25Febbraio2026 In Giordania per assicurare un accesso regolare a cure mediche

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Per chi vive con una malattia cronica, la continuità delle cure non è un’opzione ma una necessità vitale: controlli regolari, terapie costanti e accesso ai farmaci essenziali rendono possibile mantenere una qualità della vita stabile. In Giordania, questa esigenza è più urgente per rifugiati e comunità considerate vulnerabili, che affrontano fragilità socio-economiche e un accesso limitato ai servizi sanitari.

Secondo l’UNHCR, il 38% dei rifugiati non siriani sono gravemente vulnerabili dal punto di vista sanitario e il 47% delle persone con patologie croniche non riesce ad accedere alle cure mediche. Solo il 16% dei rifugiati iracheni cristiani dichiara di avere accesso a strutture sanitarie.

In questo contesto si inserisce il Progetto PASS, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e realizzato da ARCS in collaborazione con Caritas Jordan, con l’obiettivo di garantire un accesso equo a servizi sanitari di qualità e rafforzare la protezione sociale delle persone più vulnerabili, in particolare della comunità irachena cristiana e della comunità ospitante.

Il progetto opera attraverso quattro Centri di Salute Caritas (due ad Amman, uno a Madaba e uno a Balqa) e una rete di ospedali pubblici e privati convenzionati, tra cui l’Ospedale Italiano, il Rosary Hospital e il Luzmila Hospital. L’intervento integra assistenza primaria e secondaria, screening sanitari e campagne di sensibilizzazione, con un sistema di referral supervisionato dal Comitato Medico Caritas, che approva ogni caso secondo criteri medici e socio-economici per garantire equità e trasparenza.

Particolare attenzione è dedicata alle malattie non trasmissibili, come diabete e ipertensione: il progetto copre i farmaci prescritti tramite distribuzioni trimestrali ad Amman, Balqa e Madaba, aiutando ad oggi 112 rifugiati iracheni e giordani considerati vulnerabili, alleggerendo i costi delle terapie e garantendone la continuità.

I risultati parlano chiaro: l’84% della popolazione interessata ha potuto accedere alle strutture sanitarie, superando l’obiettivo previsto del 70%. Sono state fornite cure primarie a 1.260 persone e assistenza secondaria a 304 pazienti, oltre le 200 previste. In aggiunta, sono stati realizzati 47 screening perinatali e materni. Tra le persone coinvolte ci sono 770 donne, 500 giovani e 180 persone con disabilità. Questi risultati, raggiunti fino al 2025, rappresentano solo una tappa: con il proseguimento delle attività fino all’estate 2026, sempre più persone potranno beneficiare di questi servizi.

Rafforzare il diritto alla salute significa ridurre le disuguaglianze, prevenire l’aggravarsi delle condizioni croniche e restituire alle famiglie più fragili la possibilità di costruire il proprio futuro con maggiore sicurezza e dignità.

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