di Agnese Scapinello e Alice Sella, volontarie del Servizio Civile Universale a Cuba
Parlano i protagonisti e le protagoniste della campagna di scavi 2025 del progetto Arqueo-Cuba
All’ombra di verdeggianti alberi tropicali, sedute a tavola o dentro piccole tende dal manto leggero, alcune voci sussurrano parole sconosciute: parlano di “conchas”, “microcuentas”, “olivas sonoras”…che cosa vorranno mai dire? Le voci si rincorrono, si confrontano, si fanno più forti e intense quando dalla nuda terra le mani scoprono meraviglie. Ed è una meraviglia contagiosa, quella della condivisione della scoperta e del sapere, che i protagonisti e le protagoniste degli scavi della Cañada riportano con sé. Ci troviamo in questo sito aborigeno, già scavato nel 2022, nei pressi della provincia di Matanzas, a circa 100 km di distanza da La Habana. Tra lavoro, riposo e notti stellate, il chiacchiericcio continua a ripetere antichi segreti che ci accompagneranno fino a che ciascuno di essi non sarà venuto alla luce. Tra pale, palette, macheti, cariole, secchi, spazzole, cappelli, terra e pietre, tante voci si passano informazioni, alcune sussurrate, altre ad alta voce, alcune da verificare, altre certe: si è trovato un reperto che non lascia spazio all’immaginazione, se non a quella sognante che cerca di teletrasportarsi alla vita che si sta riscoprendo.
Siamo fortunate, alcune di queste voci hanno deciso di aiutarci anche oggi, a distanza di più di un mese dalla chiusura della campagna archeologica, raccontandoci la loro esperienza di studenti e professionisti/e.
A spiegarci cosa significhi per lui dedicarsi alla professione di archeologo è il giovane Eiver Alejandro Reyes González, specialista de la Oficina del Historiador de Matanzas e figura di contatto tra studenti e personale archeologico de la Oficina: “Noi giovani abbiamo avuto un nuovo orizzonte nello studio dell’archeologia: fin dall’infanzia si pensa alla storia, ai reperti, ma chi si immaginava di vivere l’esperienza della scoperta archeologica? Aver avuto l’opportunità di fare esperienza sul campo con archeologi e archeologhe dalla grande preparazione è stata la realizzazione di un sogno, dopo tanti anni di studio. Abbiamo imparato a scavare e l’importanza dei reperti archeologici, abbiamo imparato molto dalla storia.
La campagna di scavi del progetto è una delle cose più importanti che mi sono successe nel mio attuale percorso professionale, che ha inciso molto sul mio modo di lavorare e pensare l’archeologia”.
“Come descriveresti la tua prima esperienza su un sito di scavo? Raccontaci le tue emozioni”
A rispondere questa volta è la voce della studentessa della scuola di restauro di Matanzas Lorena Ruiz Oliva: “La prima volta che ho scavato è stato davvero emozionante: ero molto nervosa e avevo paura di non star facendo il lavoro correttamente, che non andasse bene come scavavo e che, a causa della mia inesperienza, alcuni reperti si rompessero e che qualcosa di molto importante nella storia del nostro Paese potesse danneggiarsi.
Dopodichè, pian piano che gli scavi procedevano, ho acquisito fiducia, ho iniziato a prenderci mano e ho cominciato a fare le cose sempre meglio. Oggi mi sento molto fiduciosa nel lavoro sul campo, scavare è più che un’emozione, è qualcosa che amo davvero e che, a partire da questa esperienza a la Cañada, posso fare con professionalità. So che il mio lavoro aiuta e contribuisce alla storia e alla scoperta del nostro Paese.”
Le voci di oggi volano, si rincorrono, si accompagnano. E percorrendo le terrose strade della Cañada, attraversando la carrettera che collega Matanzas alla capitale del Paese, tornano da dov’erano partite, a La Habana.
“Per un’archeologa con esperienza come te, com’è tornare su un sito in cui si è già scavato? Quali emozioni si provano?”
Arlene Cordero Alfonso, specialista in Archeologia Storica del Gabinete de Arqueología de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana risponde: “Una delle linee di investigazione del Gabinete è la archeologia aborigena. Senza dubbio, per le caratteristiche di scavo di questo tipo di contesti, missioni come quelle avvenute ne La Cañada non si realizzano spesso, se si tiene poi in conto che l’ubicazione dell’istituzione per cui lavoriamo si trova nel centro storico de La Habana. Per questo motivo, participare a questo gruppo di lavoro è stato un grande privilegio dal punto di vista professionale e personale.
Tornare quest’anno mi ha permesso di completare la visione primaria che avevo di questo sito: ho potuto approfondire e comprendere meglio i primi abitanti di quest’area geografica, la loro organizzazione sociale, il modo in cui distribuivano gli spazi abitativi, le attività economiche, le abitudini alimentari e la loro visione del mondo. D’altra parte il pericolo, che il cambiamento climatico rappresenta per la conservazione di questo sito, accresce la necessità di portare avanti, con urgenza, azioni volte a una sua migliore comprensione e alla conservazione delle sue testimonianze materiali.
La Cañada è stata una scuola per perfezionare tecniche e metodologie di lavoro per i partecipanti più giovani o meno esperti, è stato un privilegio poter contare su altri archeologi più esperti, sia del mio gruppo di lavoro che di altre province del Paese. È stata una delle più importanti indagini archeologiche condotte negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia del Covid 19, circostanza che ha limitato notevolmente la ricerca al di fuori del contesto cittadino.
Tornare in questo sito, che abbiamo affettuosamente chiamato “La meseta encantada – L’Altopiano incantato”, mi trasmette una serie di emozioni, tutte positive: è, per me, uno spazio di apprendimento, di unione sincera tra colleghi e colleghe e, soprattutto, di contributo alla storia non solo locale, ma cubana. Nonostante l’antichità degli esseri umani nel nostro arcipelago risalga a circa 7000 anni fa, il periodo aborigeno è ancora il meno conosciuto, e lo studio de La Cañada rappresenta un modo importante per rivendicare queste popolazioni.”
L’ultima voce che ascolteremo oggi, ci riporta ad un’esperienza avvenuta durante la campagna archeologica, ossia la visita al sito archeologico di alcuni bambini e alcune bambine della scuola primaria Rogelio López García della comunità di San Juan, Matanzas.
“Come comunicare e trasmettere la propria conoscenza ai bambini e alle bambine del luogo?”
A rispondere è Henry Delgado Manzor, membro della Sociedad Espeleológica de Cuba: “Per comunicare e trasmettere il sapere sui ritrovamenti archeologici ai bambini e bambine della scuola vicina al sito archeologico è essenziale adottare un approccio interattivo e attrattivo. Si potrebbero organizzare visite al sito aborigeno, affinché i bambini possano osservare in prima persona i ritrovamenti e comprendere il processo di scavo. Gli archeologi potrebbero spiegare in cosa consista il loro lavoro e rispondere alle domande degli studenti.
Si potrebbero organizzare laboratori pratici di simulazione di scavi o creazione di repliche di manufatti. Queste attività non solo renderebbero l’apprendimento più divertente, ma aiuterebbero anche a comprendere meglio il valore di quanto scoperto.
Un’altra possibilità potrebbe essere quella di utilizzare storie e leggende legate al sito archeologico: le narrazioni potrebbero includere personaggi storici o mitologici che aiutino i più piccoli a connettersi emotivamente con il passato.
Sarebbe anche importante creare materiali didattici adatti al loro livello scolastico, come libri illustrati, opuscoli o video, che spieghino i risultati in modo visivo e accessibile.
La collaborazione con gli educatori è essenziale per lavorare insieme agli insegnanti per integrare il valore dell’archeologia nel programma scolastico, che si potrebbe esprimere in progetti di ricerca, mostre o presentazioni in classe.
Attuando queste strategie, si potrebbe promuovere un genuino interesse per la scoperta e il patrimonio culturale, aiutando i bambini a comprendere l’importanza di custodire la loro storia e la loro cultura.”
E noi? Noi che ci facciamo qui? Fa strano rispondere alla domanda, ancora più strano cercare di spiegare che no, non siamo archeologhe, no, non siamo specialiste di scanner 3d. Inutile forse accennare ad una vita precedente, prima della partenza per Cuba, prima del servizio civile, prima di sporcarsi le mani nella terra ferrosa de La Cañada, con guanti e pala in mano.
Siamo qui per accompagnare con scrittura e fotografia le scoperte che giornalmente si incontrano e non solo, la bellezza e lo stupore che coesistono insieme alla fatica e alle attività di scavo. Vivere due settimane in un sito aborigeno con archeologi, archeologhe, meteorologi, studiosi di storia e di arte ci ha dato l’opportunità di conoscere le attività di queste professioni e una piccola, minuscola parte della cultura nativa del Paese che ci ospita. Il passato, presente e futuro si confondono e si uniscono nei visi di tutti e tutte noi, compresi in quelle dei bambini e delle bambine della scuola elementare, che custodiranno i segreti e i ritrovamenti del luogo che abitano e vivono. E noi, con loro.
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