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Paesi di intervento
di Virginia Sarotto, coordinatrice ARCS in Libano
A un anno dal cessate il fuoco condizionato tra Israele e Libano, le comunità libanesi continuano a vivere in un clima di insicurezza. La tregua, che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità, è rimasta più un accordo formale che una realtà sul terreno, come si legge nello statement rilasciato dal Lebanon Humanitarian INGO Forum (LHIF) in occasione dell’anniversario dall’accordo (27 novembre 2025).
Nonostante l’intesa, “le forze israeliane hanno continuato a condurre attacchi mirati, violazioni dello spazio aereo e incursioni terrestri in Libano”, sia al Sud che nella Valle della Bekaa, inclusa la zona di Baalbek Hermel dove lo staff di ARCS vive e opera. Azioni che “mettono a rischio bambini e famiglie e minano la sicurezza e la stabilità di cui i civili hanno urgentemente bisogno”. A confermare la portata delle violazioni è la missione UNIFIL, che ha registrato “più di 7.500 violazioni aeree e quasi 2.500 violazioni terrestri a nord della Blue Line”. Dal lato libanese, l’Ufficio ONU per i Diritti Umani segnala “quattro episodi di proiettili sparati dal Libano verso Israele […] nessuno dei quali ha provocato vittime”, un numero marginale rispetto all’intensità delle operazioni provenienti dal lato israeliano.
Amany Nasser El Dine, coordinatrice di campo ARCS a Hermel: “Il cessate il fuoco è solo per le telecamere e i social media, ma noi ci siamo abituati ai droni che sorvolano le nostre teste, da Beirut a Hermel, e ai bombardamenti continui. Nessuno parla delle persone che non possono tornare a casa, perché anche il cessate il fuoco ha distrutto le loro abitudini e la loro vita normale. In Libano, il cessate il fuoco è solo una pausa tra gli stessi incubi, è solo una prova di resilienza, volontà e forza che non sono delle scelte, ma sono diventate abitudini quotidiane.”
In un contesto così fragile, il tema della protezione delle popolazioni civili e della necessità di una soluzione politica torna al centro del dibattito pubblico. Anche per questo, da oggi fino al 7 dicembre saremo a Cagliari per Nel mare di mezzo, la conferenza euromediterranea per la pace promossa da ARCI, dove attiviste e attivisti, studiosi ed esperti delle due sponde del Mediterraneo si confronteranno sull’urgenza di fermare le violenze e costruire percorsi politici credibili verso una pace giusta e duratura.
Dalla fase acuta della guerra nell’autunno 2024 fino ad oggi ARCS ha sempre lavorato al fianco della popolazione civile nella zona di Hermel, prima con progetti di emergenza quali la distribuzione di beni di prima necessità, oggi nel sostegno di piccole imprese gestite da donne, ragazze e agricoltori locali per supportare l’economia e le famiglie dell’area a ripartire e ricostruire.
Il bilancio umano è gravissimo. Secondo il Ministero della Sanità libanese, “331 civili sono stati uccisi e 945 feriti” dall’inizio del cessate il fuoco fino al 21 ottobre 2025. L’Ufficio ONU per i Diritti Umani ha inoltre verificato “108 vittime civili, inclusi 71 uomini, 21 donne e 16 bambini”. Nel sud del Paese sono stati documentati anche “19 o più rapimenti di civili”, che potrebbero configurarsi come casi di “sparizioni forzate”.
Le conseguenze degli attacchi israeliani sono evidenti anche sulle abitazioni e sulle infrastrutture: le operazioni militari “hanno continuato a danneggiare case, villaggi, infrastrutture pubbliche e scuole”, indebolendo gli sforzi di recupero e ricostruzione. UNIFIL denuncia inoltre la costruzione di un nuovo muro israeliano oltre la Blue Line, che ha reso “inaccessibili 4.000 metri quadrati di territorio libanese”. Nonostante nei primi mesi dopo la tregua molte persone siano riuscite a rientrare nelle proprie abitazioni, il rapporto stima che “oltre 64.000 persone in Libano restino sfollate”, in larga parte nelle zone di confine più esposte. Cinque località del sud rimangono ancora sotto controllo israeliano, impedendo il ritorno delle famiglie e “minando la sovranità libanese”.
Il cessate il fuoco non deve rimanere una promessa non mantenuta. Chiediamo a tutte le parti e agli attori internazionali di agire ora per trasformare questa fragile tregua in una pace duratura, fondata sulla responsabilità, la giustizia e la protezione di ogni vita umana. Il popolo libanese merita la pace, la sicurezza e la possibilità di ricostruire la propria vita con dignità.

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