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Paesi di intervento

Foto di Haitam Moussawi
Il conflitto in Libano tra Israele e Hezbollah, riaperto nell’ottobre 2023 con un escalation nel settembre 2024, ha sferrato un duro colpo al già fragile sistema penitenziario del paese. Nel corso di 14 mesi di conflitto aperto, i raid israeliani hanno infatti danneggiato 6 centri di detenzione, causando il ricollocamento di almeno 600 detenuti nelle strutture del nord del Libano.
“Il tasso di sovraffollamento nelle carceri ha raggiunto il 330%, il che comporta un aumento della pressione sulle prigioni e raddoppia la difficoltà di garantire i diritti e i bisogni fondamentali” affermava a novembre 2024 il Dr. Fadi Gerges della Commissione Nazionale Libanese per i Diritti Umani durante uno degli incontri mensili del Gruppo di Lavoro sulle Carceri, una piattaforma co-fondata da ARCS nel 2022 insieme a organizzazioni della società civile libanese e rappresentanti delle istituzioni.
Già dal 2019, 4 anni prima del conflitto dell’ottobre 2023, il Libano stava affrontando una crisi multidimensionale segnata da instabilità politica e collasso economico, con gravi ripercussioni sulle carceri. Come evidenziato nel Report prodotto da ARCS nel 2022, le condizioni di detenzione erano molto al di sotto degli standard nazionali e internazionali: la fornitura di beni di prima necessità e di servizi sanitari scarseggiava, il sovraffollamento obbligava ad avere numeri di 50-70 persone per cella, il personale penitenziario specializzato e non era sottopagato, e le obsolete strutture burocratiche e legislative non permettevano il corretto svolgimento delle attività. Tre anni dopo, in seguito al conflitto, queste condizioni non hanno fatto che peggiorare in maniera critica.

Foto di Haitam Moussawi
ANCORA MENO MEDICINE E GENERI ALIMENTARI
Dallo scoppio del conflitto, per i detenuti (Libanesi e non) le condizioni sono ulteriormente peggiorate: l’accesso a controlli medici o supporto psicologico è stato ridotto, così come la disponibilità dei beni più essenziali per l’igiene, difficili da reperire a causa della grande richiesta e della svalutazione della lira libanese. A scarseggiare sono anche gli alimenti e, in molti contesti, i detenuti sono costretti a mangiare pane secco o andato a male, come nel caso della prigione di Roumieh, la più grande del Libano. La crisi alimentare nelle carceri non è un problema nuovo: dal 2019, con il peggioramento della situazione economica, il governo non è più riuscito a saldare i debiti dei fornitori e degli appaltatori che forniscono generi alimentari nelle carceri, lasciando alle spalle un sistema incapace di soddisfare i bisogni dei detenuti (Human Rights Watch, 2023). Allo stato attuale, per garantire le condizioni minime di igiene e salute sarebbe necessario ridurre il sovraffollamento, accelerando le procedure legali per le persone in attesa di giudizio, che costituiscono la maggior parte della popolazione carceraria. Tuttavia, la mancanza di fondi costringe i giudici per le indagini preliminari a lavorare sotto pressione, gettando il sistema in una paralisi giuridica: ritardi procedurali, violazioni delle scadenze legali e, in definitiva, il peggioramento del sovraffollamento.

Foto di Haitam Moussawi
CHI SI OCCUPA DELLE CARCERI IN LIBANO?
Quella delle carceri può essere definita un’emergenza invisibile. Il sistema penitenziario è quasi totalmente dimenticato dagli apparati statali e ad occuparsi dei diritti dei detenuti sono principalmente associazioni e organi della società civile locale.
Dallo scoppio del conflitto, attraverso il Gruppo di Lavoro sulle Carceri molte organizzazioni della società civile libanese, assieme ad ARCS e altre ONG internazionali, si sono attivate per trovare soluzioni pratiche all’emergenza crescente, e continuare a lavorare per risolvere il problema del sovraffollamento alla radice, elaborando strategie per favorire la riduzione delle pene e valutare possibili rilasci in base all’Articolo 108 della Costituzione libanese. Nonostante la crisi multidimensionale che attraverso tutto il Libano, molte ONG continuano ad offrire supporto legale ed economico alle detenute e ai detenuti libanesi e siriani che non dispongono delle risorse per pagare la cauzione o le tasse di uscita (per coloro che hanno già scontato la pena). In alcuni centri sono stati allestiti spazi dedicati per supportare le persone detenute nelle complesse pratiche amministrative e burocratiche.
In questo contesto di emergenza aggravata, ARCS assieme al partner SHEILD, ha distribuito – grazie alla raccolta fondi effettuata in Italia – tra febbraio e marzo 2025 – kit igienici (dentifricio, sapone, shampoo, asciugamani, detersivo, disinfettante, assorbenti) e alimentari (contenenti instant noodles, formaggio, biscotti, tè, acqua, pane e halawe – tipico dolce levantino fatto con la tahina) a 300 detenuti in 23 centri di detenzione nella regione della Bekaa, dove attualmente sono ospitati più di 1089 prigionieri, un numero decisamente sproporzionato rispetto alla capacità delle carceri.
Nei centri di detenzione di Chtoura e Zahle (regione della Bekaa), a cui ARCS ha fatto visita a marzo 2025 con i colleghi di SHEILD, i detenuti vivono in condizioni disumane, scontando punizioni arbitrarie a causa dell’inefficienza del sistema. Ce lo racconta Virginia Sarotto, cooperante di ARCS Culture Solidali in Libano: “Questi luoghi non sono carceri ma stazioni di polizia con annessi centri di detenzione: la maggior parte delle persone sono detenute in modalità preventiva e spesso irregolare. Ci sono persone in stato di pre-detenzione da oltre un anno, senza condanne. Vivono sottoterra e vedono la luce una volta alla settimana quando è consentito loro di passare un’ora all’aperto. I pasti non bastano per tutti e spesso sono gli impiegati stessi a dividere il proprio pranzo con i detenuti. Non è umano, non è giusto, sono gli ultimi in un paese pieno di ultimi, ma non vanno dimenticati. Il gruppo di lavoro sulle carceri continua a fare sforzi enormi per portar loro supporto e far valere i loro diritti.”
DA ANNI DIFENDIAMO I DIRITTI DEI DETENUTI – Il ruolo del Gruppo di Lavoro sulle Carceri – Working Group on Prisons
L’azione di ARCS avviene in coordinamento con i partner del Working Group on Prisons, una rete di collaborazione tra istituzioni e attori della società civile che operano nel sistema penitenziario Libanese, creata da ARCS nel 2018 con il progetto “DROIT: Rights, Social Reintegration, Vocational Guidance & Protection for Young Adults, women, and people with disabilities held in Lebanese Prisons“, e il suo seguito DROIT II nel 2022, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Il Working Group agisce come garante del rispetto dei diritti dei detenuti attraverso servizi di assistenza legale, inclusione socio-economica, salute fisica e mentale e attività di advocacy. Dal 2018, raccoglie dati sui bisogni più urgenti nelle strutture e si mobilita per ridurre il sovraffollamento, causato principalmente della mancanza di misure alternative. Il Working Group on Prisons si riunisce regolarmente una volta al mese per unire gli sforzi e coordinare le risposte a supporto dei diritti delle persone detenuti, in linea con gli standard internazionali.
In un momento di profonda insicurezza, con le truppe israeliane ancora dentro i confini dello stato Libanese e la mancanza di risorse nel sistema carcerario, gli sforzi della società civile rappresentano l’unica speranza per migliaia di persone recluse.

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