26Febbraio2026 La salvaguardia del benessere psichico in Giordania

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La salute mentale è una dimensione essenziale della dignità e della protezione sociale. In Giordania, molte famiglie di rifugiati iracheni cristiani vivono una condizione di precarietà prolungata, segnata da esperienze traumatiche, incertezza giuridica e difficoltà economiche. Secondo un assessment condotto da ARCS e Caritas Jordan, molte di queste famiglie soffrono disagi tra cui ansia (78%), disturbi del sonno (33%), angoscia (31%) e depressione (11%). L’86% delle persone intervistate non ha accesso a servizi professionali di supporto psicosociale, soprattutto per ragioni economiche, difficoltà di trasporto o scarsa conoscenza delle opportunità disponibili.

E’ in questo contesto e grazie al progetto PASS, finanziato dalla Cooperazione Italiana, che ARCS, insieme a Caritas Jordan, promuove percorsi specialistici di supporto psicosociale ad Amman, Madaba e Balqa, integrando salute mentale e protezione sociale. Durante il progetto, 300 persone parteciperanno a percorsi continui che includono incontri di gruppo, consulenze individuali e attività per adolescenti. Finora, sono state realizzate 10 sessioni per aumentare la consapevolezza su emozioni e accettazione, coinvolgendo 100 persone tra iracheni e giordani, soprattutto donne. Sono state inoltre fatte oltre 100 consulenze individuali per affrontare difficoltà emotive, familiari e sociali, e 33 incontri di gruppo su 30 previsti, dedicati a capire lo stress, imparare a gestirlo e migliorare il benessere personale attraverso esercizi pratici come respirazione, individuazione delle situazioni difficili e pianificazione della settimana. Le attività hanno aiutato i partecipanti a riconoscere i segnali di stress, sviluppare forza interiore e costruire strumenti per stare meglio nella vita di tutti i giorni.

Infine, 60 giovani (5-23 anni) hanno partecipato al programma “Singing to the Wolf”, che li ha aiutati a conoscersi meglio, affrontare paura e violenza, rafforzare le proprie capacità e creare legami con gli altri, attraverso attività pratiche come racconti, musica, movimento e giochi di ruolo. Gli adolescenti iracheni e giordani hanno imparato a riconoscere le proprie emozioni, rilassarsi, fidarsi degli altri, risolvere problemi e sostenersi a vicenda, riducendo l’impatto della paura sulla vita di tutti i giorni.

In generale, l’intervento non si limita a fornire servizi, ma crea spazi sicuri e inclusivi in cui le persone possano essere ascoltate, ricostruire fiducia e rafforzare le proprie risorse. Promuovere il benessere psicologico significa sostenere l’autonomia, contrastare l’esclusione e contribuire a una convivenza più equa tra comunità rifugiate e ospitanti.

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