29Ottobre2025 Generazioni in dialogo: sfide e opportunità per l’occupabilità giovanile nella regione ovest del Camerun

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Nel quadro del Servizio Civile Universale con ARCS a Dschang, in Camerun, Serena, volontaria attualmente impegnata sul territorio, ha avuto l’opportunità di ascoltare storie, incontrare persone e vivere da vicino la quotidianità locale. Un’esperienza che le ha permesso di comprendere come il dialogo tra generazioni influenzi in modo concreto la percezione della realtà e delle sfide legate al lavoro giovanile — tanto per i genitori quanto per i giovani stessi.

Nella cittadina universitaria di Dschang, nella regione Ovest del Camerun, le storie delle famiglie Beyonyi e Tchamba raccontano due generazioni a confronto sulle opportunità di impiego giovanile a livello locale.

Beyonyi Francis e Kesam Rose, originari del Nord-Ovest, si sono trasferiti qui negli anni Ottanta. “All’inizio è stato difficile integrarsi,” ricorda Rose, “non conoscevo la lingua locale e venivo derisa al mercato.” Oggi, dopo una vita di sacrifici, marito e moglie guardano con preoccupazione i loro quattro figli: “Tutti hanno studiato, ma nessuno ha un impiego stabile” spiega Francis. “Oggi serve conoscere le persone giuste, non basta studiare.”

La figlia Christel, 25 anni, ha lasciato l’università e da più di un anno vende prodotti ortofrutticoli all’incrocio dell’entrata del campus universitario. “Non è un ripiego,” dice. “Mi piace parlare con la gente, sentirmi parte della comunità.” Per lei il problema non è solo trovare lavoro, ma trovarlo in buone condizioni: “Preferisco fare qualcosa che mi renda serena.” Ha pensato di aprire una piccola boutique, ma la paura di fallire la trattiene: “Le entrate che ho ora sono migliori di molti stipendi.”

“Se qualcuno ci tende la mano, siamo pronti ad afferrarla.” – Benjamin, 25 anni

Daniel Tchamba, 67 anni, insegnante in pensione, vive a Dschang da quasi trent’anni. “A ventiquattro anni avevo già un impiego statale,” racconta. “Oggi è molto più difficile.” Padre di sette figli, vede nella stabilità economica la sfida principale: “Non conta quanto si guadagna, ma avere un lavoro sicuro.”

Accetta che molti giovani si rivolgono al settore informale: “Bisogna vivere. Anche chi ha studiato guida mototaxi.” Crede però che le ONG possano offrire un aiuto concreto: “Questi progetti possono allontanare la miseria, ma serve più informazione per raggiungere i giovani.

Suo figlio Benjamin, 25 anni, studente di agronomia, ha scelto di creare la propria strada: pratica piscicoltura e forma altri giovani riguardo nuove pratiche di piscicoltura. “Voglio che il mio lavoro rispecchi ciò che mi appassiona,” dice. “Lasciare il Camerun non è l’unica soluzione, ma servono più opportunità qui.”

Due generazioni, due sguardi diversi: i genitori vedono nello studio la promessa tradita di un futuro sicuro, i figli cercano nuove vie tra creatività e resilienza. In questo dialogo, il cambiamento diventa possibile — a patto che le opportunità arrivino davvero nelle mani dei giovani.

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