti a suddette persone e perlopiù in una lingua non mia e di argomenti importanti…avrei probabilmente risposto con la mia solita risatina accondiscendente e avrei rifiutato chiamando in causa la mia ansia, la mia presunta incapacità, il mio essere poco pronta e magari anche il mio “io le persone non le so gestire”.
Ma succede che un giorno cresci, diventi più matura, ti affacci ad un mondo nuovo, hai davanti opportunità altrettanto nuove e diverse, si concretizza qualcosa nelle tue mani, le prospettive cambiano.
E allora ti ritrovi a fare un respiro e a mettere da parte ansia e timori; un bel respiro e ti dici “potrà mai essere così difficile? Così tremendo?”; mediti un po’ e poi inizi ad occuparti del tutto, inizi anche a parlare. E ti rendi conto che le parole – anche se non nella tua lingua – escono fuori lo stesso e che sei sorprendentemente padrona degli argomenti di cui parli, che forse un po’ sai gestire i tuoi malesseri…e che forse sai gestire anche le persone.
Tra compaesani, persone dal lontano nord Europa – Finlandia e Svezia – e addirittura “isolani” – Irlanda – succede che ti rendi conto che quelle persone non sono poi neanche tanto diverse da te. Che la posizione geografica diversa, non rende quelle persone poi così tanto distanti. Ad avvicinarvi sono, sicuramente, i temi che trattate: (im)migrazione, società inclusiva ed intersezionale, cittadinanza attiva, dialogo interculturale.
Ma ad avvicinarvi sono soprattutto le esperienze e i vissuti; i punti di partenza e i punti di arrivo; le preoccupazioni e le speranze; l’immaginazione e la realtà materiale; i pensieri e le opinioni; i punti di incontro, che hanno permesso momenti di comprensione e spesso anche di sfogo e di “confessione”; e persino le differenze, che hanno lasciato spazio alla conoscenza dell’altro. Il tutto in un alternarsi dinamico – e non spesso facile! – di momenti di introspezione, autoanalisi e di coscienza della propria situazione e del proprio background, e momenti di condivisione.
Scopri poi che ad avvicinarvi sono anche quell’ansia e quei timori di cui tanto ti preoccupavi all’inizio. E che – proprio come te – anche le persone che hai davanti hanno bisogno di un momento per sé stesse, di una boccata d’aria e poi di iniziare a parlare. Scopri che anche per loro esistono ora nuove prospettive, nuove opportunità sempre più concrete, nuovi orizzonti. E scopri, infine, che una settimana nell’ambiente giusto e con le opportunità giuste, serve a farti crescere…e che puoi addirittura contribuire alla crescita delle altre persone!
Alla me di tempo fa vorrei dare una pacca sulla spalla, dirle che ce la può fare, che è capace, che si è beccata anche parecchi complimenti e che, soprattutto, adesso ha le idee più chiare anche sul proprio futuro.
Alle persone con cui ho condiviso una settimana di scambio giovanile, lascio invece ora la parola.

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